sabato 17 aprile 2010

Che dire? (Quando non c'è niente da dire)

Un post forse inutile con una importante nota al fondo.
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In una striscia dei primi anni '70 della serie Mafalda l'amica Susanita impreca contro l'aumento della popolazone terrestre. Alla domanda dell'altro amico Felipe su quale possa mai essere il problema Susanita risponde: "Che fra tanta gente, noi individualisti non ci troveremo per niente bene!".
In realtà, per quello che vedo sento e leggo in giro, Quino è stato smentito bellamente dai fatti, ritrovandoci invece in una società dove ognuno canta per sè, incurante delle opinioni altrui. Con questo non intendo certo chiamarmi fuori: faccio parte anch'io purtroppo del coro stonato che si alza quotidianamente, e anch'io come tutti mi ritengo depositario di insindacabili verità.
Lo si vede dalle piccole cose, come gira il mondo. Anche una discussione banale sui mali della Juventus, per parlare di fuffa, ti può dare l'idea della chiusura mentale su posizioni stabilite per non dover essere mai cambiate: per me, da subito, è stato un errore mandare via Ranieri la scorsa stagione, per altri era cosa buona e giusta. Nonostante i fatti stiano avvalorando la mia tesi (la Juve infatti sta giocando la peggior stagione da quaranta anni a questa parte e Ranieri alla Roma sta facendo grandi cose), c'è ancora tra quelli che erano per l'allontanamento chi caparbiamente si ostina a rimanere sulla propria idea, non ammettendo nemmeno l'evidenza.
Frutto di un pensiero ottuso o solo salvaguardia delle proprie idee? Non essendo questi di cui parlo degli ultras irriducibili ma normalissimi simpatizzanti (con un certo grado di cultura, tra l'altro) verrebbe da pensare alla seconda ipotesi, dunque a dire che pur di non ammettere un errore di valutazione si persiste nell'errore, rifiutando di vedere la realtà così come è. In pratica salvaguardare le proprie idee, per quanto sbagliate siano, è più importante che riconoscerne la loro oggettività, quasi come se rimettendo il proprio pensiero si perdesse la propria identità, il "penso dunque sono" portato alle estreme conseguenze.
Ora, stiamo parlando di calcio e dunque di niente, ma lo stesso atteggiamento mentale si presenta in tutti gli ambiti che prevedono una presa di posizione personale: difficilmente troverete mai qualcuno disposto a fare un passo indietro a rivedere le proprie tesi e a riconoscere quelle degli altri come giuste. Al massimo capiterà che cambierà idea e sosterrà successivamente di averla sempre pensata così!
Finchè si parla di calcio va bene, il problema arriva quando si vanno a toccare temi un po' più seri, ma anche lì il modello è applicato nella stessa identica maniera: ci si fa una idea, si sceglie un campo, si gioca sempre in quello, nonostante tutto.
Dato che le idee non sono poi così individuali e originali (costa tempo e fatica e noi siamo solo quello che siamo), e che in genere si prendono solo a prestito idee altrui per farle proprie e in cui riconoscersi (chè l'uomo è un animale sociale e menate del genere), assistiamo a una forma di individualismo schizofrenico dove si hanno idee proprie mutate da idee altrui e inserite in un contesto collettivo da cui si differisce per questioni a volte di punteggiatura, necessarie a mantenere l'illusione del proprio essere individuale. Questo crea danni, perchè pur riconoscendo intimamente a posteriori una cosa come sbagliata non lo si ammette per non venir meno a ciò che si è pensato e detto: la coerenza valore assoluto anche quando si è in errore, l'ideologia prende il posto dell'idea, il "penso dunque sono" diventa "idealizzo dunque sono", e tutto è filtrato attraverso l'ideologia, per cui anche la morte di un comico viene vissuta non per quella che è (la morte di uno che ti ha fatto ridere) ma per quello che l'ideologia impone (essendo lui di destra non è il caso di celebrare troppo). Ho fatto questo esempio ma se ne potrebbero fare diecimila al contrario, con la ragione a sinistra e il torto a destra, dove la realtà dei fatti è occultata sotto il velo della propria incapacità di riconoscere un proprio eventuale errore di valutazione.
Dunque nessuno cambia idea, dunque per ognuno la propria opinione è valida e immutabile nel tempo, dunque uno che appoggiava Bandana continuerà ad appoggiare Bandana nonostante tutto, non perchè non possa riconoscere che sia quello che è, ma per non riconoscere che ci si è sbagliati la prima volta e dunque non scadere ai propri stessi occhi. Questo, per chi è a destra, causa un certo immobilismo, a sinistra invece, complice la necessaria e giusta presa di coscienza post-muro, accade l'assurdo di mettere in discussione tutto ma proprio tutto, anche quello che non dovrebbe essere messo in discussione: in pratica si è immobili per i motivi inversi, per quanto la ritengo una condizione preferibile, mettere in discussione tutto piuttosto che accettare acriticamente tutto.
Il pentimento (non religioso) non è una sensazione dei nostri tempi, di conseguenza l'umiltà non è una dote attuale, da qui tutto il resto di considerazioni che si possono trarre. E che sono certo chiunque trarrà, a modo suo.
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P.S.
Le Cronache Tauriniche per il momento si interrompono. Difficile per me in questo momento dire cose che non sono già state dette in questi due anni, difficile anche trovare il tempo e la voglia, soprattutto, di farlo, dunque meglio fermarsi qui.
E' un arrivederci, perchè continuerò a seguirvi sulle vostre pagine, e forse prima o poi mi tornerà la voglia di aggiornare le mie.
Ci si vede dunque, e buone cose a tutti.

