Ho detto basta, oggi, in poche parole. Fuori, mentre davo le mie ragioni del distacco, necessario ormai, pioveva come se la terra non avesse mai visto acqua. Poi il sapore liberatorio di parole di dimissioni è stato accompagnato dal ritorno, letterale, del sole a illuminare. E mentre mi lasciavo alle spalle due anni di lavoro, accompagnati da dubbi e da incertezze, per entrare in una nuova fase con nuovi dubbi e nuove incertezze, l'atmosfera era ideale, e nell'intimo trovava spazio una nuova disposizione.lunedì 2 novembre 2009
New disposition
Ho detto basta, oggi, in poche parole. Fuori, mentre davo le mie ragioni del distacco, necessario ormai, pioveva come se la terra non avesse mai visto acqua. Poi il sapore liberatorio di parole di dimissioni è stato accompagnato dal ritorno, letterale, del sole a illuminare. E mentre mi lasciavo alle spalle due anni di lavoro, accompagnati da dubbi e da incertezze, per entrare in una nuova fase con nuovi dubbi e nuove incertezze, l'atmosfera era ideale, e nell'intimo trovava spazio una nuova disposizione.Non è un paese per vecchi
Andare a Lucca Comics una volta era tanto semplice. Si partiva dalla provincia di Cuneo in genere al mattino presto per poter essere nella cittadina toscana prima di pranzo, si parcheggiava molto comodamente nei pressi del palazzetto dello sport sede della convention, si faceva un primo giretto di ispezione, si pranzava, si trascorreva qualche altra ora fra gli stand tutti posizionati in una unica sede, si decideva che se ne aveva abbastanza quando la ressa diventava maggiore, verso le sedici più o meno, quindi si salutava Lucca e si facevano poi altre tre ore e mezzo di auto per essere di ritorno a casa in tempo per la cena. In queste dodici/tredici ore si parlava SOLO di fumetto: alla fine ne avevi fatto talmente il pieno che non ne aprivi uno da leggere per una settimana, ma ne valeva la pena.L'ultima volta che mi ci sono recato è stato diversi anni fa, la solita macchinata di amici, tra cui questo qui, accomunati chi per passione chi per lavoro dall'interesse per le nuvole parlanti. Poi, complice l'età che avanza e la pigrizia che aumenta, il fatto che in genere quando c'è Lucca Comics è ormai novembre per cui il tempo spesso fa schifo, una certa disaffezione da parte mia per questioni personali, il fatto che "ormai Lucca è un carnaio" e che difficilmente compri qualcosa a prezzi umani (parlo di vecchi fumetti, ovviamente), la gita in Toscana è stata sostituita dalla visita alle edizioni di Milano e, molto più comodamente, Torino: magari non sono il massimo, ma proprio per questo riesci ancora a vedere qualcosa senza doverti far largo tra la ressa con un machete.
Ieri sono tornato a Lucca, per via che il novantasettenne nonno della mia bella vive da quelle parti e quindi abbiamo unito le due cose, fermandoci per una notte. Beh, andare a Lucca Comics oggi non è più tanto semplice.
Gli organizzatori hanno da qualche edizione spostato la manifestazione da fuori le mura a dentro, disclocando i vari padiglioni in giro per la città. Parcheggiare non è più tanto comodo, adesso. Per poter fare i biglietti, e farci dare l'indispensabile braccialetto che ti permette l'ingresso agli stand, abbiamo perso almeno tre quarti d'ora tra il chiedere informazioni alla hostess che ovviamente ce ne dà una sbagliata, il richiedere informazioni questa volta giuste, e trovare la biglietteria, il tutto muovendosi nel centro di una Lucca letteralmente invasa da ggiovani vestiti un po' manga, un po' halloween e un po' semplicemente pirla. Bello, a prima vista. Alla seconda vista, che per me arriva dopo circa dieci minuti, avrei voluto trasformarmi in una versione moderna e aggiornata del Joker e combinare qualche simpatico scherzetto a tutta quella bella maraglia, magari a base di napalm e bombe a grappolo!
