Visualizzazione post con etichetta Cronache Italiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cronache Italiche. Mostra tutti i post

martedì 11 dicembre 2012

Non gioco più

 
Sono stato "via" per un po', preso completamente dai fattacci miei, e ho seguito distrattamente le vicende italiote degli ultimi mesi, per cui non sono molto aggiornato sulle attuali questioni politiche. Non mi pare sia cambiato granché, e le preoccupazioni di un anno fa si sono puntualmente avverate, comunque non intendo riprendere a parlare di comunismi o mondi ideali, di cosa si dovrebbe o non si dovrebbe fare, a lanciare spunti minimi di riflessione, a indignarmi per come vanno le cose, a cercare di lottare nel mio piccolo e secondo i miei mezzi. Ve lo dico, in tutta franchezza: è tempo perso! E' inutile. Di più, è dannoso per la propria salute. Lotto sì, e con le ultime mie scelte sto continuando a farlo, ma solo ed esclusivamente per me.
Onestamente, pensare che qualcosa possa cambiare dal basso è bello, sì, ma difficile da realizzare in maniera democratica. Pensare che con un voto si possa orientare una politica è da ingenui. Pensare che ci possa essere qualcosa di diverso dal solito schema padrone/sotto è da visionari idealisti.
Potrei perdere un po' di tempo a motivare quanto sto dicendo, ma non ne ho proprio voglia, e poi le cose sono sotto gli occhi di tutti, basta volerle vedere.
Dico solo una cosa. Ci chiameranno fra poco nuovamente a mettere una croce per legittimare qualcuno messo lì a prenderci per il sedere, e lo faranno facendocelo fare con quella legge porcata che a parole nessuno vuole, ma che nei fatti fa comodo a tutti.
Beh, lo farete voi. Per conto mio me ne starò a guardare, e lascerò che la mia nuova tessera elettorale resti immacolata, e non è solo perché davvero non saprei chi votare, ma perché è inutile. Perché i giochi sono già decisi. Perché tutto è già programmato (vittoria di quella sottospecie di sinistra con Monti probabile premier, e se non è lui poco cambia, a portare avanti la svendita di ogni risorsa di questo paese; Berlusconi ancora in parlamento, che poi è la sola cosa che gli freghi, ancora lì a spartirsi fette di torta; il democraticissimo M5S a racimolare e tenere buoni gli scontenti).
L'unica libertà che ancora ci concedono, l'unica che forse ancora abbiamo, è quella di non stare al loro gioco, scegliere di non essere più presi per i fondelli. Per cui lasciamo che si votino da loro. Importa poco che non servirebbe, che non conta il numero dei votanti, che qualcuno governerebbe lo stesso: lo so anch'io, ma una astensione al settanta/ottanta per cento qualche domanda la porrebbe eccome, smuoverebbe qualcosa. Renderebbe forse evidente la dittatura democratica in atto, se non si tenesse conto di chi non ha voluto votare.
Penso si possa essere schiavi, e lo siamo: nessun problema, basta prenderne coscienza. Essere servi però è peggio.

giovedì 19 aprile 2012

I piccoli piaceri della vita (2)

Per lavoro ho a che fare con parecchia gente. Troppa gente, e la mia misantropia cresce a dismisura. Non lo faccio apposta, ma io più conosco gente e più me ne allontano, perchè mi rendo conto che la maggioranza di quelli con cui entro in contatto mi sta quasi immediatamente sui coglioni. Ovvio, è colpa mia. Non puoi ragionevolmente pensare di essere l'unico a posto in un mondo di matti: se la normalità è l'essere testa di cazzo, e tu pensi di non esserlo, quello sbagliato, ovviamente, sei tu. E' legge umana, nel senso che gli umani ragionano così: a me pare una stronzata, ma chi sono io per dirlo? E così ogni giorno ho a che fare con variegati tipi che di umano hanno l'aspetto e la voce, ma con qualcosa in più, o in meno, non saprei definire. Per cui sinceramente non so se ho a che fare con dei superuomini o con dei subumani, di conseguenza non so da che parte mi devo mettere io. Oddio, una vaga idea ce l'ho, ma non voglio apparire presuntuoso, quindi evito.
La maggior parte della gente si identifica in qualcosa, uno non lo sa nemmeno di identificarsi in qualcosa, ma lo fa e diventa quella cosa lì, per cui tu mentre gli parli non stai parlando con un tizio provvisto di personalità e capacità di pensiero propria, parli in realtà con la protesi deambulante, non pensante ma telefonante di ciò di cui sono espressione. E' così che va, e ne ho le prove. Ieri ad esempio credevo di parlare al telefono con un collega impiegato (dipendente, stipendiato) seppure della famosa ditta Taldeitali che lavora per l'ancora più famosa ditta Talaltra, con i miei stessi identici problemi di lavoro, ma proprio uguali uguali, e mi sono accorto invece che questo si rivolgeva a me non solo come se la Taldeitali fosse sua e la Talaltra fosse sua signora e padrona, ma come se io fossi il povero pirla schiavetto la cui unica missione nella vita è soddisfare i desiderata suoi, della Taldeitali e soprattutto della Talaltra.
E' stato un vero piacere mandarlo a cagare.