lunedì 12 aprile 2010

Icone

Giornate di pellegrinaggi sotto la Mole.
C'è chi sfida la pioggia per dare una occhiata veloce a un telo controverso, chi riempie i palazzetti sera dopo sera per ascoltare uno già ascoltato duecento volte, ed entrambi fanno il pienone. A ognuno la sua icona.
Io, per me, avessi 28 euro da buttare sceglierei altro.
Tipo, non so, questi qui.

Editors - Smokers Outside the Hospital Door

venerdì 9 aprile 2010

Allons enfants

Il Bandana in quel di Francia si lancia in ipotesi di riforme costituzionali ("Sì al modello francese!" In salsa italiana, però) subito bocciate dal collega di partito Fini. Quando si dice partire col piede giusto e avere le idee chiare!
Conoscendo il tipo, adulatore, capace di essere filoisraeliano con gli israeliani, filopalestinese con i palestinesi, filorusso con i russi, filodittatoriale coi dittatori (qui e qui), filoamericano con gli americani (qui e qui), c'è da scommettere che se fosse stato in visita in Germania avrebbe elogiato il cancellierato alla tedesca e in Gran Bretagna la monarchia all'inglese. In verità credo che il modo in cui gli verrà data la possibilità di mantenersi immune e legittimamente impedito a rispondere delle accuse a lui rivolte da più parti poco gli interessi: fosse pure una investitura papale o la visita dell'arcangelo Gabriele l'importante è arrivarci.
Non che sia contrario a rivedere i meccanismi che regolano l'esecutivo, ma se le premesse sono queste non c'è da stare allegri. Non è che si potrebbe aspettare qualche anno? Il tempo che si levi dalle balle, magari.