Insomma dopo un' ora e un quarto dal nostro ingresso in Lucca non ho ancora visto un cacchio di fumetto, e la cosa comincia a darmi sui nervi. Finalmente, dopo un'ora e mezzo, riesco a vedere il primo giornalino, ma è talmente tanta la ressa che si capisce subito quanto sia ardua l'impresa che mi ha spinto verso quel manicomio, cioè cercare una cosa sola (chè mi devo imporre obiettivi mirati sennò mi spendo lo stipendio in posti del genere), l'unico volume di Hellblazer che mi manca, e in mancanza comprare qualche nuova interessante uscita. Più facile a dirsi che a farsi, visto che avvicinarsi ai banchi e cercare con calma è cosa pressocchè impossibile da fare con soddisfazione, almeno per i vecchietti come me. Alla fine è stato solo un gran girare tra banchi presi d'assalto dalla nuova gioventù fumettara, comprare due nuove uscite (sempre di Hellblazer, che però potevo comprare pure alla fumetteria all'angolo), sfogliare qualche volume interessante, vedere quà e là disegnatori famosi al lavoro, ma soprattutto esaurire la serie di bestemmie rivolte ai ggiovani con zaino Invicta sulle spalle che pensano di trovarsi in Piazza San Carlo una domenica d'agosto invece che in mezzo a un carnaio epocale.
Proprio vero che si invecchia!
venerdì 30 ottobre 2009
Di fuffa n° 1
Oroscopo del giorno: Vergine."Oggi vi sentirete come abbandonati? Non guardate fuori di voi perché qualcosa è avvenuto all'interno di voi stessi. Saturno proprio oggi vi lascia dopo due lunghi anni lasciando con sé un bagaglio carico di maturità. Salutatelo con dolcezza, bando alle amarezze o malinconie!"
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giovedì 29 ottobre 2009
Di recensioni
Ci sono due cose, parlando di cinema, per me completamente inutili: la classifica dei più visti nelle sale e le recensioni dei film.La prima è quella cosa che spinge ad andare a vedere un film anche per il fatto che ci siano andati altre vagonate di persone. Questo non vuol dire che il film sia bello, magari sì ma magari anche no. Ad esempio io ho un gusto mio e magari Parnassus lo hanno visto milioni di persone a cui ha decisamente fatto cagare, mentre a me non è detto che non piaccia visto che adoro Terry Gilliam e finora non mi ha mai deluso. O magari fa cagare anche a me (non l'ho ancora visto, magari vi dirò!) e allora il successo al botteghino vuol solo dire che era una cagata di successo, cosa che tra l'altro ho pensato di The Millionaire lo scorso anno, quando a tre quarti di film mi sono chiesto quali oscuri criteri avessero spinto i giurati del premio Oscar a dare 8 statuette a una tale puttanata e perchè quella merda stava piacendo a tutti quanti me escluso, domanda quest'ultima che può mettere in crisi tutto un sistema di valori basato sulla negazione dell'individualismo e sulla comunione di sentimenti alla base di un mondo ideale al di là da venire, a pensarci.
Dell' inutilità della seconda cosa relativa al cinema ho invece preso ieri piena coscienza, dopo aver letto a posteriori la recensione che fanno qui di un film di un paio di anni fa che ieri sera ho rivisto con mio sommo godimento.
Il film in questione è L'Assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford del regista neozelandese Andrew Dominik, film lungo almeno in proporzione al titolo visto che dura qualcosa come 160 minuti, di ambientazione western ma che col genere c'entra poco.
