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martedì 27 marzo 2012

Il Piave mormorava

Ma io poi ho tirato i remi in barca, nell'impossibilità di poterli tirare in testa a qualcuno. Troppi ce ne sarebbero voluti di remi, ché troppa gente lassù nei posti che contano se li sarebbero meritati sul cranio, ma il peggio è che pure in posti che non contano nulla ce ne è in abbondanza se non di più: a lasciar perdere faccio prima, dico io. Li ho tirati in barca un bel momento, qualche mese fa, quando a tanti sembrava stesse per splendere finalmente il sol dell'avvenire (per quegli strani misteri della sinistra italiana) perché il Bandana si era ritirato dalle scene, ma non dalle quinte. A me, come a tanti per fortuna, al di là della ovvia consolazione di essersi almeno levato dalle scatole il gran pagliaccio, era apparso abbastanza chiaro (da subito, ma pure da prima che cascasse: non ci credete?) che la situazione sarebbe molto probabilmente peggiorata. Ma poi, a pensarci bene, mi accorgo che a smettere di remare avevo cominciato già diverso tempo prima: arriva sempre un momento in cui ti rendi conto, solo che non lo sai ancora.
Dunque, dal mio punto di vista, la battaglia è perduta, hanno vinto, loro, le destre, i padroni, e tanti discorsi sono diventati inutili ed è una resa incondizionata la mia: fate quel che volete, cari Monti e Fornero e compagnia tecnica legiferante, ché a impedirvelo non ci penso nemmeno. Perché a questo punto è meglio che tutto vada beatamente in vacca, ma sul serio, e quando non rimarranno che macerie sarà l'occasione per poter ripartire, finalmente, forse, da altre basi.
Volete quindi abolire l'art.18, in maniera che un datore di lavoro può levarsi dalle scatole soggetti scomodi o solo antipatici senza che qualche giudice comunista intervenga a reintegrarlo? Bene, fatelo pure. Se in cambio mi date davvero un paio d'anni di mensilità accomodatevi, che problema c'è? Dubito che le cose stiano davvero così, che in realtà uno poi si ritrovi senza lavoro e senza indennizzo, ma va bene, va bene, nessun problema. Se poi in aggiunta davvero mi levate dalle scatole quelle forme di sfruttamento legalizzato che sono le finte partite iva e gli stage non retribuiti e tutte quelle formule contrattuali che negli anni sono state create anche e soprattutto da governi di centrosinistra, benissimo: accomodatevi, qui davvero vi ringrazio. Visto che la maggioranza delle persone è stata troppo fessa per fare i propri interessi, e dunque negli anni ha accettato e ancora continua ad accettare l'inaccettabile, pensateci voi e levategli finalmente l'alibi del padrone brutto e cattivo che vuole solo sfruttare il proprio dipendente (no, non guardate me, io chi mi ha proposto contratti da fame, due mesi non retribuiti, dieci ore di lavoro al giorno, li ho bellamente mandati a cacare, anche se ero disoccupato). Che tanto voi professori legiferanti lo sapete da tempo che noi dipendenti e loro datori di lavoro siamo sempre più simili e ci avviamo entrambi a mangiare la stessa merda, no?
Fate quel che volete dunque, andate alla sostanza delle cose, ogni tanto tocca farlo, pure se le vie scelte sono così incomprese (si parla tanto di decrescita: dove porta tutta 'sta roba, se non a quello? Certo noi ne immaginavamo di altro tipo, ma tant'è.....). Non vi preoccupate di noialtri, da queste parti non si è capaci di nulla se non badare alla forma, che tanto ci piace. Ci avete portati al Piave; noi ora come fessi scendiamo in trincea e poco importa se ci si lancerà anima e corpo nella difesa del Santo Principio che ormai tutela quattro gatti (è così, pensateci, purtroppo è così), evitando di lottare per altro. Per dire, io sciopero per sciopero, lotta per lotta, a questo punto chiederei, che ne so, tipo minimo quattrocento euro al mese di aumento in busta paga per tutti i lavoratori dipendenti, che sarebbe solo un modo per ripigliarsi una parte di quanto ci hanno rubato. Tanto, bisogna lottare no? E invece lottiamo per difendere il diritto a non essere licenziati per come gli gira (bello, giusto, sacrosanto, sì sì), e continuiamo pure a rimanere sottopagati. Che poi, magari la spuntiamo pure: tranquilli, lo salviamo l'art.18! E' per farne cosa che comincia a sfuggirmi.