venerdì 30 marzo 2012

Una storia semplice

Ve ne racconto una. Lavoravo anni fa, era l'87/88, in una fabbrica piuttosto grande considerata la zona. Particolari auto, circa trecento dipendenti, lavoro su tre turni, quattro settimane di ferie ad agosto e una a fine anno, paga tutto sommato buona, straordinari pagati, maggiorazioni turno più che buoni, tutto a posto. Lavoro pesante, potete immaginare, ma tutto sommato ancora accettabile: possibilità di imparare qualcosa meno che zero, ma se ti accontentavi di fare la scimmietta in mezzo alle macchine utensili senza pensare a cosa facevi poteva andare benissimo. Verso il 93 0 il 94, non ricordo bene, la ditta va in crisi per colpa di alcuni investimenti sbagliati e comincia la trafila per noialtri operai: cassa integrazione, mobilità, insomma quelle cose lì. Per tutto il periodo della cassa integrazione ordinaria, quella dove tutto sommato non ci rimetti molto e che in genere è concordata un tot al mese a rotazione (coi sindacati), il sottoscritto è comandato a lavorare, nonostante avessi fatto presente che essendo ancora a casa con i genitori potevo anche permettermi di guadagnare di meno, e quindi, se volevano, potevano lasciar lavorare chi in teoria ne aveva più bisogno. Non volevano, o non c'era chi ne aveva bisogno, va a sapere.
C'è da dire a questo punto che all'epoca ero abbastanza un rompicoglioni, e non le mandavo a dire sulle cose che non andavano li dentro, tipo aumenti di produzione e robe simili (quindi, se all'epoca si fosse potuto licenziare per motivi finti economici in realtà disciplinari, di certo sarei stato messo alla porta, ma c'è da dire due cose: uno, non avrei pianto; due, me lo sarei meritato). Ma andiamo avanti. Quando scatta la cassa integrazione straordinaria, quella a zero ore dove guadagni parecchio meno, mi lasciano a casa tutto il tempo tranne le due settimane delle feste di natale (che combinazione!), poi vado in mobilità e non rivedo la fabbrica per oltre un anno. Nel frattempo la ditta viene acquistata da una cordata di soci ex impiegati dell' azienda stessa facendo un accordo con i sindacati e una banca locale (dello stesso paese del sindacalista che ci seguiva) dove sono girati i nostri crediti dell'inps e dove noi siamo in pratica obbligati ad aprire un conto. Probabile che fosse tutto legale, non mi interessa e non interessava a nessuno: l'importante all'epoca era salvare il posto di lavoro. Lo salvammo, e dopo un po' cominciarono a richiamare il personale lasciato a casa (tranne quelli prepensionati e quelli che nel frattempo avevano trovato altro). Io, che pure avevo trovato altro da fare, mi intestardii e aspettai il momento di rientrare: in pratica furono obbligati a riprendermi, perché non avrebbero potuto assumere gente nuova se prima non richiamavano tutti i vecchi ancora disponibili.
Prima della "crisi" lavoravo al tornio, due macchine manuali, due operazioni, un particolare finito. Quando rientrai avevano associato alle due macchine una macchina automatica (non scendo in dettagli: chi ha lavorato in fabbrica sa di cosa parlo), quindi quattro operazioni, due particolari finiti. Considerato che la produzione richiesta sulle manuali era stata abbassata di poco, in pratica nello stesso tempo gli facevamo quasi il doppio del lavoro, il tutto senza una lira di aumento.
Siccome ero un rompicazzo feci presente la cosa al responsabile sindacale, chiedendo che siccome stavamo rimettendo in piedi la baracca producendo quasi il doppio di prima allo stesso prezzo, che almeno ci fosse un ritorno per noi in busta paga. Il responsabile sindacale, che nel frattempo aveva fatto carriera passando da operaio a capoturno, quindi teneva sia le riunioni sindacali che quelle dirigenziali (un bel conflitto di interessi in piccolo), mi rispose che "da altre parti era pure peggio", che "ormai il lavoro anche in altre ditte era così", che "se vuoi stare sul mercato bisogna fare così", e "ancora grazie aver salvato il posto". La mia risposta fu restituire la tessera sindacale e cominciare ad attivarmi per andare via da lì.
Poi, vabbeh, è andata come è andata.

martedì 27 marzo 2012

Il Piave mormorava

Ma io poi ho tirato i remi in barca, nell'impossibilità di poterli tirare in testa a qualcuno. Troppi ce ne sarebbero voluti di remi, ché troppa gente lassù nei posti che contano se li sarebbero meritati sul cranio, ma il peggio è che pure in posti che non contano nulla ce ne è in abbondanza se non di più: a lasciar perdere faccio prima, dico io. Li ho tirati in barca un bel momento, qualche mese fa, quando a tanti sembrava stesse per splendere finalmente il sol dell'avvenire (per quegli strani misteri della sinistra italiana) perché il Bandana si era ritirato dalle scene, ma non dalle quinte. A me, come a tanti per fortuna, al di là della ovvia consolazione di essersi almeno levato dalle scatole il gran pagliaccio, era apparso abbastanza chiaro (da subito, ma pure da prima che cascasse: non ci credete?) che la situazione sarebbe molto probabilmente peggiorata. Ma poi, a pensarci bene, mi accorgo che a smettere di remare avevo cominciato già diverso tempo prima: arriva sempre un momento in cui ti rendi conto, solo che non lo sai ancora.
Dunque, dal mio punto di vista, la battaglia è perduta, hanno vinto, loro, le destre, i padroni, e tanti discorsi sono diventati inutili ed è una resa incondizionata la mia: fate quel che volete, cari Monti e Fornero e compagnia tecnica legiferante, ché a impedirvelo non ci penso nemmeno. Perché a questo punto è meglio che tutto vada beatamente in vacca, ma sul serio, e quando non rimarranno che macerie sarà l'occasione per poter ripartire, finalmente, forse, da altre basi.
Volete quindi abolire l'art.18, in maniera che un datore di lavoro può levarsi dalle scatole soggetti scomodi o solo antipatici senza che qualche giudice comunista intervenga a reintegrarlo? Bene, fatelo pure. Se in cambio mi date davvero un paio d'anni di mensilità accomodatevi, che problema c'è? Dubito che le cose stiano davvero così, che in realtà uno poi si ritrovi senza lavoro e senza indennizzo, ma va bene, va bene, nessun problema. Se poi in aggiunta davvero mi levate dalle scatole quelle forme di sfruttamento legalizzato che sono le finte partite iva e gli stage non retribuiti e tutte quelle formule contrattuali che negli anni sono state create anche e soprattutto da governi di centrosinistra, benissimo: accomodatevi, qui davvero vi ringrazio. Visto che la maggioranza delle persone è stata troppo fessa per fare i propri interessi, e dunque negli anni ha accettato e ancora continua ad accettare l'inaccettabile, pensateci voi e levategli finalmente l'alibi del padrone brutto e cattivo che vuole solo sfruttare il proprio dipendente (no, non guardate me, io chi mi ha proposto contratti da fame, due mesi non retribuiti, dieci ore di lavoro al giorno, li ho bellamente mandati a cacare, anche se ero disoccupato). Che tanto voi professori legiferanti lo sapete da tempo che noi dipendenti e loro datori di lavoro siamo sempre più simili e ci avviamo entrambi a mangiare la stessa merda, no?
Fate quel che volete dunque, andate alla sostanza delle cose, ogni tanto tocca farlo, pure se le vie scelte sono così incomprese (si parla tanto di decrescita: dove porta tutta 'sta roba, se non a quello? Certo noi ne immaginavamo di altro tipo, ma tant'è.....). Non vi preoccupate di noialtri, da queste parti non si è capaci di nulla se non badare alla forma, che tanto ci piace. Ci avete portati al Piave; noi ora come fessi scendiamo in trincea e poco importa se ci si lancerà anima e corpo nella difesa del Santo Principio che ormai tutela quattro gatti (è così, pensateci, purtroppo è così), evitando di lottare per altro. Per dire, io sciopero per sciopero, lotta per lotta, a questo punto chiederei, che ne so, tipo minimo quattrocento euro al mese di aumento in busta paga per tutti i lavoratori dipendenti, che sarebbe solo un modo per ripigliarsi una parte di quanto ci hanno rubato. Tanto, bisogna lottare no? E invece lottiamo per difendere il diritto a non essere licenziati per come gli gira (bello, giusto, sacrosanto, sì sì), e continuiamo pure a rimanere sottopagati. Che poi, magari la spuntiamo pure: tranquilli, lo salviamo l'art.18! E' per farne cosa che comincia a sfuggirmi.