Scrive l'autrice della recensione: "Il film di Dominik si limita all'introspezione psicologica senza riuscire ad appropriarsi dell'universo western né a calarvi l'eroe più discusso della mitologia americana (...) privo del fascino irresistibile del cavaliere romantico, della grandezza dei suoi sentimenti, dell'amore per gli spazi aperti, della radiosità che lo rese popolare e lo consacrò alla leggenda: il bandito d'onore, il bandito battista, l'espropriatore degli espropriatori".>
Ora, a parte chiedersi dove mai abbia preso questa idea di Jesse James "radioso" e onorevole bandito modello Robin Hood che leva ai ricchi per dare ai poveri, quando in realtà era solo un ex guerrigliero sudista che campava di rapine ammazzando senza stare a pensarci e approfittava dei sentimenti antinordisti giusto per coprirsi il culo, viene l'idea di un film mal riuscito, né più né meno, e a voler seguire i consigli del genio recensore uno se ne sta a casa e evita di buttar via soldi.
Peccato alcune cose, che il film che ho visto io voleva essere davvero un film psicologico; che il punto di vista non è su Jesse presunto eroe ma su Robert presunto codardo; che è un film sul mito e sulla costruzione della propria vita sull'immagine di un'altra persona, dove uccisa l'una muore anche l'altra. E' anche un film sui sentimenti umani molto semplici, quali l'amicizia e la sua caducità, ma soprattutto sul coraggio e la vigliaccheria, presenti in ognuno in egual maniera, dove l' "eroe" Jesse uccide sparando alle spalle un ex amico, così come farà poi con lui il "codardo" Robert.
E' un film volutamente lento, con una colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis drammatica e ben legata alle immagini. Queste sono piene di gesti quotidiani che non siamo abituati a vedere in un western, e lo fa apprezzare proprio per per quello spogliare il genere di tutta l'epicità che lo ha sempre contraddistinto per riportarlo semplicemente a livello umano. Il film sembra dire che la vita non ha niente di epico: è fatta di tante piccole cose, di qualche momento esaltante e di tante debolezze. Nessuno sembra sfuggire a questa legge, non il piccolo vanaglorioso Robert Ford ma nemmeno il grande eroe Jesse James, che viene qui riportato alla sua giusta dimensione proprio dalle parole ("è solo un essere umano") di chi di quella venerazione si è nutrito fino a pensare di potercisi sostituire. Niente di epico dunque, anche se il film dice allo stesso tempo, e soprattutto, che non si possono uccidere i miti.
Per tornare a noi dunque si può dire che io abbia visto una roba completamente diversa da chi aveva recensito il film (o anche solo che chi lo aveva recensito si era messa a guardarlo pensando di vedere Ombre Rosse ed era rimasta delusa per il mancato arrivo degli indiani!), da qui l'inutilità della sua recensione, almeno per il sottoscritto.
Poi certo, sicuramente ci sarà stato chi avrà visto il film dopo averne letto la descrizione e sarà uscito dalla sala lamentando di mancate sparatorie e grandi spazi, indiani urlanti e banditi "radiosi". Immagino gli stessi che "i neri hanno il ritmo nel sangue", "non c'è più la mezza stagione" e "i comunisti mangiano i bambini".
mercoledì 28 ottobre 2009
Dettagli minimali
C'è da dire, su questi tempi di sovraffollamento mediatico, di urla scomposte e inconcludenti, dove ognuno dice la sua senza pensare se sia giusto o sbagliato e dove tutto ormai si confonde e si annulla a vicenda, che valgono di più e colpiscono meglio il segno poche semplici parole dette in mezzo a una canzone che tanti discorsi ripetuti fino alla noia.domenica 25 ottobre 2009
Cambiare
Siamo tornati dalle miniferie già da un po', duravano solo quattro giorni e, tranquili, la bevuta alla vostra salute l' abbiamo fatta, con un rosso di Borgogna che a dire il vero non valeva un nostro Nebbiolo ma in compenso costava quattro volte tanto.E' stata una bella vacanza seppur breve. Respirare nuova aria, godere della vista naturale che gli enormi spazi francesi concedono a differenza del nostro territorio, intasato di gente e cementificato, ma soprattutto aver tenuto lontano per quattro giorni notizie inutili e deprimenti, è stato salutare, un vero momento di "vacanza".