martedì 27 settembre 2011

Chi rompe paga

Voi mi volete far parlare di Berlusconi, ma io, scusatemi tanto, non ho più voglia di parlare di Berlusconi, ché qua il problema non è più Berlusconi, ché negli anni e nel tempo ne ho già detto qui e altrove tutto il male possibile, ma non per quello che lui è, che alla fin fine non ci ho mai mangiato assieme e dunque non posso dire di conoscerlo, ma per tutto quello che poteva produrre un personaggio come lui, anche solo a conoscerlo a distanza, per quel che si vedeva e per quel che se ne diceva, non solo da quei cattivoni di Biagi e Montanelli, o da quegli altri di Repubblica o di Avanzi, ma pure dagli amiconi del Giornale o nel Parlamento, tutte cose che non ci voleva tanta scienza a capire e che poi hanno puntualmente finito per produrre questo escremento di Paese che ci ritroviamo oggi (toh, la pensiamo uguale, ma per motivi diversi).
Che, ve lo devo dire, a me Berlusconi sta sulle scatole praticamente dalla prima volta che ne ho sentito parlare, e la prima volta che ne ho sentito parlare è stato per via del suo ingresso nel mondo del calcio (che all'epoca di televisioni mi importava davvero poco e in politica lui non c'era ancora entrato direttamente), un ingresso prepotente e già cafone (min 0.43) con elicotteri e cavalcate delle valchirie e miliardi su miliardi di lire buttati sul mercato per accaparrarsi pure chi non gli serviva affatto, così, tanto per non lasciarlo alla concorrenza, la qual cosa (lo strapagare chi pensava potesse servirgli) si capiva subito che non era una gran bella cosa, perché poi tutto sarebbe andato ad aumentare per potergli stare al passo, aumentare dentro e fuori dai campi, perché a un potere forte è naturale che vengano a contrapporsi altri poteri forti, e si innesca un meccanismo che poi non si sa mica dove può portare, ma qualche idea ad esempio dalle parti di corso Galfer credo se la siano fatta, ora. Certo non gli puoi imputare pure questo, lo schifo di calcio che ci ritroviamo che fra tutte le cose è poi il meno, sto esagerando mi direte, e invece ve lo imputo e esagerando forse sì, ma in natura è tutto un causa ed effetto, ad azione corrisponde reazione, e se è vero che la farfalla batte le ali qui e scatena un uragano là allora è anche vero che se la butti tutta solo sul potere dei soldi quello che ne può venire è solo una montagna di merda: quello che ha combinato nelle televisioni e nel calcio lo ha poi ripetuto in politica, paro paro, ma senza vincere la Champion's League.
Ma comunque, nonostante le vostre insistenze, io non voglio parlare di Berlusconi, o meglio non vorrei parlare di Berlusconi ora, adesso, perché si è già detto tutto e il contrario di tutto negli anni, ma soprattutto perché a me sta sulle balle l'indignazione a comando, quella montata ad arte da chi gli si contrappone per arrivare a farlo fuori finalmente, il che sarebbe cosa buona e giusta, non fosse però che gioca sulle spalle di noialtri. Ora che il manicomio è in mano ai pazzi e il burattino ha da tempo sganciato i fili, chi a suo tempo ne ha permesso l'ascesa ne vorrebbe al più presto la caduta; dunque tutti a dargli contro, industrialotti e borghesucci e pretacci e pure quel resto di mondo che fino a non molto tempo fa ne tollerava la cafonaggine, ma prova che ti riprova quello non casca, e per cui anche in questo girotondo la soluzione è nel finale: tutti giù per terra, e in quei tutti -cazzarola- ci stiamo pure noi, anzi, ci stiamo più di tutti noi.
E quindi lo capisco, ve ne do atto, che qua pure se non hai voglia di parlare di Berlusconi, finisci per dover parlare di Berlusconi, perché alla fin fine è tutto ma proprio tutto legato alla sua figura (soprattutto alle sue figure), e questa storia dell'Italia fatta andare a rotoli non smetterà finché non si sarà levato di mezzo, gli attacchi all'Italia continueranno, il marcio (quello sacrificabile) verrà sempre più a galla e quindi, viene da pensare, prima se ne va prima finisce 'sta faccenda. Ma a me vien da dire, porca zozza, che voi, industrialotti e borghesucci e pretacci della malora ce l'avete messo lì, e a voi ora tocca schiodarlo da lì, ché noi quello che si doveva dire lo si è detto e quello che si doveva fare lo si è fatto, e il problema adesso, per noialtri, non è più Berlusconi, ma siete voi e il vostro cervello all'ammasso pronto a pensare, appena quello casca, che mai e poi mai siete stati berlusconiani, e mai e poi mai avete creduto in quella rivoluzione liberale da barzelletta, e mai e poi mai e poi mai lo avete difeso. Io lo so, vi conosco, siete fatti così, ma non ci provate nemmeno, quando fra non molto tutto andrà in malora e per rimettere in sesto la baracca saranno lacrime e sangue e tagli e privatizzazioni e diritti azzerati e pensioni negate, a dire che "siamo tutti sulla stessa barca": chi rompe paga, porca puttana. E i cocci sono suoi.

giovedì 15 settembre 2011

Oggi son pieno di lassmesté!

Ragazzi, questo è un Paese destinato ad andare in vacca, ma non perché in giro ci siano cattivoni in cravatta e maniche di camicia che spostano soldi e titoli a seconda del fatto che un tizio settantacinquenne erotomane e liftato dica "a" piuttosto che "b" (va beh, magari pure per quello), ma perché in questo cacchio di Paese a forma di stivale una percentuale altissima delle persone che lavorano si ritrovano a fare un qualcosa per cui non sono minimamente portate e di cui in ultima analisi gli importa una sega! La professionalità in questa italietta è morta e sepolta, il lavoro è visto come un qualcosa che ci si è ritrovati a dover fare, ma a cui dedicare il minor dispendio di energie possibili. Devo dire che la maggioranza in questo secondo aspetto riesce benissimo, almeno a giudicare da come vanno avanti oggi le cose. Una volta uno aveva un mestiere, nella maggioranza dei casi qualcosa che si era scelto e per cui si sentiva portato. Oggi i mestieri non esistono più e se ci sono sono fatti da gente che vorrebbe/dovrebbe tanto occuparsi di altro.
Prendi i meccanici per esempio. Io andavo da uno che purtroppo oggi è a godersi la meritata pensione ed è un peccato (andava quantomeno prima clonato), perché davvero non ne trovi più di gente che non avevi nemmeno finito di spegnere il motore dell'auto che già ti diceva che difetto aveva. Oggi vai dal meccanico come dal salumiere: fammi questo, fammi quello, ti controllano col computer se i valori sono a posto, il computer dice che i valori sono a posto e finita lì. Poco importa se la macchina continua a non andare e magari alla fine è solo un problema di, che ne sò, un cavetto delle balle da sostituire. Il mio vecchio meccanico magari non mi faceva neanche alzare il cofano, questi di oggi capaci a sostituirti il motore!
O i medici della mutua? Oddiomadonna i medici della mutua! Ecco, lì ci vai come dal meccanico ma senza il computer. Per qualsiasi stronzata ti bombano di antibiotico senza preoccuparsi dell'etimo della parola, ti prescrivono diecimila esami inutili giusto per sentirsi a posto (loro, non tu) e escludono qualsiasi motivazione che esuli dal malessere fisico. Provate a dirgli, ad esempio, che vi siete ammalati per questioni emotive, perché magari state facendo una vita di merda stressante e noiosa e non ce la fate più: vi guarderanno come alieni appena sbarcati sulla terra! No, per il medico della mutua esistono corpi che si ammalano, punto e basta. Robe di virus, batteri, robe così. Che tu abbia anche una mente o persino dell'altro che potrebbe "ammalarsi" non è tenuto minimamente in considerazione: per questi distributori semiautomatici di pillole sono solo superstizioni, ovviamente.
E poi tutta la marea di impiegati, professionisti, tecnici, che evidentemente lavorano tra un post su facebook e l'altro: ma a voi non capita, ad esempio, di sentirvi dire al momento dell'accordo "tutto bene, tempo tot e tutto è a posto!", per poi vedere i tempi mai rispettati e il "tutto bene" trasformato con l'aggiunta di "per modo di dire"? In questa Italia del cazzo i pacchi non ti arrivano mai in tempo, nonostante la formula garantita ventiquattro ore; se la tua linea del telefono non funziona non c'è nessuno che ti possa risolvere il problema, salvo cambiare gestore per litigare con qualcuno diverso; farti allacciare il gas è una impresa degna di Ulisse; per ottenere qualcosa dall'asl devi parlare con tre persone diverse che ti diranno tre cose diverse ed è un miracolo che alla fine riesci ad aveve quello che volevi (con tempi biblici, ovviamente). Nello scaricare le responsabilità ad altri, beh in quello sì, in quello sono tutti molto bravi!
Epperò una volta non era così, almeno mi pare (occavoli, era già così? Sto invecchiando!). Forse non era proprio un posto meraviglioso dove vivere, gente che tirava a fregarti ce ne è sempre stata, ma almeno una volta mi sembrava ci si facesse più remore, c'era più gente di cui potersi fidare, gente che ci teneva di più alla propria faccia. Ho l'impressione che oggi per la maggioranza l'unica faccia che conti sia quella sul libro, dove conti amici, dici mi piace, metti faccine, inoltri minchiate.......