venerdì 9 marzo 2012

Servi della gleba 2.0

Ecco, io da un po' di tempo ho uno scazzo addosso nel lavorare che sta raggiungendo livelli interplanetari, roba tipo distanza tra la Terra e Saturno andata e ritorno, il cui motivo sta principalmente nella mancanza di una prospettiva a medio e lungo termine che non sia il puro e semplice garantirmi una sopravvivenza sempre meno dignitosa, ché le spese aumentano ogni santo giorno mentre la paga base è ferma da anni, per cui vero che mi va di gran culo che non ho marmocchi da mantenere o ex mogli a carico da alimentare, ma mi girano di parecchio le balle proprio per questo motivo, perché uno dovrebbe avere il sacrosanto diritto di riuscire col suo lavoro a mantenere oltre se stesso pure una famiglia, valore e vanto dell'italica società per come l'abbiamo conosciuta finora. E dunque da un po' di tempo combatto la mattina con quella parte di me che rifiuta la sveglia, ed è una parte molto agguerrita, roba che la soneria gli fa un baffo a quella parte lì, pure se suona più e più volte svegliando tutti tranne quella parte di me che dovrebbe svegliarsi e prendere e alzarsi per recarsi a guadagnare il pane quotidiano e si spera anche un po' di companatico. Combatto, e finora vince il mio io responsabile perché alla lunga mi alzo e vado, ma non è che ci abbia tutta 'sta voglia di passare l'intera giornata a sbrigare pratiche inutili in un ufficio in cemento armato e vetri finestra (che regalano un delizioso effetto serra non appena due raggi di sole ci sbattono addosso -praticamente tutto il giorno-, coibentato così male che dal numero di bestemmie che quotidianamente vengono rivolte a chi lo ha progettato dubito che questo sia ancora in buona salute), dalle quali finestre vedo l'accattivante paesaggio composto da altri capannoni con le stesse dimensioni, caratteristiche e, immagino, stesse temperature interne del mio, e da un pezzo di tangenziale sempre piena di mezzi di locomozione d'ogni sorta. Distante, troppo distante, superando la coltre di smog intravvedo la catena delle alpi, sulle cui cime durante la giornata vado a rifugiarmi, ma solo con la mente, purtroppo.
Combatto dicevo, ché al mattino causa demotivazioni e incertezza nel futuro è sempre più pressante la tentazione di girarsi dall'altra parte e continuare a dormire, ma per il momento rimane più forte il senso di responsabilità verso ormai non si sa più bene cosa e dunque si va a lavorare, speranzosi in un avvenire che consenta prima o poi, e ci si augura prima, di lavorare meno a parità di salario, ché la vita è solo una e cose migliori da fare ce ne sarebbero tante, oppure di lavorare uguale ma guadagnando di più, in maniera da godersi prima o poi il frutto di tanta svendita del proprio preziosissimo tempo. Ma poi ti arriva uno come tale Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia, e ti dice che bisogna "lavorare di più, in più e per più tempo", e la sensazione che ci abbiano veramente fottuti diventa una sconfortante certezza.
Urgono nuove strategie.