Ora, al ritorno, sto faticando a riprendere contatto con questo stupido blog, per vari motivi. Da un lato è venuto fuori un rifiuto quasi totale per le vicende marce dell'italietta (che si susseguono a ritmo continuo, vedo: non fai in tempo a girarti un attimo che spuntano fuori calzini turchesi e trans cineoperatori, almeno l'industria del ricatto funziona senza temere crisi!), per cui al solo accendere un televisore o sfogliare un giornale e vedere le solite facce politiche da cazzo, mi viene quella che in piemontese viene definita "pecola", che sarebbe una metaforica reazione cutanea che interessa il fondoschiena con conseguente distacco della pelle dalla sua sede naturale.
Non parliamo poi delle vicende della pseudosinistra e delle sue primarie, di cui ho ricevuto incessante notizia tramite posta elettronica per quell'errore che avevo fatto un paio di anni fa nell'iscrivermi alle loro newsletter, con la conseguenza che ora sono bombardato di mozioni Marino e di mozioni Bersani e di mozioni Franceschini con cui mi comporto come per qualsiasi altro spam, operando un "canc" pressocchè immediato, perchè diciamola tutta: non mi frega una mazza di Franceschini Marino e Bersani, come non ho nessuna intenzione di sprecare il mio tempo per andare a mettere una croce per uno di loro in questa sciocchezza delle primarie che per me resta come Halloween, una americanata di cui potremmo fare benissimo a meno. Vinca chi cacchio vuole, che tanto a conti fatti non cambierà niente, al limite si sposta leggermente il peso politico da una parte o dall'altra, ma sempre fuffa rimane. Non è da loro che può venire il cambiamento che ci aspettiamo.
Della crisi poi, quella la sto vivendo sulla mia stessa pelle, come ho vissuto su di me gli effetti di una politica del lavoro sbagliatissima nella sua impostazione. Non ci andava un genio per prevedere gli effetti, economici e sociali, di una mobilità applicata al lavoro, per cui si sapeva da subito che inevitabilmente avremmo assistito ad un abbassamento sia degli stipendi che della professionalità, ma questi erano discorsi da operaiacci di sinistra che come noto capiscono una mazza, che sono ancorati al passato e che ancora credono nel posto fisso: oggi gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e ringraziamo le destre ma soprattutto le sinistre per questo bel regalo con annessa presa per il culo quando, a disastro avvenuto, si fa finta di riscoprire il vantaggio del valore del lavoro garantito.
Ne ho un po' le balle piene di sentire e leggere su televisioni e giornali parole inutili pronunciate da gente inutile, di leggere sul web di cose utili ma inefficaci, e di contribuire al piagnisteo generale unendoci il mio. Ci si rende conto, a un dato momento, che si stà sprecando tempo ed energie nell'occuparsi di cose su cui si può fare ben poco, se non urlare alla luna, con la conseguenza di tralasciare una cosa molto più importante, se stesso e la qualità della propria vita, specie se le frustrazioni dovute a situazioni esterne a sè finiscono per deprimere e rendere sempre più impotente. C'è chi come me non riesce a mantenersi distaccato, ad operare una scissione fra mondo interiore e mondo esteriore, una difesa necessaria alla propria salute fisica e mentale, per cui quel disagio di cui parla e legge relativo allo schifo italiano, lo vive sulla propria pelle somatizzandolo.
E non va bene, o almeno a me non va più bene. Ora sento forte la necessità di recuperare cose che ho tralasciato, invischiato in una realtà quotidiana per lo più esterna a me che mi ha svuotato e reso debole, a cui ho elargito energie andate perse che avrebbero avuto certo un miglior destino se indirizzate correttamente.