lunedì 5 settembre 2011

Lavooraatooriii!

Tempo fa una notizia riportante quello che stanno facendo allo Statuto dei Lavoratori, pulircisi il di dietro, praticamente, mi avrebbero fatto incazzare come una bestia. Mi ci sarei rovinato la giornata. Avrei inveito contro 'sto governo di incapaci capitanati da una schiera di vecchietti rimbambiti; contro i sindacati gialli volontariamente piegati a novanta; contro la finta opposizione parlamentare erroneamente denominata "sinistra"; contro industriali in gonnella o in maglioncini blu che chiedono sempre di più, sempre di più; contro quella parte di beoti che abita lo stivale che li ha mandati a decidere per tutti; contro l'altra parte altrettanto beota che continua ad andare avanti come niente fosse. Avrei dato fondo a tutta la mia nutrita riserva di bestemmie in due dialetti e tre lingue diverse. Me le sarei gustate pronunciandole, scandendone le parole per farle arrivare meglio, usando toni diversi a seconda dell'indirizzo, consapevole che sarebbero state merce di scambio utile a calmarmi i nervi e pacificarmi l'animo.
Oggi no. Sul serio, non mi fa incazzare. Voglio dire, cosa ci si poteva aspettare? E' la naturale evoluzione di un discorso cominciato anni addietro che oggi va a compimento (guardatevi una limitata cronologia). Oggi c'è poco (anzi molto) da fare. Scioperare, certo, chi può farlo, ma il punto è tale che anche chi può farlo oggi è talmente ricattato, o talmente impegnato a cercare di sfangarla, da non avere forza sufficiente a portare avanti alcunché. Si può però, e questo può farlo chiunque a suo modo, ricominciare a dire di no. Dire di no a lavori di merda sottopagati, agli stage (parolina magica degli ultimi anni) spremineodiplomati, alle giornate di prova non retribuite, agli straordinari non retribuiti, ai telelavoro fregatura, ai call center, ai part time del cazzo, a tutte quelle formule contrattuali in cui ci hanno ingabbiato. Dire di no alle richieste non giustificate, come ad esempio informare l'azienda della propria volontà di scioperare o di essere iscritto a un sindacato. Dire no a qualsiasi cosa vada contro il proprio interesse personale, ricordarsi che qualsiasi concessione fatta da chiunque a un padrone (usiamolo 'sto cazzo di termine) va a danno di tutti i dipendenti, anche di altre aziende. Dire no a tante piccole grandi cose che quotidianamente si concedono sul luogo di lavoro, anche se non si è affatto tenuti a farlo: scegliete voi, pensateci, sono certo le troverete.
Costa fatica, lo so, e non sempre ve lo potete permettere, avete moglie-figli-famiglia-paura del futuro-un mutuo-la macchina a rate-le bollette da pagare-le ferie da programmare-tutti gli ammennicoli che riempiono lo spazio della vostra (breve) esistenza da comperare, ma pensateci, pensateci su bene, sono certo che una soluzione la troverete per salvaguardare la vostra dignità. Che di questo si tratta. Non ve ne siete accorti?

lunedì 9 maggio 2011

Disgusto

La notizia me l'ero persa, è di qualche giorno fa, l'ho ritrovata su La Stampa di ieri e mi ha lasciato un notevole senso di disgusto addosso. Non è questione di indignazione facile, è proprio questione di non riuscire a capire quanto cinismo ci possa essere in una persona (definiamola così) che non solo pensa una roba del genere, un gioco sui sette operai della Thyssen di Torino morti in quel posto di lavoro che tra l'altro stavano per perdere (quella fabbrica avrebbe chiuso), ma si prende la briga e il tempo di dargli seguito aprendo una pagina web, minuti in cui forse gli può anche essere balenato per la testa il pensiero di desistere, voglio sperare, ma non lo ha fatto. Quanto disprezzo c'è nel pensare a dei lavoratori come a persone irresponsabili, morti per "mancanza di professionalità, inadempienze varie, e forse abuso di alcool e droghe leggere, che ignorano le misure di sicurezza": responsabili dunque della loro stessa fine. Quanto cattiveria c'è in una persona (insisto nel termine) che pensa che un risarcimento pecuniario di qualunque entità possa sopperire alla perdita di un figlio, di un marito, di un padre morto sul luogo di lavoro, e quanto identico disprezzo e indifferenza c'è in chi, qualche centinaio, ha lasciato commenti dello stesso tenore su quella pagina.
Ora si sta indagando, per diffamazione a mezzo stampa, ma l'augurio che gli si può fare non è di vederli condannati, è che sia rimasto in tutti loro un briciolo di umanità per poter provare vergogna.