lunedì 23 gennaio 2012

Hanno tutti ragione

Che poi, mi vien da dire, io farei tutto diverso, ma diverso come non si sa. Eh sì perchè il tassinaro che protesta, per via che ha strapagato una licenza che ora che si apre il mercato un pochetto pure ad altri (che di ciò si tratta) questa gli vale un po' meno, ha ragione di incazzarsi, ma pure io che magari vorrei fare il tassinaro e non ho abbastanza soldi per strapagare una licenza qualche ragione pure ce l'avrei. Lo stesso dicasi per i farmacisti, discorso paro paro con la differenza che non essendo io laureato il farmacista non lo potrei fare, ma mia nipote, per dire, sì che potrebbe farlo, essendosi appeso al muro il pezzo di carta, ma mantenendo il portafoglio non abbastanza gonfio per comprarsi una licenza, a meno di non ipotecare casa di papà e mammà.
Poi gli autotrasportatori, vai a capirli. Che per anni hanno ingoiato aumenti su aumenti su aumenti, di gasolio pedaggi e balzelli vari, uno in fila all'altro tutti a limargli i profitti, e te che ci lavori a stretto contatto eri lì a chiederti "ma a questi gli va sempre tutto bene?" perché mai uno sciopero, mai una protesta, tutti solo lì a scannarsi tra loro abbassando i prezzi delle corse al livello delle patate o facendo pigiare sull'ecceleratore al disgraziato autista, ora tutto a un tratto si svegliano, proprio nel momento in cui gli si va incontro col recupero più veloce delle accise, trimestrale e non annuale, pure quelle delle loro belle auto tra il suv e l'ammiraglia di uso privato ma intestate alla ditta. Dice che "il gasolio è caro, e pure le autostrade son care": e che cacchio dovrei dire io, che son l'ultimo dei dipendenti e della benzina che consumo e dei pedaggi che pago non recupero manco mezza cippa? Che forse forse sto messo un pochetto peggio, ecco che dovrei dire, ma alla fine, andando a vedere, tutti i torti manco ce l'hanno. Lascia stare i benzinai, che è una vita che si lamentano, sono nati per lamentarsi i benzinai, pure ora che ormai stan dietro una cassa come maschere al cinema. Mica c'hanno tutti i torti, che pare che a loro poco gli rimane di tutto il venduto, ma chissà come mai rilevare una stazione di servizio costa l'iradiddio. Mistero.
E poi gli avvocati, vuoi che non abbiano le loro ragioni gli avvocati? Anche loro avranno le loro ragioni, non le capisco, ma magari ce le avranno. E i professionisti tutti, a cui levano i minimi tariffari. Ecco quelli la ragione ce l'hanno per davvero, perché è un livellamento in basso per categorie a cui poi si chiede conto in sede civile e penale per eventuali disastri, e siccome mi paghi come vuoi tu, ma lavoro come voglio io, non stupitevi in futuro per tetti che cascano e pareti che si incriccano. Insomma, va a finire che pure i notai c'avranno le loro ragioni, un club così esclusivo che è quasi un peccato andarlo a toccare, e pure i politici che difendono gli interessi di notai farmacisti avvocati tassisti autotrasportatori: gente che vota, no?
Insomma, c'hanno tutti ragione, e mi viene il sospetto che l'unico che ha torto qua sono io. Perchè io farei tutto diverso, solo che diverso come mica si sa.

giovedì 19 gennaio 2012

L'insostenibile leggerezza

Ora salta fuori che a fianco di Schettino c'era una moldava. Mancano solo Boldi e De Sica, poi il quadro è perfetto.

martedì 3 gennaio 2012

Io, per me, farei così


C'è questa nuova norma che toglie i vincoli d'orario ai negozianti e sembra una cosa buona e giusta perché li lascia liberi di decidere quando e come tenere aperti, permettendogli, si dice, di incrementare i guadagni, e a pensarci io in teoria dovrei essere tra quelli contenti della cosa, ché già normalmente arrivo all'ultimo momento a far compere e spesso, causa lavoro o pigrizia, resto senza acqua da bere, tanto per dire, cosa che mi costringe a fare il giro dei bar per comprare il necessario ad arrivare al giorno dopo (mi si dirà che c'è sempre quella del rubinetto, e tanti me lo dicono che c'è sempre quella del rubinetto, ma a questi rispondo che la berrei volentieri l'acqua del rubinetto, come ho sempre fatto in altri luoghi e altri tempi, se quella che esce dal rubinetto della zona in cui abito non avesse un sapore tipo piscina olimpica e un concentrato calcareo come solo in alcune grotte sottomarine).
Poi però i piccoli commercianti si incazzano per questa nuova norma che in teoria andrebbe a loro vantaggio, ma che in realtà va a esclusivo vantaggio di chi come me è troppo pigro o arriva tardi da lavoro e resta senza acqua da bere e, ovviamente, alle grosse catene di distribuzione che saranno le sole a potersi permettere orari lunghi e commessi per poterli affrontare, fatto salvo ovviamente qualche commerciante che ha come missione nella vita quella di tenere aperto il più possibile il negozio per poter permettere a quelli come me, pigri e che hanno la scusa di lavorare, di potersi approvvigionare di acqua da bere nell' orario che più gli fa comodo. A me, che sono stato tra le altre cose un piccolo commerciante di libri che aveva come guadagno sul venduto la stessa percentuale che le grosse catene possono permettersi di dare come sconto, stanno sulle balle i centri commerciali e le grosse catene distributive, quindi capisco i piccoli commercianti e mi viene da essere dalla loro parte, però capisco pure me che sono pigro e ho la scusa di lavorare e resto senza acqua da bere: un bel dilemma.
Per ovviare al problema la soluzione sarebbe semplice semplice: riduciamo l'orario di lavoro a sei ore per tutti i dipendenti (a parità di stipendio ovviamente) e lasciamo la faccenda dell'orario dei negozi così com'è. In questo modo io che sono troppo pigro e ho la scusa di lavorare avrei il tempo per comprare tutta l'acqua da bere che voglio dal negoziante che preferisco, senza avere sulla coscienza nessun commerciante costretto a orari prolungati per stare dietro alla concorrenza delle grosse catene di distribuzione. E magari, hai visto mai, sarebbe un modo per tornare a distinguere il giorno dalla notte e il sabato dalla domenica.

martedì 20 dicembre 2011

La festa è finita (ramazzate in pace)