Les Negresses Vertes - Hou! Mama Mia

lunedì 5 aprile 2010

Percorsi

E' un ripetermi questo, ma continuano a piacermi i percorsi umani e mi piacciono sempre quegli uomini che li seguono coscientemente, se ciò non è frutto di calcolo. Se è un bisogno personale la ricerca di una verità e di un senso, apprezzo sempre chi li intraprende.
Mi piacciono gli anticonformisti, chi è padrone delle proprie scelte, chi è disposto a rivedere la propria vita con luci nuove, sempre cercando, e mi interessa poco il punto di arrivo, trovo importante il cammino.
Continuo a trovare adorabile una frase di Muhammad Alì (un uomo che osserva il mondo a cinquant'anni allo stesso modo in cui lo ha fatto a venti, ha sprecato trent'anni della sua vita) e trovo ancora adorabile il testo di una canzone, di un anticonformista che sta seguendo una sua strada, quale che sia. A me basta che nel cammino l'abbia lasciata.

A tratti

(G.L.Ferretti)

A tratti percepisco tra indistinto brusio
Particolari in chiaro,
Di chiara luce splendidi,
Dettagli minimali in primo piano,
Più forti del dovuto e adesso so
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va, non va...

Nell'occhio inconsapevole di un cucciolo animale,
Archivio vivente della Terra,
Un battito di ciglia sonnolente racchiude un'esistenza
Spazio determinato, costretto dilatabile
Spazio determinato, costretto dilatabile mi incanta...

Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è

In toghe svolazzanti e lunghe tonache,
divise d'ordinanza tute folgoranti,
in fogge sempre nuove innumerevoli colori,
in abiti eleganti con la camicia bianca, la cravatta blu

Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Consumati gli anni miei,
vistosi movimenti sulla Terra,
grandiosi necessari, futili patetici

Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va...

Non fare di me un idolo mi brucerò,
se divento un megafono m'incepperò,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perché riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va, non va, non va...
Sono un povero stupido so solo che
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucerò,
Trasformami in megafono m'incepperò,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perché riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va, non va, non va...

C.S.I. - A tratti

giovedì 1 aprile 2010

Mut(o l)amento

Quando votai la prima volta tra le liste c'erano ancora Democrazia Proletaria e il Movimento Sociale-Destra Nazionale. Altri tempi, di pentapartiti e di socialisti ladri, di Milano da bere e pure da mangiare, ma pure tempi di Pci ancora ignaro di quanto stava per accadere e di Verdi e Radicali catalizzatori a sinistra di timidi tentativi di protesta per chi voleva politiche diverse, ma diverse come non è che si sapesse tanto bene. Qualcuno, non a sinistra, cominciava a votare una roba che si chiamava Lega Lombarda, che non si capiva bene cosa fosse e cosa volesse, qualcuno non l'ha capito ancora oggi e si stupisce, tutte le volte, che prendano voti, però era già lì, più di venti anni fa.
A pensarci era un altro mondo.
Il Muro, quello tedesco, era ancora in piedi, la cortina era sempre di ferro e non di latta, come si sarebbe appurato qualche anno dopo, e si viveva in bilico tra due giganti, un equilibrio precario che però reggeva, in un qualche suo modo. La rivoluzione non era più tanto alle porte, e in futuro non ci sarebbe più stata nemmeno come sensazione, però c'era una storia neanche tanto lontana a far da guida, si era tutto sommato compatti (anche senza socialcosi!) e il "sol dell'avvenire" non sembrava così precario, ma forse era solo una sensazione dovuta all'età, non saprei dire con certezza. Ah, dimenticavo, il Bandana c'era già anche lui, con pochi capelli e più magro, ma si accontentava di stare dietro le quinte a collezionare televisioni e aziende, oltre a fare il padrone del Milan. Antipatico lo era già, ma per altri motivi.
Poi, qualche anno dopo, cominciò una fase che dura ancora oggi e che vi risparmio, che tanto la conoscete già: sinistra disgregata, Bandana al potere, Lega a governare.
Sono cambiate tante cose, anche la protesta oggi prende altre forme. In passato il rifiuto di tutto quanto e l'astensione dal voto come scelta politica era tutto sommato la scelta di pochi, mentre oggi mi pare prenda sempre più piede e in maniera sempre più convinta. La nascita di soggetti nuovi tende sempre più a slegarsi da quella che era la visione politica di un tempo, dettata comunque da una ideologia, quale che fosse. Oggi vengono fuori robe come l'Italia dei Valori che non ho ancora capito di che cacchio parla (forse perchè io Di Pietro non lo capisco, inteso proprio quando apre bocca!), un partito di destra che però è alleato con la sinistra, per quanto a pensarci pure il Pd è un partito di (centro)sinistra che però a volte mi pare più a destra che a (centro)sinistra.