Qualche link, per ricordare (1,2,3,4,)

martedì 2 novembre 2010

Aspettando Waterloo

Leggo un po' dappertutto inviti e appelli a Fini e ai suoi a "staccare la spina", a farlo cadere, a mettere fine a un governo nato con la più vasta maggioranza mai vista in Italia e nonostante ciò incapace di fare alcunchè se non mettere pezze e levare immondizia sia reale che metaforica, unica vera attività in cui sono parsi eccellere. Per due anni e mezzo non sono riusciti a far nulla se non tagliare indiscriminatamente, azzerare ogni speranza di futuro per intere categorie di persone, millantare riforme tanto propagandate quanto sconosciute nei contenuti e nei possibili effetti futuri, precipitare l'intero Paese in un clima desolante dove i papponi e le mignotte sono le figure più nobili professionalmente parlando.
No, cazzo. La spina se la deve staccare da solo.
Sfiduciarlo sarebbe dare un pretesto per addossare ancora una volta la colpa del suo mancato governo a qualcun'altro, e in vista di future elezioni ciò non deve accadere. Devono essere ben evidenti le sue mancanze e le sue colpe, bisogna che lo schifo in cui questo Paese è precipitato arrivi anche ai suoi più ostinati e ottusi sostenitori. Bisogna che anche loro, dopo chiesa e industriali, dicano basta, che a chiederne le dimissioni arrivino i Feltri, i Sallusti, i Belpietro, e poi i suoi sottoposti, i Cicchitto, i Gasparri, i La Russa, i Bondi, i Capezzone, i Bonaiuti (qualcuno piano piano ci sta arrivando).
Bisogna che a pentirsi per la scelta fatta arrivino quanti in questi anni lo hanno voluto e votato, credendoci sinceramente e che oggi assistono increduli allo scempio, incapaci di ammettere che forse avevano ragione gli altri.
Se è necessario ancora tempo bisogna prendere tempo: non deve essere una sconfitta, deve essere una resa, non deve essere Lipsia, deve essere Waterloo. Solo così si avrà qualche speranza di non ritrovarselo la prossima volta.

sabato 31 gennaio 2009

Lobotomia

Da ieri sono ufficialmente entrato a far parte di questa lista, ed è una esperienza nuova per me. Finora i miei rapporti di lavoro erano cessati per mia scelta, sempre. Questa volta il motivo arriva da lontano, tanto lontano che non ti viene manco da incazzarti, o meglio, sei incazzato nero, ma non sai dove indirizzare la tua rabbia, talmente sono generalizzate e vaghe le colpe di tutto quello che sta accadendo.
Non so nel resto d'Italia ma qua a Torino si respira un'aria cupa e carica d'ansia, che il tempo fuori, quest' inverno freddo e grigio come da anni non si vedeva, non contribuisce a mitigare. Immagino sia qualcosa di molto simile a quello che si deve provare in tempo di guerra: quel vago senso di minaccia che non riesci a controllare, che ti entra sottopelle e che traspare nei discorsi di chiunque incontri.
Si lotta per restare a galla, con la consapevolezza di essere tutti contro tutti, da soli ad affrontare la Crisi, perchè è ormai evidente che in alto questa crisi non la si vuole affrontare. Le belle parole dette da chi ci malgoverna sono aria fritta, le altrettanto belle parole dette da chi dovrebbe, opponendosi, indicare la strada giusta, sono ancora più vaporose, e noi in mezzo, che non siamo meglio di chi ci guida, a cercare di capire come fare a sfangarla, al solito, da soli.
Questa crisi fà comodo a tanti, per motivi che mi sfuggono. Forse c'era solo bisogno di fermarsi, frenare una corsa diventata senza senso.
Si è innescato un circolo irreale, dove anche chi non è toccato direttamente si sente in dovere di sentirsi in crisi, così, per solidarietà. E' la cazzata suprema, perchè se anche chi può tirare avanti si ferma, blocca ancora di più il sistema, che è sì malato, ma è l'unico che abbiamo.
Penso alla Fiat, che solo un anno addietro dichiarava un utile di 2 miliardi di euro, e che oggi chiede aiuti di Stato (in pratica chiede aiuto anche ai 60mila esuberi che dichiara di avere, anche ai quattro volte tanto che lavorano nel suo indotto, anche a me che gravito come tutti qua nella sua orbita). Penso anche a gente che in crisi non è ma piange ugualmente miseria, e tutti a ricorrere alla Cassa Integrazione, a non rinnovare contratti in scadenza, tutti a ridimensionare le proprie aziende, in primis quelle banche causa prima di questo casino.
E' diventata l'occasione che aspettavano per ridiscutere in peggio le norme che regolano il lavoro, un modo per fregarti senza che tu te ne accorga, per creare nuovi assetti della società. Un modo per togliere anche i pochi diritti rimasti. Sono cose da sollevazione popolare, da scioperi di massa, da barricate nelle piazze, ma le stiamo vivendo come l'ennesimo spettacolo a cui assistiamo come se non ci riguardasse, come se stessimo guardando un pessimo telefim alla tele. Siamo seduti a guardare mentre ci operano. Anestetizzati lo siamo già, ora cominciano ad amputare.
Il risveglio non sarà indolore.

domenica 25 gennaio 2009

Game Over

Si è consumata l'ennesima scissione a sinistra; quel tre e rotti per cento che ancora hanno votato per Rifondazione Comunista si sono ulteriormente divisi, arrivando a questo punto ad avere meno peso politico del Sud Tirol Volk Partei.
Vogliamo ancora parlare di sinistra in Italia?
Della serie "Ma porca di quella porca..."