Lo avete notato vero? Il numero di post a carattere politico, di chiunque, è nettamente diminuito da un mesetto a questa parte, da quando cioè il pagliaccio e la sua corte dei miracoli è stata mandata a casa e al suo posto è arrivata gente un pochetto più seria. Intendiamoci, più seria non vuol dire migliore, solo un po' più autorevole. La sensazione è strana, da festa finita. Ricorda certi rientri a sorpresa dei genitori nel bel mezzo del toga party di fine estate che vi hanno convinto a dare nel vostro alloggio: musica improvvisamente abbassata, loro fermi sulla porta; gli ospiti, gente che normalmente non frequentereste ma che per qualche strano motivo vi siete ritrovati in casa, che ridacchiando se ne vanno; voi intenti a riordinare alla meglio tutto il casino combinato mentre nel frattempo si cerca la maniera di farsi passare in fretta la sbronza. Si ridacchia ancora, ripensando al divertimento durato fino a poco prima, non si pensa al mal di testa che arriverà tra non molto e, soprattutto, non si è ancora fatta la conta dei danni. Loro, i genitori, sì, l'hanno già fatta, e hanno già cominciano a presentare il conto. Ecco, alla fine il ventennio di Berlusconi più o meno si riduce a questo: una enorme festa scollacciata di fine estate e niente più. Noi, che eravamo quelli a bordo pista che criticavano la musica e si scandalizzavano per certe scene, oggi borbottiamo perchè ci tocca aiutare a ripulire, ma in fondo in fondo abbiamo la sensazione che quella festa poteva finire molto peggio, e dunque zitti tutti e controvoglia a ramazzare. E pensare che a quella festa manco ci siamo divertiti!

sabato 17 dicembre 2011

Io che vado a periodi

Io vado a periodi. Non tutti vanno a periodi, perché ci sono quelli che i periodi sembrano tutti uguali, ché un anno è uguale all'altro e il pensiero e le azioni sono sempre coerenti, e te lo dicono vantandosi che loro son sempre coerenti a ciò che son sempre stati, e se hanno fatto e detto una roba nell' '83 ecco che questa roba sembra quasi che siano destinati a farla e pensarla vita natural durante. Questo almeno è quello che sembra a me vedendoli e, in questo nuovo strano millennio, leggendoli su socialcosi e simili, ma poi magari mi sbaglio, proprio perché andando a periodi a volte mi sembra in un modo, a volte in un altro, e a volte evito financo di pormi il problema.
Io che vado a periodi ho imparato col tempo a fottermene della coerenza, ché le cose della vita ti portano a contraddirti e a dire e fare cose che magari in altri anni e altri luoghi mai avresti pensato di dire e fare, e non c'è nessun male in questo a meno di non volerlo vedere a forza prendendo la coerenza come valore assoluto, solo naturale svolgimento di una roba fatta più che altro di funzioni meccaniche e di impressioni che comunemente chiamiamo vita. In questo periodo devo dire di aver fatto il pieno di impressioni, ed essendo queste in larga parte negative (ché in giro si respira aria di crisi, e la crisi e la crisi da tutte le parti, e la crisi che fa aumentare i prezzi, e i governi che cascano, e i mercati che comandano, e i leghisti che rompono, e le buste con i proiettili, e le bombe che scoppiano a casacccio, e Berlusconi che non c'è più ma c'è ancora, e l'Inter che non vuole restituire lo scudetto del 2006, e la benzina alle stelle, e il mio contratto che chissà quando scadrà, e il traffico impazzito del venerdì sera, e lo smog che ti piglia in gola, e la televisione che dove metti metti restituisce solo angoscia, e la Merkel e Sarkosy, e tutti che si lamentano, e nazifascisti tolkeniani impazziti che sparano a minchia in chi ha un colore di pelle diverso dal suo, e zulù delle Vallette che danno fuoco a baracche di zingari per via di una bugia detta da una sedicenne, e il parcheggio che non si trova mai, e quello in auto che sfonda il clacson e i timpani non si sa bene perché, e i blogger che si indignano sui blog, e tutti che si indignano su facebook, e i sindacati che si indignano e scioperano, e i politici che si indignano chissà mai perché), essendo tutte impressioni negative si diceva, finisci per fare l'unica cosa furba possibile in questi casi: chiudersi a riccio, tenere fuori il mondo, lasciar passare solo l'indispensabile. Cosa questa che contraddice tutta una serie di teorie fatte di impegno a cui uno dovrebbe attenersi, perché siamo esseri sociali e tutti devono impegnarsi. Ma vado a periodi, e a volte mi va bene impegnarmi, altre proprio non ci ho cazzi e devo dire che me ne fotto abbastanza di tutto ciò che mi succede attorno. Per cui non ho una opinione su Monti, e sul tizio che ha sparato ai ragazzi senegalesi, e sui tizi che hanno bruciato baracche zingare in una serata stile ku klux klan, e su Minzolini epurato, e sulla lega di lotta, e su cortei in Val di Susa, e su tutta un'altra serie di faccende che son sulla bocca di tutti, ma non sulla mia. Questo è un periodo in cui bado solo a me stesso, tengo il mondo fuori, almeno per un po'. Perché i periodi vanno e vengono, il mondo di fuori tornerà a farsi vivo e mi farò una opinione su tutto, e sembrerà anche a me che è l'opinione di sempre, perché son coerente con me stesso e quello che dico e faccio è quello che ho sempre detto e fatto. Non è così, ma fa tanto piacere pensarlo.

lunedì 5 dicembre 2011

Aspiranti terroni

Dice il Bossi con un filo di voce che l'Italia è finita, e il futuro sta nella cartina disegnata dal Trota, una macroregione con l'Austria, la Svizzera, la Baviera e la Savoia, oltre alla fantomatica Padania ovviamente. Un genio. Tutta una vita a gridare contro i terroni e alla fine scegliere come obiettivo prossimo venturo diventarlo di qualche tedesco!