Viene pure fuori, ed è il dato interessante di oggi, un Movimento (a cinque stelle) nato da uno di quei socialcosi che al tempo del mio primo voto erano ancora nella fantasia di ricercatori e scrittori di fantascienza. Parto dell'impegno di un ex-comico ed ex-attore che è passato dallo sfasciare i computer nei suoi spettacoli perchè mezzo considerato diabolico, a capirne e sfruttarne il potenziale fino a diventare una icona del web. Oggi proprio la rete è al primo posto nel suo programma, dove trovi anche parecchia ecologia, tanto populismo, un pizzico di sinistra. Qualche vaffa assestato qua e là, il gemellaggio con Di Pietro e Travaglio icone anche loro della rete (e pure della sinistra! Mah! va a capire come va il mondo), il martellamento quotidiano via internet, dove è il sito più seguito, la nascita di centri di aggregazione in suo nome (i meetup) e di liste civiche che alla fine fanno il botto alle elezioni regionali, attirando scontenti di tutti i colori ma più che altro rosso sinistra, verde ecologista e popolo cosidetto viola (che non so a voi ma a me come colore sa di jella), nato su internet e slegato da partiti e ideologie fino a non molto tempo fa imperanti. Insomma, metodi nuovi per tempi nuovi, che fa apparire il tempo del mio primo voto e le sue dinamiche una cosa sorpassata, roba vecchia, preistoria.

Ecco, ovviamente se ci penso a me non sembra sia passato tutto 'sto tempo da quel mio primo voto. Gli sviluppi li ho seguiti e li ricordo tutti, per cui mi sembra normale pensare a, che ne so, il Partito Democratico come evoluzione (meglio: involuzione) del Partito Comunista, lo stesso vale per Rifondazione, Pdci, Sinistra e Libertà, Sinistra Critica, Partito del Lavoratori e quanti cacchio ce ne sono ancora che ho perso il conto. Ho presente la storia che c'è dietro e questo non mi da la dimensione del tempo che è passato. Immagino però che a uno di venti-trent'anni, che al tempo del mio primo voto già tanto se era nato, la situazione attuale appaia vecchia, immutata, stantia, tanto più che oggi le cose sono decisamente più veloci. Il rapporto col tempo è cambiato, il mondo attorno a noi muta velocemente, almeno nelle forme, che nella sostanza nulla muta mai, per cui i sedici anni da che va avanti l'attuale film sono l'equivalente dei miei quaranta in cui governavano Andreotti e la DC. Capisco che ne abbiano le balle piene, così come le avevamo noi, e capisco anche come gli possa fregare poco di comunismo, lotte di classe e sinistra in genere. Roba dell'altro secolo, nel vero senso della parola.

A questo punto che dire. Un po' mi viene da pensare ai cimiteri degli elefanti, in cui noialtri che ancora continuiamo a credere in una cosa che ha visto qualche vittoria e tante sconfitte lentamente ci avviamo, un po' al fatto che la mia è senza dubbio la generazione più sfigata mai apparsa sulla faccia della terra, incastrata com'è tra le vecchie che non si levano dai coglioni e le nuove che già ci hanno preso il posto. In ritardo per il '68, troppo piccoli per il '77, in anticipo per ciò che è venuto dopo, una generazione nata analogica e dovuta per forza di cose diventare digitale, rimanendo però analogica nella mente. Siamo cresciuti in un mondo di certezze e punti fermi per ritrovarci a brancolare oggi in una realtà melliflua che fatichiamo a comprendere, costretti sempre ad inseguire, ad aggiornarsi, in un continuo mettersi in pari con i tempi che cambiano. Questo almeno è ciò che mi appare, politicamente parlando, e la sensazione dopo queste elezioni è di chi ancora una volta è stato tagliato fuori, forse in maniera definitiva, con l'unica soluzione per la mia generazione di dover accantonare ciò che si è creduto per trent'anni, di riallinearsi e dare atto del cambiamento avvenuto. Chi a sinistra vorrà continuare ad esistere politicamente dovrà per forze di cose virare il rosso col viola, e non è solo una questione cromatica.