Questo forse comporterà un cambiamento in questo stupido blog, forse scriverò solo di fuffa, forse solo di me che poi è la stessa cosa, o forse non scriverò affatto, non lo so. So solo che a volte per sopravvivere è necessario cambiare.
giovedì 15 ottobre 2009
Miniferie
E' stata una settimana importante per questioni molto personali che non sto ad elencarvi, cose tipo prospettive ritrovate e punti di vista riaggiornati. E' stato stancante, molto, e questo mi ha tenuto un po' distante dai blog che seguo con amicizia, ma ad essere sincero non avrei avuto le forze per impegnarmi in discussioni del genere Bandana et similia.mercoledì 14 ottobre 2009
The Smiths - The Boy With The Thorn In His Side
The boy with the thorn in his side
Behind the hatred there lies
A murderous desire for love
How can they look into my eyes
And still they don't believe me ?
How can they hear me say those words
Still they don't believe me ?
And if they don't believe me now
Will they ever believe me ?
And if they don't believe me now
Will they ever, they ever, believe me ?
Oh ...
The boy with the thorn in his side
Behind the hatred there lies
A plundering desire for love
How can they see the Love in our eyes
And still they don't believe us ?
And after all this time
They don't want to believe us
And if they don't believe us now
Will they ever believe us ?
And when you want to Live
How do you start ?
Where do you go ?
Who do you need to know ?
sabato 10 ottobre 2009
Quando Marx bussa alle porte
In questo megapaesone che è Torino il campanello di casa non suona mai inaspettato, quando lo fa è perchè sai già che suonerà. Qui non è come al paesello di mille anime da cui manchi da troppi anni, e nemmeno come il paese di diecimila persone dove hai trascorso gran parte dell'esistenza. In quei posti può anche succedere che un amico inaspettato passando sotto casa tua ti faccia uno squillo per fare due ciance, solo, e per scroccarti un caffè. Qui no, nel paesone di un milione di abitanti nessun campanello suona mai per caso. Quando lo fa ti stupisci e associ il suono inaspettato a una invariabile scocciatura da scrollarsi al più presto. Può essere magari un vicino che conosci solo di vista, che saluti educatamente quando lo incroci sulle scale, ma di cui fatichi a ricordare il nome e il piano in cui abita, ma è raro che un vicino suoni alla tua porta, più probabile che sia, dato che è sabato e oltre alla mia porta ha suonato pure a quella a fianco, il testimone di Geova vestito come in un film americano anni '70, camicia bianca con maniche arrotolate e cravatta scura, occhiali spessi e aria da avvocato di quarta serie, oppure il ragazzotto impettito che tiene all'igiene del tuo appartamento e vuole a tutti i costi rifilarti un aspirapolvere affinchè tu riesca a tenere tutto bello igienizzato lo spazio in cui vivi.E' chiedendomi chi dei due devo mandare a cagare che mi appresto ad aprire la porta, quando da fuori mi arriva il suono di parole che dicono "lotta comunista signora, il giornale di lotta comunista", indirizzato alla mia vicina ultraottantenne che a quanto pare è più svelta di me in faccende di porte e di campanelli. Ovviamente la vicina lancia dalla porta chiusa un educato "no, grazie", probabilmente accompagnato da un segno della croce (ma questa è una mia supposizione), nel frattempo io ho aperto non credendo alle mie orecchie: "ma allora ci siete ancora" dico mentre l'uomo dall'aria brizzolata mi allunga una copia del loro giornale e si affretta a chiamarmi "compagno" : "certo che sì, siamo ancora qua. Se puoi fare una offerta per la causa....".
Prendo il giornale e lascio l'obolo, ancora incredulo e gli chiedo a quale gruppo appartengono. Nella risposta, generica e affrettata, come di un venditore che trova un raro cliente e deve affrettarsi a portarlo dalla sua, sento parole come "borghesia", "classe operaia", "lotta di classe".
Incredibile. Un balzo indietro di venti anni almeno, e tra l'altro credo che l'uomo brizzolato venti anni fa facesse la stessa cosa, distribuire volantini, fuori dalla facoltà di lettere a Palazzo Nuovo.