venerdì 23 gennaio 2009

Accordi e disaccordi

Anni fa lavoravo in una fabbrica del cuneese, piuttosto florida, trecento operai, due stabilimenti. Investimenti sbagliati le fecero dare il giro e per noi operaiacci solita trafila, cassa integrazione, mobilità, prepensionamenti. Per dire, so cosa significa ritrovarsi senza lavoro, ma al di fuori di quella fabbrica c'erano realtà solide e una economia nazionale che ancora tirava: questione di poco tempo e un altro posto da un'altra parte lo si trovava.
Oggi la vedo dura. Almeno qua nel torinese la crisi la vedi dappertutto, la senti nei commenti e nelle parole di chiunque lavori. Non ho i dati su quante ditte abbiano gli operai in cassa integrazione, e nemmeno su quelle che stanno chiudendo, ma sono tante, troppe.
E' sconfortante il fatto che oggi le ditte che chiudono non hanno fatto investimenti sbagliati. Hanno lavorato nell'unico modo possibile qua in Italia, a credito con le banche. Non c'è nessuno che lavori con i suoi soldi, chiunque è in debito con qualche istituto finanziario. Non chiedetemi perchè, ma a quanto pare conveniva così, questioni fiscali, stronzate del genere. Oggi si paga dazio. Le banche sopravvivono, le ditte chiudono. E' questa la realtà.
Intanto Governo e Sindacati hanno firmato l'accordo per la nuova contrattazione aziendale, ed è un nuovo colpo per chi lavora, oltre che un altro colpo diretto alla Cgil, ultimo residuato di una sinistra che fù. Perchè è ovvio che un accordo del genere andrà a tutto vantaggio delle aziende. Parliamoci chiaro, che cacchio di potere contrattuale può avere oggi un lavoratore nei confronti di una azienda che vuole assumerlo, o anche solo un lavoratore che vuole ricontrattare il suo stipendio, quando fuori dalla porta ci sono centinaia di aspiranti al suo posto di lavoro? La risposta che gli verrà data sarà "ringrazia che lavori".
il Ministro del Lavoro Sacconi, quello "relativamente preoccupato" per la situazione in essere, quello che come Ministro della Sanità ha di fatto impedito di mettere in atto la sentenza sul caso Eluana (è anche Ministro del Welfare: è il Trisminister) dice che con l'accordo "le parti (azienda e lavoratori n.d.a.) sono naturalmente portate a condividere obiettivi e risultati".
Ma vaffanculo, và.

mercoledì 29 ottobre 2008

mercoledì 22 ottobre 2008

Formidabile quest'anno

Faccio parte di una generazione sfigata, arriviamo sempre tardi agli appuntamenti importanti.
Nel '68, per dire, alcuni di noi manco erano nati e nel '77 ci scambiavamo figurine tra i banchi delle elementari. Avevamo le orecchie certo, e ogni tanto ci arrivavano voci truci di telegiornale, dove giornalisti seriosi elencavano scontri di piazza e stragi rosse e nere. Che quegli anni fossero di piombo ce lo hanno detto poi dopo, e in effetti i ricordi in bianco e nero ben si prestano a quella definizione, ma noi eravamo ancora in una età beata e a volte penso pagherei per tornarci.
A tutte le generazioni tocca vivere il periodo contestatario, è legge di natura. A noi toccò di vivere il 1985, che rispetto al 1977 era come lo Zecchino d'Oro rispetto agli Mtv Music Awards. Non chiedetemi per quale riforma stessimo protestando perchè onestamente non lo ricordo, sta di fatto che per noi studenti di una scuola di provincia la "lotta" si limitò a un paio di scioperi e a una sottospecie di occupazione. Dubito che anche i più informati di noi sapessero per cosa si stesse in piazza, ma tant'è, un paio di giorni di sega facevano comodo a tutti. Il movimento della Pantera dell' 89 lo vidi da dentro una fabbrica, che già la scuola mi sembrava una cosa distante e delle proteste successive non ho memoria, ma credo si possano ricondurre alla legge di natura di cui sopra.
In questi giorni la protesta studentesca è tornata a manifestare in piazza e a occupare atenei e facoltà per dire no alla riforma del Ministro della Distruzione Gelmini, che prevede tra un grembiulino e una classe separata anche la convertibilità delle università in fondazioni, privatizzandole di fatto. E' il primo passo per svendere la scuola pubblica al miglior offerente: questa riforma ha come unico intento di allargare ancora di più il divario fra ceti abbienti e ceti medio-poveri, impedendone l'accesso a chi non se lo può permettere economicamente. Sono di ieri le statistiche Ocse che vedono l'Italia tra i peggior paesi al mondo per disuguaglianza economica, peggio di noi stanno quegli Stati Uniti a cui da anni ci rifacciamo chissà mai perchè, visto che è "terra di opportunità" solo per chi può permettersele (non parliamo poi di U.s.a. "terra delle libertà"!).
Questo 2008 si sta dimostrando sempre più un anno particolare, per i cambiamenti che sta portando a livello mondiale. Un modello economico sta cadendo a pezzi e un intero sistema sta rendendo evidenti tutte le sue contraddizioni, a cominciare dalle differenze sempre più marcate tra chi sta sopra e spadroneggia e chi sta sotto e subisce.
Contro questo stato di cose non si può fare nient'altro che far salire la protesta, da qualsiasi parte arrivi, per dimostrare a chi ha il potere che non è questa la via che vogliamo seguire, anzi, che non possiamo più permetterci di seguirla.
Io sto con gli studenti e i professori che protestano. Se quella di oggi fosse anche solo perchè nei bagni manca la carta igienica starei comunque con loro. E sto con gli operai in cassa integrazione, che sono sempre di più e destinati ad aumentare. Sto con i No Tav e i No Dalmolin, con i disoccupati di tutta Italia e con chi protesta per gli inceneritori. Sto con la sinistra quando va in piazza, pure se c'è Di Pietro, e starò anche con Uolter sabato prossimo, pure se è una delusione con gambe ed occhiali. Non mi interessa da dove arriva il dissenso, l'importante in questo momento è che arrivi. Ma soprattutto sto con noi, figli di una generazione di merda che non ha saputo mantenere e tramandare le lezioni che pur conosceva, che ha svenduto gli ideali per quattro bond e un suv ed ora si ritrova con niente in tasca e poco nel cuore.
Può essere un anno formidabile questo 2008, da ricordare, e qualcosa mi dice che lo ricorderemo a lungo. Mi auguro che sia per qualcosa di buono.