mercoledì 16 novembre 2011

Prove tecniche di normalità

Nuovo governo. Un ammiraglio alla Difesa. Un economista all'Economia. Un ambasciatore agli Esteri. Un ex prefetto agli Interni. Un avvocato alla Giustizia. Un amministratore delegato allo Sviluppo. Un docente universitario all'Istruzione. Donne incaricate per l'esperienza e non per l'avvenenza. Nessun politico. Un Presidente del Consiglio dall'aria seria. Nessun ministro vestito di verde stile Kermit del Muppet Show. Nessun ministro ruttante. Tutti con l'aria più o meno competente. Tutti con l'aria di chi mastica almento due lingue straniere. Tutti (credo, spero) non inquisiti. Un governo che assomiglia a un governo e non a una compagnia di giro. Dovrebbe essere la normalità, invece ci si stupisce. Tanto per dire quanto in basso si era scesi.

lunedì 14 novembre 2011

No, forse non ci siamo capiti

C'è questa cosa buffa, l'opinione che gira sul Presidente del Consiglio incaricato Monti dove in pratica ci si ritrova a pensarla in maniera molto simile alle varie trombe di regime, ai Sallusti, ai Ferrara, ai Feltri e via dicendo. Dicono a destra che con questa nomina si è abdicato alla democrazia, avendo dato l'incarico a un non eletto dal popolo (quanto gli piace, dire 'sta cosa!) che ha, pare, intenzione di affidarsi a un governo di tecnici (tutto ancora da vedere). Dicono anche che Monti sia troppo vicino agli ambienti bancari, in pratica un uomo della Bce se non proprio della Goldman Sachs dove in passato ha lavorato, e che la sua nomina è una ingerenza bella e buona dei poteri forti sul nostro Paese. Avvertono poi sui pericoli che deriveranno dalla sua nomina, in particolare sulla svendita del patrimonio dello Stato e su manovre lacrime e sangue che questi dovrà adottare per tentare di rimettere in sesto la baracca.
Tutto vero. Dimenticano un piccolissimo particolare: che se siamo a questo punto la colpa è solo loro (ripeto: loro!). Se a noi sta a cuore l'interesse dell'Italia, a loro stanno a cuore solo gli interessi di bottega, che avrebbero tanto voluto continuare a farsi alla facciazza nostra.
La democrazia, è vero, di fatto è stata messa momentaneamente da parte, e ci si augura di rivederla presto (semmai l'abbiamo vista), ma non è che con quella porcata di legge elettorale da loro voluta questo Paese brillasse per scelte democratiche: quindi di che stiamo parlando?
Monti è gradito alle banche. Certo, è stato messo lì apposta, ma se si è dovuti arrivare a questa scelta è perchè il loro tanto amato governo non ha fatto un accidente di niente per evitare di arrivare così in basso. Le manovre lacrime e sangue poi, a questo punto sembrerebbero inevitabili (ho seri dubbi in proposito), ma siamo sempre lì, se sono necessarie è perché il loro cacchio di governo ha brillato per immobilismo ed inefficenza.
Vale la pena sbattergli in faccia ad ogni occasione, ai Ferrara e compagnia, che negli ultimi dieci anni loro (loro!) hanno governato per otto anni, e se non sono riusciti a fare la loro cavolo di "rivoluzione liberale" è per via della loro (loro!) totale incapacità a fare alcunché. Facciano mente locale e ripensino ai casini combinati anche solo in una cosa semplice semplice come presentare le liste elettorali alle ultime regionali: e questi qui avrebbero dovuto fare le tanto sbandierate riforme epocali? Via dai, siamo seri....
Ora, io non sono affatto contento della piega che hanno preso le cose, sarebbe stato meglio tornare a votare, ma col cacchio che vado ancora a mettere croci se prima non cambiano la legge elettorale! Inutile anche dare addosso all'opposizione, che sta appoggiando praticamente senza veti l'esecutivo che andrà a formarsi: c'è qualche pazzo disposto a prendersi la responsabilità di un eventuale fallimento dell'Italia? Non lo ha fatto il Pdl, dovrebbero farlo Pd e Terzo Polo? Via, c'è poca scelta, e ripeto, se siamo arrivati a questo dobbiamo ringraziare quelli che hanno sostenuto il buffone per tutti questi anni, aspettando poi cosa non si sà.
Riguardo a Monti, i dubbi ci sono e restano tutti, ma intanto ci si accontenta di vedere all'angolo il Bandana e la sua cricca, poi si vedrà. Chiamala consolazione da poco, per ora basta e avanza.

domenica 13 novembre 2011

A scoppio ritardato (ovvero Scusate, ma ero troppo preso a festeggiare)

Allora, ieri sera non ero a portata di mouse, ma ho seguito in diretta televisiva ciò che è successo a Roma. Ho accompagnato mentalmente quell'auto blu con caimano incorporato da casa sua a casa di quello che conta più di lui. Ho atteso pazientemente che qualcuno, finalmente, dicesse le parole che aspettavo da tre anni e mezzo. E quando le ho sentite, belle, chiare, precise, "si è dimesso", il primo pensiero è volato qua. Su ciò che accadrà dopo ci si penserà da domani: anche se sulle macerie, oggi è stata festa.