E penso, poi, a come mi suonano strane quelle parole oggi, dove tutto è confuso e fatichi a distinguere nella massa dove sono le classi che dovrebbero fare la lotta, e pure dove sono le classi a cui fare la lotta. Una ricetta vecchia per un problema sempre attuale, o invece i problemi oggi sono nuovi e diversi e attaccarsi a Marx e Lenin è un po' come curare ancora con i salassi? E quella mia voglia di nuovo, di diverso, che non rinneghi nulla ma che guardi oltre?
Va beh, non ho voglia di rispondermi. Per il momento mi godo il suono di quelle parole pronunciate per strada e casa per casa, come una volta.
And the winner is....
Nobel per la Pace a Barack Obama.Al presidente degli Stati Uniti d'America.
venerdì 9 ottobre 2009
Tanto rumore per nulla
Sulle polemiche relative alla Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano, che ancora continua a tenere banco attraverso le dichiarazioni del Bandana (qui), basterebbe citare quel gran filosofo di origine serba che corrisponde al nome di Vujadin Boskov, che la vita ha voluto casualmente calciatore prima e allenatore di calcio poi:Tutto va ben, madama la marchesa
Anni fa, quando ancora cristonavo davanti a un tornio a tutte le ore del giorno e della notte, nel senso che "giravo" su tre turni, uno sciopero generale di otto ore convocato dai sindacati era qualcosa di pesante. Voleva dire, oltre al danno in termini economici per il lavoratore, che una serie di scioperi precedenti di due o quattro ore non avevano ottenuto gli esiti sperati e si era obbligati a mobilitare tutta la propria forza, per dare un segnale alla controparte ma anche al Paese tutto.giovedì 8 ottobre 2009
La cura
Mentre le vicende private e non dell'amatissimo (cosi pare, al 68% degli italiani) PresdelCons tengono banco su tutti i media con la dichiarata incostituzionalità del Lodo Alfano da parte della Consulta della Corte Costituzionale, questo Paese sta attraversando la peggior crisi degli ultimi trenta anni, spalmata su più livelli, economico, sociale, politico.I dati del Fondo Monetario Internazionale per il prossimo anno sono preoccupanti, con un tasso di disoccupazione previsto attorno al 10,5% e con un ulteriore aumento del nostro debito pubblico. Già in questo 2009 l'economia italiana ha visto ridursi drasticamente la ricchezza prodotta, un -5% che in pratica ci riporta a livelli del secolo scorso, e le previsioni sulla ripresa della crescita sono sconfortanti, prevedendola lenta a partire solo dal prossimo anno. Questo significherà che tante ditte che in questo 2009 hanno retto, il prossimo anno saranno costrette a chiudere i battenti.
Quindi meno lavoro, meno denaro, più povertà, più disagio sociale.
Preso atto che bisogna comunque riconoscergli doti non comuni di resistenza, detto fra noi ne abbiamo un po' le palle piene di vedere l'opposizione di questo governo occuparsi solo di questo uomo e sarebbe meglio, molto meglio, cominciare a occuparsi seriamente di problemi concreti, cominciando a prendere le distanze da tutto ciò che riguarda la figura del PresdelCons. Non che questo non rappresenti un problema, ma il timore, fondato, è che nel momento in cui finalmente il premier deciderà di ritirarsi a vita privata, non senza prima aver sistemato le sue cose, il vuoto che lascerà sarà enorme, e questo detto senza nessun rimpianto ma solo constatando la situazione attuale che vede un Pdl totalmente identificato con il suo leader senza possibili successori (tranne il solito Fini), e una Lega che ha comunque bisogno di alleati per poter governare, e senza B. pare difficile che altri si accompagnino al carroccio.