giovedì 16 ottobre 2008

I compagnucci

Ed eccoli qua, questi campioni del liberismo, questi fenomeni del libero commercio che quando la baracca crolla, dopo averla depredata per benino, scoprono lo Stato. Ora l'intervento di quest'ultimo non è roba da comunisti, non è più un peccato, anzi, ora addirittura è una impellente necessità.
Hanno scoperto questo nuovo pozzo di San Patrizio da dove attingere. Le compagnie aeree vanno in vacca? Che problema c'è, ci pensa lo Stato. Le banche dopo aver spremuto il limone per bene falliscono? Ma c'è lo Stato! L'economia va in malora perchè a guidarla c'è da anni una accolita di figli di puttana? Chiediamo aiuto allo Stato!
Che sia chiara una cosa, lo Stato siamo noi, non voi.
Lo Stato sono tutti quelli che ne hanno sempre rispettato le regole, sono tutti quelli che non riescono a pagare un mutuo, sono tutti quelli con un contratto a termine da mille euro e zero prospettive, quelli che dopo quaranta anni di lavoro campano con pensioni da cinquecento euro al mese. Siamo noi, che in tutti questi anni abbiamo pagato tasse tutte e subito, direttamente in busta paga, che abbiamo sostenuto pensioni e casse integrazioni, elargito fondi perduti ai soliti furbi che sapevano come approfittarne, che abbiamo visto buttar via i nostri soldi in cattedrali nel deserto. Che ci siamo accollati mutui bastardi e li abbiamo rinegoziati a condizioni peggiori di prima, che ci siamo sudati ogni goccia di benzina, ogni metro in autostrada, ogni zecca su vagoni di treni sempre più schifosi. Noi che al supermercato perdiamo ore a confrontar prezzi, che non capiamo un cazzo di economia perchè nessuno ce lo spiega che è tutta una presa per il culo, che prendiamo multe su multe perchè la macchina devi solo comprarla, mica puoi anche guidarla. Noi che abbiamo sempre pagato tutto, che ancora continuiamo a farlo e che continueremo a pagare, questa volta col ricatto più infame, perchè se non si aiutano le imprese i primi a risentirne sappiamo bene che saremo noi che ci lavoriamo.
E allora aiutiamole ste cazzo di imprese, aiutiamo Alitalia, aiutiamo le banche a succhiarci ancora più sudore, aiutiamoli questi ricchi, ma solo di avidità, paghiamola ancora una volta la tangente per lavorare e poter continuare a vivere. Ma voi, politicanti da quattro soldi, liberisti di sta beata cippa campioni solo nel rubare e fottere, fateci almeno il piacere di andarvene, una volta e per sempre, semplicemente a cagare!

domenica 12 ottobre 2008

Di crolli e zappe

Se fosse un film sarebbe diretto sicuramente dai fratelli Coen. Diciamolo, la situazione venuta a crearsi in questa settimana nerissima sui mercati mondiali ha un che di tragicomico. Il castello di carta che han creato per pagarsi la loro costosissima vita di merda sta crollando e uno dei principali responsabili della crisi, in quanto rappresentante dello Stato più arrogante mai apparso sulla faccia della terra, quell'analfabeta che ancora per poco abita la Casa Bianca, dopo aver sparso terrore a livello politico, finanziario e pratico in giro per il mondo assieme a chi gli sta sopra, se ne salta su e dice che: «Siamo davanti a una grave crisi globale che richiede forti risposte globali. Siamo insieme in questa crisi, ne usciremo insieme».
A parte il fatto che mai nessuno si è mai sognato di chiedere a noi poveracci cosa pensassimo realmente dei loro giochetti finanziari, per non parlare della loro cazzo di globalizzazione, e dell'economia e del pil che sale e dell'inflazione che scende e dei mazzi e dei lazzi, che la risposta sarebbe stata senz'altro un fate fùrb e va a travajé, piciu! (che noi siam gente che suda e lo capiamo che se la terra non la zappi è difficile che ci cresca qualcosa), a me personalmente verrebbe da dire che me ne stavo tanto tranquillo a casa mia a pensare a come tirare fine mese senza che ci si aggiungesse quest'altra rogna da risolvere.
Ma va bene, vorrà dire che come al solito noialtri afflitti da pessimo karma dovremo nuovamente farci un mazzo tanto per rimettere in sesto il mondo rovinato da 'sta manica di imbecilli.
Che poi la cosa che più mi fa girar le balle è che mentre fino a ieri han buttato via miliardate di soldi per far crollare tutti i sistemi comunisti o socialdemocratici in giro per il mondo, in quanto "statalisti", oggi se ne vengono a dire che gli stati devono intervenire a salvare la baracca. Ora, lo Stato siamo noi. Tutti quanti certo, pure loro, purtroppo. Peccato che mentre finora noialtri ci siamo consumati il cervello a forza di pensare a come far quadrare la vitaccia, questi figli di puttana se la sono spassata alla grande tra alberghi a ventiquattro stelle e ristoranti alla moda.
Per cui cari signori che giocate a governare il mondo senza esserne capaci, se dobbiamo fare le cose facciamole bene: giusto salvare la baracca, che se crolla becca pure noialtri fessi, ma facciamo in modo di ricostruirla senza piani troppo alti. Che se uno invece di portarsi a casa milioni di euro al mese se ne porta solo migliaia credo campi bene lo stesso, no?
E se non sapete come fare fatevi un giro da 'ste parti che vi si spiega dall'inizio come deve girare il mondo: sapete, la zappa aiuta a pensare molto meglio di una mazza da golf!