venerdì 11 novembre 2011

Padroni e sotto

La sensazione di molti, compresa la mia, è che stiamo passando se non dalla padella alla brace, di certo da una padella a un'altra. Una sensazione che attraversa in maniera trasversale la società, a volte in modi che non ti aspetti.
Comprensibile la preoccupazione di chi si posiziona più a sinistra, che vede con l'arrivo di Mario Monti il sistema bancario e finanziario che prende direttamente le redini del Paese bypassando i pupazzi politici tutti, dimostratisi abbondantemente non all'altezza del ruolo in teoria assegnatogli: escludendo ipotesi complottiste di nuovi ordini mondiali, semplicemente salvaguardare i profitti privati a scapito della collettività. La ricetta per uscire dalla crisi creata ad hoc d'altronde appare chiara: nuove manovre economiche improntate sui tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni e liberalizzazioni a go go, riforme del lavoro e delle pensioni a tutto svantaggio dei soliti noti. Su una posizione critica verso un governo Monti ci si è messo pure Di Pietro, abile a fiutare il malcontento che gira specialmente in rete e dunque a caccia di consensi per le elezioni prossime venture da grattare all'area dei malcontenti di sinistra e dei legaioli delusi.
Contrari alle ipotesi di un governo più che altro tecnico anche i trombati ancora per poco al governo, per motivi all'apparenza simili, ma che nascono da presupposti diversi. In realtà è solo perché a fare profitti privati alla faccia della comunità vorrebbero continuare a farlo loro, così come hanno fatto per tutti questi anni. Ad ogni modo il giocattolo per loro si è rotto, ormai nella sostanza sono fuori dai giochi e la poca iniziativa politica che hanno gli è stata lasciata pro forma per grazia ricevuta da Napolitano, abile nel dare un colpo al cerchio (dei mercati internazionali) e uno, pesantissimo, alla botte dentro la quale è stato infilato Berlusconi.
Comunque un risultato per lo meno è stato raggiunto, levarsi dalle balle il Bandana (mi sbaglierò, ma sono ottimista: per me stavolta è finito davvero), ed è un vero peccato non poterne gioire più di tanto. Vale qui lo stesso discorso dell'altra volta, non è facile ballare sulle macerie, con l'unica consolazione che forse si incominciano a vedere chiaramente chi sono i padroni e chi i sotto, ed è un vero peccato sapere che quando i giochi vengono svelati è perché non serve più nasconderli.

martedì 8 novembre 2011

Lo sfascio

Niente. Perde i pezzi, ma non si dimette. Lo hanno abbandonato tutti, Chiesa, industriali, commercianti, mignotte papponi e lacché vari, tutti, ma non si dimette. Lo hanno invitato a "fare un passo avanti" (chi ancora pensa che possa essergli mai interessato qualcosa di questo Paese), a "fare un passo indietro" (quanti ne vogliono prendere il posto), a stare fermo al suo posto (uno che non ho ancora capito se ci fa o ci è), "a fare un passo di lato" (Bossi e la sua truppa), ci manca che qualcuno gli chieda di fare la riverenza e la quadriglia è bella che fatta, ma non si dimette.
Ieri diceva: "non siamo attaccati alle cadreghe". Oggi, dopo aver preso atto di non avere una maggioranza in Parlamento (nessun dubbio: scritto nero su bianco!), decide di restare attaccato alla cadrega ancora per un po', il tempo di varare la legge di stabilità e magari infilarci dentro qualcosa che serva alle sue cacchio di aziende (Marina, Piersilvio e il Fedele Confalonieri sono mooolto preoccupati), e quindi -indovinate un po'- non si dimette. Non che le sue dimissioni cambino la sostanza delle cose, anzi, una sua caduta in questo momento può forse peggiorare la situazione, quindi prendere tempo, e far avvenire il passaggio in modo graduale, può essere positivo, almeno si spera.
L'Italia oggi è di fatto sotto tutela di un po' tutti quanti, Ue, FMI, da ultimi la BCE. Ci chiederanno, immagino, sacrifici di cui ancora non si è ben definita la portata, ma qualcosa mi dice che non sarà certamente uno scherzo uscirne indenni (per la Grecia non si è fatto lo stesso?), e chiunque si trovi a governare non ha altre strade che seguire le indicazioni che arrivano dall'estero. Dal punto di vista nazionale è assurdo constatare che mandato via il nano e la sua corte dei miracoli, che non meritano di rimanere al proprio posto per mille e un motivo, si manda via uno che nel suo immobilismo e nella sua incapacità ha paradossalmente garantito che questo Stato non fosse ancora completamente svenduto ai privati (le maggiori privatizzazioni in Italia sono state portate avanti da governi tecnici e da coalizioni di centro sinistra, sebbene le stesse sono le sole che in qualche modo sono riuscite a ridurre di poco il debito pubblico), e che in un suo modo contorto e certamente interessato ha cercato politiche energetiche diverse dai desiderata internazionali: insomma, stava sulle balle a tutti in campo internazionale perché non rispondeva adeguatamente ai comandi, non certo per la sua cialtronaggine e per lo sfascio etico e morale in cui ha precipitato il Paese tutto.
A questo punto restano poche strade praticabili per rimettere in sesto questo Paese. Mandare via il pagliaccio di Arcore è solo il primo passo, bisogna poi impedirgli di continuare a influenzare la politica e la società italiana: finché ha mezzi per farlo è certo che lo farà. Insieme a lui mandare via questa pseudosinistra di destra: la soluzione non è inseguendo le ricette liberiste e il dio mercato come pensano di fare i Bersani, i D'Alema, i Veltroni o (dio ce ne scampi) i Renzi. Trovare poi alla svelta una via d'uscita da un ingranaggio che finirà presto per incepparsi e travolgere tutto il mondo occidentale. Cose già sentite, tra l'altro. Servono ricette nuove, ma chissà che non sia il caso di riscoprire le vecchie.