Alla fine di tutte queste elucubrazioni mi viene in mente un brano, di quegli anni del mio primo voto, Cccp Fedeli alla Linea che cantavano "e poi mi vuoi fedele a te all'avanguardia alle novità / adorante il progresso le mode la modernità / mi sono sviluppato già abbastanza non ne posso più / mi sono sviluppato anche troppo anche di più".
Ecco, per me stesso oggi, politicamente, è un po' così. Avanti i prossimi.

martedì 30 marzo 2010

Lo stratega

Massimo D'Alema, alle cinque del pomeriggio, tra una proiezione e l'altra, allarga le braccia: "l'astensione, il boom della Lega, e tutti quei voti alle liste di Grillo..... Qualcosa non va in questo paese". (fonte La Stampa)
Intanto in Puglia vince Vendola, sulla cui candidatura Baffino aveva posto il veto.
Chissà cos'è che non va in questo paese.

Niente di nuovo (sul fronte occidentale)

La vittoria di Cota in Piemonte per una manciata di voti in più, grazie sicuramente a quelli di sinistra confluiti nella lista grillina del Movimento a Cinque Stelle, è stata salutata in diretta Raiuno dai leghisti in festa al grido di "Chi non salta comunista è!".
Quando vicende politiche che riguardano la vita concreta di un cittadino, il suo vivere in una comunità, viene vissuta come una vittoria in un torneo di calcio, direi che ogni possibile commento risulterebbe fiato sprecato. La distanza del "sentire" politico e sociale fra le due fazioni è infatti diventato abissale, diventando una questione che dall' ideologico è sfociato nell' antropologia, e l'unica considerazione che mi viene da fare e che non è un bell'esemplare di umanità quella che ne viene fuori vincente. Una umanità razzista, populista, arrogante, intollerante, egoista. Brutta, per dirla in un solo termine. Incapace di trovare la contraddizione tra l'ergersi a paladina di valori cristiani e l'adorare ampolle d'acqua in riti tra il fieristico e il pagano, incapace di mettersi in altri panni che non siano i propri, di riconoscere altre culture che non sia la propria (se di vera cultura si tratta), di riconoscere la differenza tra una rassegna teatrale e una sagra della trippa, di riconoscere, più seriamente, che molta della fortuna del Nord è stata costruita sulle spalle di chi aveva una cultura diversa, meridionali come stranieri, necessari e pur tuttavia odiati.
Queste sono comunque cose che già si sapevano, la presenza della Lega al nord non è una novità, questa è solo una ulteriore conferma del suo attecchimento sul territorio e tra la gente, e non sarebbe stata la vittoria del centrosinistra a cambiare la situazione, si sarebbero solo limitati i danni.
C'è però in giro un gran bisogno di altro, come dimostrano i dati sull'astensione, aumentata, e il voto di protesta confluito per lo più ai grillini. C'è bisogno di una politica che sappia risolvere i problemi della gente senza che sfoci nel populismo e nell'arroganza di cui sono maestri quanti ora comandano, che sia onesta e rispettosa non solo di chi rappresenta ma di tutti, che sappia fare cultura e creare una generazione di cittadini migliori e più responsabili della cosa pubblica, che sappia guardare agli interessi di tutti nessuno escluso e che lo faccia in maniera giusta e corretta.
Questo è "l'altro" a cui chi è a sinistra dovrà essere in grado di fornire risposte adeguate e convincenti. Ci sono tre anni di tempo, non credo basteranno, vale la pena tentare.

giovedì 18 marzo 2010

One hour, fifty minutes, thirty seconds in the life of....