Nel centrosinistra la situazione è se possibile peggiore, con un Partito Democratico che fatica a nascere perdendosi tra lotte interne e una mancanza desolante di strategia a lungo termine, con un Italia dei Valori il cui unico pregio è quello di fare una opposizione dura a parole ma a volte inconcludente nei fatti, e con un Partito Radicale di cui si sono perse le tracce (qualcuno ha più sentito una parola da Bonino e compagni?). Della vera sinistra non parliamo nemmeno, vista la scarsa visibilità che hanno oggi i partiti dell'area extraparlamentare, e la loro naturale tendenza alla frammentazione. Il vuoto dunque anche da questa parte e quello che viene fuori è che in pratica tutta la politica italiana, di destra come di sinistra, giri esclusivamente attorno alla figura del premier e nessuno pensi a quello che invece sarebbe necessario fare per questioni che riguardino la maggioranza degli italiani. Colpa del berlusconismo, certo, ma anche colpa di chi il berlusconismo lo subisce pensando di attaccarlo.
In questo clima di democrazia malata la sensazione è che alla malattia si stia cominciando a rispondere con una cura, ma dovremo faticare ancora molto per smaltire le tossine accumulate e arrivare ad una guarigione. Resta da stabilire quanto durerà la terapia, ma soprattutto chiedersi una cosa fondamentale: se è questa la cura giusta.
martedì 6 ottobre 2009
Come di cose già viste
Gli attacchi contro il PresdelCons vanno concretizzandosi e stiamo arrivando a snodi cruciali. Dopo la sentenza Mondadori e dopo un logorante attacco a mezzo stampa che dura da mesi tra puttane e foto di dubbio gusto, querele e dimissioni e battibecchi televisivi, cosa ci riserva il futuro prossimo lo si potrà vedere già da oggi quando la Consulta della Corte Costituzionale si pronuncerà sul Lodo Alfano. In caso di giudizio negativo l'attuale governo sarebbe costretto a ripresentare la norma sotto altra veste e non è detto che il provvedimento passi, specie dopo la presa di distanza del solito Fini, ormai nemico dichiarato, mentre nel frattempo tutti i procedimenti giudiziari contro il premier (e sono parecchi) riprenderebbero a marciare.Che sia in atto un enorme scontro di poteri in cui noi tutti siamo pedine ignare, inconsapevoli e stupide nel lasciarci manovrare è evidente da tempo. Per dire, il Presdelcons ha una forza mediatica politica economica e tutto il resto, ma anche altri hanno la stessa forza, magari non così evidente, e la usano spesso allo stesso modo. Per noi cittadini fuori dai giochi diventa complicato capire dove sta la ragione e dove il torto in maniera inequivocabile, c'è una cosa però che anche a noi ignare pedine balza agli occhi, l'arroganza con cui l'attuale premier si è imposto nella vita del Paese, l'uso spregiudicato dei mezzi a sua disposizione e il disprezzo quasi assoluto delle regole.
Viene da dire che in fondo il PresdelCons non ha fatto niente di diverso da chi lo ha preceduto, in termini di gestione del potere, perchè per certi versi in Italia la democrazia non si è mai vista, non quella vera, quella che da al popolo potere di decisione. E' solo che nei cinquanta anni di regime democristiano siamo stati governati da gente che aveva imparato dai preti l'arte del comando, governando la cosa pubblica con piglio gesuitico, lasciando l'illusione di contare qualcosa anche a chi in realtà non è mai contato nulla. Di diverso c'è stata l'arroganza dell'attuale premier di ergersi a modello di una Italia che negli ultimi venti anni ha contribuito a plasmare a sua somiglianza. Detto fra noi non un bel modello: ha contribuito a imbarbarci oltremisura, ha sdoganato il peggio dei nostri difetti rendendoci impresentabili oltre che ai nostri stessi occhi anche e soprattutto ad occhi stranieri. Proprio in campo internazionale il premier paga il dazio maggiore, di fatto è isolato in maniera imbarazzante e con lui tutti noi, al momento.
Ieri sulla Stampa abbiamo letto di uno sfogo in cui il Presdel Cons ha detto che gli "verrebbe da lasciare l'Italia". Strana la vita, come a volte ci si trova d'accordo tra opposti schieramenti: anche a noi è venuta voglia di lasciare l'Italia in questi anni, un sacco di volte, ma per motivi diversi.
Ad Hammamet intanto stanno ritinteggiando Villa Craxi. Non si sa mai.
