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giovedì 26 gennaio 2012
giovedì 6 ottobre 2011
Sai mai dove vai a finire
Lo incrocio tutte le mattine, formato gigante, e mi fa pensare cose. Niente di che, non v'aspettate nulla. Ad esempio che senza saperlo ho visto tutti i film di Paolo Sorrentino e mi son piaciuti tutti ma proprio tutti. Mi è piaciuto ovviamente Il Divo, capolavoro assoluto riconosciuto e osannato, mi sono piaciuti L'Uomo in Più e Le Conseguenze dell'Amore, sempre con un Toni Servillo straordinario, e mi è piaciuto pure L'Amico di Famiglia, girato nell'insolita location di Sabaudia. Sul perchè mi son piaciuti non saprei dire, ché vado a istinto e dovrei scervellarmi troppo per capirlo, ma c'è qualcosa che me li rende vicini e tanto basta. Saranno forse le inquadrature, mai banali, o le colonne sonore, degne del miglior Tarantino, oppure i dialoghi, tranquilli e scarni ma capaci di lanciarti decine di riflessioni. Sarà tutto questo assieme probabilmente. Senza saperlo avevo già messo il regista napoletano nel mio personale pantheon, e a farmene accorgere c'è voluto il volto sul manifesto di un altro a cui manca forse poco per esservi ammesso, per quello che vale: basta solo che ripeta la prova d'attore di The Assassination of Richard Nixon e gli perdono pure il fatto che parla male della ex moglie Madonna! Sì, Sean Penn è di quelli che mi accorgo casualmente che mi piace, e mi stupisce pensarlo, ma mai quanto il fatto di ritenere Daniel Day Lewis il migliore in assoluto.Ma quella faccia, quel volto, uno smaccato Robert Smith depresso, va oltre il semplice pensiero di aver proprio voglia di andare al cinema a vedermelo. Questo nuovo lavoro italiano dal gusto internazionale (spero che sia meglio dei Muccino!) mi fa venire in mente il Robert Smith originale (che c'entra nulla col film) e a tutto il tempo trascorso dal mio primo ascolto di In Between Days. Ad amici con cui l'ascoltavo che si torturavano i capelli di lacca e gli occhi di rimmel. Ai loro vestiti neri, e alle visite all'Inferno, negozio di Torino, dove li accompagnavo a comprare camicie con le croci in anni in cui odiavo questa città, la sua aria grigia e il suo corredo di tossici sotto i portici di via Po. Al fatto che dicevo che mai e poi mai ci sarei voluto venire a vivere (davvero, mai dire mai). Che mi colpisce di più uno sguardo malinconico di uno sguardo sorridente, e dei primi non ne vedo molti in giro e sembrerebbe un bene, ma è solo perchè la malinconia la si nasconde, mentre è solo l'altra faccia della medaglia. Che se non puoi essere allegro allora tanto vale essere depressi, almeno sei qualcosa.
Che a lasciar liberi i pensieri, cazzarola, non sai mai dove vai a finire.
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martedì 5 aprile 2011
Eri così carino
Me ne andavo a zonzo in tangenziale direzione nord verso quella roba megagalattica che arreda le case di tutti gli studenti e singles e coppie che vivono more uxorio e che fa robine carine carine solo perchè a buon mercato, e passava in radio un pezzo di tali Crystal Castles, canadesi di Toronto, mai coperti prima d'ora complice la mia prolungata assenza dalle frequenze radio e da qualunque circuito musicale, dunque quasi del tutto ignaro di ciò che esce, salvo scoprirlo con mesi di colpevole ritardo. Epperò la voce cantante mi sembrava stranamente familiare, tanto familiare che ho pensato a qualcuno che cantasse come il cantante dei The Cure, e mi era piaciuta la cosa, per quella soddisfazione stupida che ti prende quando a distanza di anni qualcosa ti riporta ai tuoi anni e li giustifica in qualche modo (perchè tuo malgrado ne hai fatto parte e fa piacere che qualche pazzo presumibilmente più giovane li apprezzi tanto da copiarli). Invece no. Era proprio di Robert Smith la voce che ho riconosciuto con soddisfazione a questo punto dimezzata, ma almeno l'orecchio e la memoria possono ancora ritenersi salvi. Poi tornando a casa mi piglia la fregola di andare sul tubo a ricercare quel gruppo che tante ore ha ammorbato l'aria delle case in cui ci si ritrovava il mio giro ed io in anni passati, in ogni stagione, che se sentirli in pieno inverno un senso magari lo trovi pure, sentire in pieno agosto sole a palla loro prima e Bauhaus subito dopo era, visto da fuori, da disturbati mentali: stupisce che alcuni di noi abbiano tuttora una vita normale (mica tutti, eh)! E li ritrovo, quasi tutti in pieno disfacimento fisico ma non musicale, per fortuna non musicale, Robertino Smith in testa. E pensare che era così carino.
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sabato 12 febbraio 2011
Vecchi clienti
Una serata così è da tempo che non me la concedo. E' che ci ho altri cazzi, ma che ve lo dico a fare (che rimane pur sempre una genialata di doppiaggio), non è che per forza bisogna entrare nei dettagli e raccontare. Per cui me li tengo e ci rimugino su, e penso che davvero una serata così è da tempo che non me la concedo. E' che ci ho pure una età, e arriva il momento in cui capisci di averci una età, e ti senti un po' pirla anche solo a pensare di volerla rifare una serata così. Ma detto fra noi più che gli altri cazzi e l'averci una età è quel ricordo che per quanto vuoi rimuoverlo sta lì e torna tutte le volte che una serata così pensi di volertela concedere. Di quella coppia seduta sul divanetto di fianco ai cessi, illuminata a tratti alterni dalle stroboscopiche e fermi a guardare la pista, senza sorridere, senza espressione, ma con gli occhi di chi ricorda altre cose in quel posto. E' che per quanto fossero pure vestiti a modino ci avevano scritto in faccia vecchi clienti, ed era evidente a tutti quelli che ogni tanto gli lanciavano una occhiata a tempo di musica e quindi anche a me, che pure ero in disparte, ma con vent'anni meno di loro e conta, cazzo se conta, per te conta. Poi si sono alzati. Non so se hanno notato -non credo- il mio sguardo fisso su di loro a seguirli, a vederli in mezzo alla pista a muoversi in passi che nessuno usava più, sulle note di un pezzo già allora datato, con lo sguardo sempre serio alla Vincent Vega e Mia Wallace, per poi tornare, il tempo di un ascolto frettoloso a qualcosa di allora attuale, a risedersi nel divanetto di fianco ai cessi nella stessa posizione, senza sorridere, senza espressione, ma sempre con gli occhi di chi ricorda altre cose in quel posto. Ecco forse è solo quel che vidi quella sera a frenarmi nel concedermi serate così, anche se l'averci altri cazzi aiuta e pensare di averci una età giustifica.
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