domenica 28 settembre 2008

Orfani di padre vedovo

A sinistra in questi mesi ci si sente piuttosto confusi. La sconfitta elettorale di aprile continua a far sentire tutto il peso di una situazione che ha origini certo più lontane, una situazione cominciata nel 1989 o giù di lì, col Muro caduto a Berlino, i cui cocci hanno travolto una intera parte di mondo e ancora continua.
Qui da noi si continua ad assistere a un frazionamento, stucchevole (date una occhiata qui e qui), che sembra non avere mai fine: arriveremo forse ad essere entità uniche e separate, dove ognuno manterrà dentro sè la propria idea di comunismo, senza più avere la capacità, o la voglia, di condividerla con gli altri.
E' come se in questi anni si sia partecipati tutti a un grande funerale, dove a morire è stata quella speranza di un futuro migliore che il comunismo aveva sposato. Oggi noi orfani non abbiamo ancora elaborato il lutto e già ci spartiamo l'eredità, azzannandoci, come nelle peggiori famiglie, ed è triste a vedersi.
E ora? Ora mi vengono in mente solo i versi finale di una canzone di Gaber:
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

venerdì 26 settembre 2008

Rage against the world

Ci si arrovella, questo è sicuro.
I motivi per farlo non mancano mai e ogni giorno ne vengon fuori di nuovi, senza che però i vecchi vengano risolti. E' un accumulo continuo di immondizie sociali, economiche, politiche, che lentamente ci sta sommergendo.
La vicenda Alitalia si sta avviando alla conclusione: i piloti non hanno ancora apposto la loro firma all'accordo, ma a questo punto non credo ci sia alternativa, se non quella di addossarsi tutte le colpe di un fallimento creato da altri. A noi popolo idiota toccherà risanare anche questo debito, ai piloti ingoiare un boccone fatto di riduzione di stipendi e qualche licenziamento, ai 3500 precari che lavorano nell'orbita della compagnia rimane la speranza di poter essere riassunti (bella speranza delle balle), cassa integrazione per tanti e guadagni per tutti i soliti furbi.
Intanto la propaganda di regime sta diventando sempre più schifosa (non mi viene altro termine) e ogni giorno ci raccontano favolette che sempre noi popolo idiota beviamo, beviamo, beviamo: questo stato è diventata una enorme Fattoria degli Animali, dove i maiali sono al potere e le pecore sono aumentate a dismisura e io mi auguro ogni giorno di essere almeno l'asino e non il cavallo (chi non lo avesse letto può farlo qui).
Questa mattina venendo al lavoro ascoltavo per radio un pezzo di Rino Gaetano, Nun te reggae più, che non sentivo da tempo (qui il video). E' un pezzo del 1978, trenta anni fa: leggetelo, aggiornatelo con nomi attuali e ditemi se per caso è cambiato qualcosa.
Ci si arrovellava allora, si continua a farlo oggi, nulla cambia, questo è sicuro. Solo la rabbia rimane uguale (e la sensazione che in qualche modo ci stiano fregando).

giovedì 11 settembre 2008

Il ricordo sostituito


L'11 settembre 1973 un golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet, rovesciò in Cile il governo socialcomunista di Salvador Allende, democraticamente eletto tre anni prima.
Allende morì quel giorno, difendendo il Palazzo Presidenziale, il regime instaurato da Pinochet durò 17 anni, contando decine di migliaia tra morti, esiliati, scomparsi.
Nel 1993 per le nozze d'oro del Generale arrivò una lettera dal Vaticano che diceva:
« Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarte Rodriguez, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale.»
Giovanni Paolo II
Fate un po' voi.

Litfiba - Santiago
E spera e spera, un uomo arrivera`
L' immagino in strada, nei cortei, fra noi
Aver paura, piangere
Cercare i figli morti per lui
E l' uomo in bianco scese dal cielo
Ma era al di la` delle barricate
E l' uomo in bianco vide la morte
Ma era di la` dalle barricate

Santiago del Cile
Padre, tuo figlio dov' e`?
Santiago del Cile
Io no lo vedo piu`
Natale di sangue
No, non lo scordero`

E spera e spera, il Papa arrivera`
L' immagino in strada, nei cortei, fra noi
Gridare forte, combattere
Sacrificarsi per chi crede in lui
E l' uomo in bianco scese dal cielo
Ma era al di la` delle barricate
E l' uomo in bianco vide la muerte
Ma era al di la` delle barricate
E dittature e religione
Fanno l' orgia sul balcone
E dittatura e religione fanno l' orgia

Santiago del Cile
Padre, tuo figlio dov' e`?
Santiago del Cile
Io non lo vedo piu`
Natale di sangue
No, non lo scordero`
Vangelo, pistola
Dimmi la pace qual e`?

lunedì 8 settembre 2008

Prove tecniche di regime


L'opera di rimbecillimento della società italiana passa alla fase 2.
Dopo aver rincretinito i genitori con dosi massicce di televisione spazzatura e happy hour, ora si passa direttamente ai figli e chi meglio della scuola può essere adatta allo scopo? D'altronde questo è "un governo rivoluzionario", lo dicono loro stessi, no? E in ogni rivoluzione che si rispetti si parte dalla base per (ri)educare. Senza andare a cercare esempi tanto lontano ne abbiamo uno tutto nostro durato vent'anni: sembrava buono, ce lo copiarono in tanti (un aiutino, comincia per "f" e finisce per "ismo")!
Al momento pare manco loro abbiano le idee molto chiare, facendo dichiarazioni contrastanti e in apparenza inconciliabili, ma è un giochetto che da quelle parti hanno imparato bene: uno di loro spara una cazzata, in questo caso il Ministro della Distruzione Gelmini, un altro di loro corregge il tiro, il Ministro di Nonsocosa Bossi, fanno sia governo che opposizione e pare si divertano da matti. Il popolo fesso che non è d'accordo con la prima si trova d'accordo con il secondo (il banco vince sempre), salvo che loro purtroppo ne hanno in mente una terza, più nostalgica, più da Istituto Luce.
E intanto noi stiamo ancora qua ad aspettare che qualcuno la smetta di giocare a mosca cieca con i ministri ombra del governo ombra basato sul programma ombra con idee ombra: che se aspetta ancora un po' l'unica ombra che rimarrà sarà quella della democrazia, quella poca che ancora ci è rimasta.
P.S.
Non ho ancora visto le nuove divise per la scuola, che siano uguali a queste?