sabato 5 novembre 2011

Ottimistico post

Siamo veramente nella merda. Lo capisci da tante piccole cose. Ad esempio dall'assenza, o meglio, dalla scarsa presenza sui blog del tema principale di questi giorni, la crisi finanziaria che investe l'Italia con conseguente nuova crisi nel suo governo. E' come se quello che sta accadendo avesse tolto le parole dalle tastiere di quasi tutti, in genere sempre molto celeri a cavalcare la notizia. Per dire, della morte di Steve Jobs ne hanno parlato tutti chi più chi meno, senza stare tanto a pensare che in fondo, andarsene all'altro mondo, è la cosa più naturale che si sia: capita, a tutti. Quando uno muore, o qualcosa muore, è in effetti più semplice parlarne. C'è un punto fermo, si tirano le somme. Sull'agonia che precede il trapasso è più difficile articolare discorsi, chi lo sa, forse per rispetto. Per l'Italia, paese in agonia, è lo stesso. Si è tutti qui ad osservare il malato che lentamente muore, vediamo i medici che gli stanno praticando terapie giragli attorno incapaci di somministrargli la cura giusta, sentiamo il battito d'ali degli avvoltoi che hanno cominciato a girarci sopra. I parenti, noi, fuori dalla stanza ammutoliti dall'assurdità della situazione, restiamo in attesa del grande evento, incapaci di proferire parola, aspettando il momento di sfogare la tensione.
Assurdo. Ecco, la parola giusta è questa qua, quello che sta accadendo è privo di ogni logica. Assurdo perché sappiamo bene che l'Italia ha risorse sufficienti per uscire dalla crisi, se solo gli si praticassero le terapie giuste. Da soli, senza l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale che ha cominciato a metterci gli occhi addosso. L'Fmi, assurdo nell'assurdo, sembrerebbe essere stato invitato a farlo dal peggior presidente del consiglio della storia, come se l'organismo guidato dalla Lagarde fosse una qualunque agenzia di rating, e come se invece non si fosse mosso su pressioni di Francia e Germania, preoccupati per la nostra tenuta. Siamo commissariati di fatto, all'ultimo stadio prima del crollo (per capire gli effetti degli interventi del Fmi basta guardare all'Argentina di dieci anni fa e alla Grecia di questi ultimi).
Mentre l'Italia affonda, continuiamo con l'assurdo di un governo di pretoriani impossibilitati ad arrendersi dal vecchietto rincoglionito che a suo tempo ne aveva comprato le prestazioni, facilitando in questo modo gli attacchi speculativi contro di noi. Non gli si può certo dar torto, a chi ci attacca: onestamente, voi investireste in una Italia guidata da un senescente in evidente stato di confusione che comanda una massa di pecore zelanti, incapaci di pensiero proprio? Io, ne avessi, proprio no. E' ormai evidente anche ai sassi (era ora) che un problema nel problema ha un nome e cognome, Silvio Berlusconi, ed è altrettanto evidente che finché non leverà il disturbo gli attacchi al nostro Paese non cesseranno, anzi. Nonostante questo dobbiamo quotidianamente assistere alle farneticazioni mediatiche dei berlusconiani che tentano di minimizzare ogni cosa con frasi oltre il limite del ridicolo. Sostenere che non solo l'Italia è in crisi non attenua la gravità della situazione, ribadire che questo governo ha già messo in campo diverse manovre finanziarie (tutte inutili) come attestasto di merito è certificare la propria incapacità di far quadrare i conti, accusare l'opposizione di scarsa affidabilità è gettare fumo negli occhi, continuare a sperare in una fantomatica "rivoluzione liberale" è da folli, continuare a difendere l'indifendibile è da imbecilli.
Dunque siamo veramente nella merda, ma ad ogni modo, non credo che questo Paese possa fallire: il pagliaccio che governa dovrà a breve farsi da parte, che lo voglia o no, e questo allenterà la tensione. Ma è il dopo che mi preoccupa: occhio a chi sarà messo al posto di questi imbecilli. Sono già lì pronti con le parole magiche, privatizzazione, liberalizzazione, flessibilità, quando quello che bisognerebbe fare è l'esatto contrario, nazionalizzare, ricreare ricchezza comune, proteggere e garantire il lavoro di tutti. Il peggio, mi sa, sul fronte sociale, deve ancora venire.

domenica 30 ottobre 2011

Quintorigo tornate insieme

Ecco, io poi non sono Elio e Le Storie Tese, per cui un brano per chiedere che un gruppo si rimetta insieme non sono in grado di farlo, primo perché non so suonare manco le nacchere, secondo perché non so scrivere nulla, eccezion fatta per inutili post che lasciano il tempo che trovano e hanno la visibilità che hanno, però un appello affinché i Quintorigo (nelle persone dei musicisti Andrea e Gionata Costa, Stefano Ricci e Valentino Bianchi), e il cantante John De Leo (dove dire cantante è certamente riduttivo e bisognerebbe coniare, sempre se non c'è già, un termine adatto a definire uno che suona la propria voce) lascino da parte eventuali screzi e incomprensioni e tornino a deliziare pubblico e critica come ai bei tempi che furono, un appello dicevo posso sempre lanciarlo nella rete, non per il possibile seguito che questo potrà avere, visti i miei scarsi contatti, ma nell'eventualità, remotissima, che i diretti interessati possano leggerlo e prendere in considerazione la faccenda. Il panorama musicale italiano ne guadagnerebbe, loro probabilmente pure, le mie orecchie, afflitte negli anni da improbabili sostituti, anche. Grazie, e spero di poterlo dire, un giorno.

venerdì 28 ottobre 2011

Malatisani

Luca Barberini - Folla (Mosaico)

Sai, poi hai voglia ad incazzarti sentendo parlare di pensioni sempre più lontane e di licenziamenti facili, promesse ad una Europa che sta diventando sempre più esigente e, non che ci fossero dubbi al riguardo, di fatto padrona della politica nostrana, quando chi le vivrà sulla propria pelle non trova di meglio che accalcarsi alle inaugurazioni di un paio di centri commerciali, a Roma come a Torino. Per carità, mica ci si aspettava niente di diverso. La realtà la si conosce, e i propri simili anche, per cui lo stupore è solo un riflesso condizionato. Chi lo sa, forse sono tutti consapevoli della situazione e siamo ormai al classico finché ce n'è, viva il Re, oppure -più probabile- di andare a scatafascio ce lo strameritiamo, visto il menefreghismo imperante. Quel che è certo è che mi pare si sia perso del tutto il senso di cosa conti davvero. E' un mondo di malatisani questo, e allora -davvero- sarebbe "meglio la fine, che un lieto fine incolore".