venerdì 5 settembre 2008

Di pioggia e rotoli


Ieri sera l'ennesimo acquazzone su Torino. Sarà una coincidenza ma da quando ad aprile si è insediato il nuovo governo del Bandana qua non fa altro che piovere. Il tempo metereologico sembra quasi voglia farci capire che il detto “piove, governo ladro” non era solo una boutade di mazziniana memoria ma una matematica certezza.
Qua ormai non ci fanno mancare nulla: ogni giorno c'è una notizia per cui mettersi le mani nei capelli, talmente tante che non sai da dove cominciare.
Dal Ministro della Distruzione Gelmini? Passi per le cazzate sui grembiulini e sul voto numerico (evidentemente qualche figlio di leghista ha difficoltà a leggere i giudizi e se la cava meglio coi numeri: sono gli stessi che ci sono sulle tastiere dei telefonini, che coincidenza!), ma tornare indietro di trenta anni riproponendo il maestro unico è proprio da chi non ha altro interesse se non distruggere la scuola pubblica. In più questa brillante manovra produrrà a quanto pare 87.000 esuberi (dico: 87.000. Cazzo: ottantasettemila!!!!!!), una marea di insegnanti precari che faranno meglio ad andare a fare il precario da un'altra parte (i call center aspettano a braccia aperte!). E noi fessi che ci preoccupavamo degli esuberi in Alitalia. A proposito dei quali pare che alla fine siano 3250, ma non tengono conto degli altri circa 3500 (precari pure questi: ma com'è che non se li caga mai nessuno?). Insomma non ci si capisce niente come al solito.
Da chi altri cominciare, da Maroni che gongola perchè l'Ue gli ha dato ragione? Intanto con quest'altra puttanata complice Uolter e PD alla fine le impronte le prenderanno a tutti noi: missione compiuta!
O dalla anziana signora torinese che si dà fuoco perchè ha una ingiunzione di sfratto e la casa popolare non arriva?
Oppure dalle altre, ormai troppe, situazioni come queste (uno,due,tre, Basta!!!), che uno si stufa pure ad elencarle?

L'altro giorno si parlava tra noi e ci si ricordava che fino a venti anni fa tutte queste situazioni avrebbero portato in piazza pure i bambini, oggi passano nella quasi totale indifferenza. Ci si chiedeva cosa è cambiato. Non la rabbia, quella c'è ancora, e lo si vede girando per i blog. La forza di indignarsi c'è ancora, quello che manca è qualcuno che si faccia veicolo di questa rabbia e di questa indignazione, qualcuno che le porti in alto, che se ne faccia carico e che sappia anche guidare e indirizzare.
Oggi non c'è più un PCI, il sindacato è una barzelletta, la sinistra è defunta e ancora litiga tra sé e sé (pure da morti si litiga tra noi!).
Grillo? Travaglio? Ma come cavolo faccio ad andar dietro a uno che mi faceva ridere dicendo Te la do io l'America, te la do io? Marco è tanto bravo ma pare che di mestiere faccia la nemesi del Bandana, ormai mi sembrano tipo Tex Willer e Mefisto, tipo Superman e Lex Luthor (spero non tipo Nick Carter e Stanislao Moulinsky!).
Di Pietro? Lo capisci tu quando parla? Veltroni? Maddai, per piacere.

Scusate, sono incazzato, ma è che qua ormai va tutto a rotoli e continua a piovere (e speriamo che non arrivi la piena).

mercoledì 27 agosto 2008

Ghe pensa lu

Nasce la cordata per tentare di salvare Alitalia dopo che il Bandana in campagna elettorale aveva fatto saltare la trattativa con i francesi di Air France (ce l'ho io la cordata! do you remember?).
A farne parte sono i soliti nomi che si stanno dividendo l'Italia (gruppo Benetton, Tronchetti Provera, Intesa San Paolo etc) che in qualsiasi caso non cacceranno una lira per i debiti che ha la compagnia di bandiera. Non conosco i dettagli ma dato che Tremonti oggi ha dichiarato che "domani Berlusconi troverà la soluzione per il caso Alitalia", qualcosa mi dice che a noialtri toccherà, come già fatto ad aprile, mettere mano al portafoglio.
L'ennesima purga.

giovedì 21 agosto 2008

Cold War 2 - Il ritorno

I nostalgici dei bei tempi passati in cui le cose erano comunque più chiare sono accontentati.
Gli Stati Uniti e la Polonia firmano l' accordo per l'installazione di 10 missili Patriot (missile terra-aria per impiego contraereo) sul territorio polacco ad appena 160 km dal confine russo.
Immediata come da copione la reazione russa che minaccia ritorsioni verso Polonia, Stati Uniti, Europa intera e tutti i paesi dalle sue parti che finiscono in "stan".
Insomma diciamocelo chiaro: da quando quel guastafeste di Gorbaciov contribuì a disintegrare la galassia Sovietica, le spie d'oltreoceano rischiavano la disoccupazione e hanno dovuto faticare parecchio per trovare un nuovo nemico da cui difendersi (attaccando preventivamente, ovvio, che se aspettano che qualcuno ci provi si fà notte!).
Ci hanno provato in questi anni con la minaccia terroristica, ma non è andata granchè bene. Certo, qualche soddisfazione se la sono pure tolta, la fuga in motoretta del mullah Omar ai tempi dei bombardamenti in Afganistan dopo l'11/9 rimane una genialata tuttora insuperata, ma Osama e tutti i talebani non sono certo paragonabili a Breznev e al Kgb! Gente che dopo un solo colpo sparisce chissà dove a rintanarsi con le capre, che poi bisogna pure cercarli sotto il sole cocente e il primo bar a 1000 km.
Bisogna capirle 'ste povere spie, fanno una vitaccia: tocca imparare lingue troppo complicate se non moribonde (il pashtu? che roba è?), e prova tu se sei bianco e protestante a infiltrarti in un movimento terroristico sciita. E poi vuoi mettere ambientare una spy-story a Berlino o Praga con una a Peshawar o a Karbalà? Altri climi, altre atmosfere: Hollywood non è attrezzata!
Meglio tornare alle vecchie cose sicure, 'sti russi alla fine è gente affidabile, gente che le guerrre, pure se fredde, le prendono sul serio!
E allora si torna in Europa e in culo a Kandahar!