Quando varco la porta dell'agenzia l'odore che mi arriva è di cattivo disinfettante, troppo pungente, devono aver appena lavato. Due teste di ragazzette sporgono solo un poco dall'alto bancone, mi guardano appena, salutano, forse, non mi pare, ormai non ci faccio più caso, in genere i miei buongiorno rimangono soli come mosche d'inverno, scacciati via quasi allo stesso modo.
Le due ragazzette hanno l'età apparente di venti e qualcosa anni, o giù di lì. Hanno la stessa faccia, la stessa corporatura, gli stessi capelli lisci, vestite quasi allo stesso modo, diresti sono gemelle, o forse sono solo gli anni in più che ho che cominciano a farmi vedere la gente tutta uguale, non saprei dire, ma è comunque il metro di un mio mondo che comincia ad essere poco frequentato, da giovani intendo.
Una delle due mi dà un modulo da riempire, poi sparisce nel retro e non potrò più valutare se davvero sono gemelle o solo frequentatrici degli stessi negozi. Compilo, intanto. Sono diventato un vero esperto di moduli da riempire, li compilo a velocità record, ho persino mandato giù a memoria il mio codice fiscale. Qualche dato lo metto a muzzo (chi ricorda più il mese del mio terzo impiego?) e comunque nessuno mai controllerà, nel caso non è che abbia poi molta importanza. Trattamento dei dati, croce sul no, poi restituisco e mi preparo alle domande, scontate, sempre uguali, che la ragazzetta si appresta a pormi.
Sì, da nove anni lavoro in quel settore e sì, mi sono già occupato di questo. Se so cos'è quel tal documento? Sì, certo (da nove anni lavoro in quel settore, forse anche solo per sbaglio l'avrò sentito nominare, no? vabbeh!). Prima facevo quella talaltra cosa, l'ho fatta per quindici anni per cui so di cosa stiamo parlando (ma li leggete i curriculum o ne fate areoplani?), e mastico un po' di lingue straniere, inglese francese e per lo spagnolo basta mettere la esse alla fine di ogni parola, internet sicuro, office manco a parlarne per cui eccomi qua, sono l'uomo giusto, apposta per quel ruolo, non ce n'è meglio di me, cazzo fidati un po'!
In realtà le ultime cose sono solo pensate, mentre la ragazzetta che può essere mia nipote dice haha a ogni mia risposta e mi squadra per catalogarmi, in tre minuti deve decidere dove posare i fogli su cui c'è scritta metà della mia vita, se nei portadocumenti o nel cestino della spazza.
Saluti, arrivederci, le faremo sapere, comunque la dittà valuterà, la chiameremo, ormai è nel nostro database, se c'è qualcosa, certo, buongiorno. Esco.
Non so se ha realmente detto tutte le ultime frasi, ormai le confondo quasi quanto le facce delle ragazzette. Sono stato dentro dodici minuti, ce ne ho messi cinquantatre per trovare il posto, dovrò guidare fino a casa per altri tre quarti d'ora.
Alla radio una canzone decente, finalmente.

Charlotte Gainsbourg feat. Beck - Heaven Can Wait

lunedì 15 marzo 2010

Così va il mondo

Il conto della crisi: 200mila senza lavoro in Lombardia
Milano la provincia più colpita: 3100 licenziamenti
Italia: cresce ancora la disoccupazione
A gennaio erano l'8,6% del totale (2.144.000)
Fonte: Terra
La Fiat chiude per due settimane
30mila lavoratori in cassa integrazione
Europa sempre più in affanno
11 disoccupati per un posto
Berlusconi sempre più ricco
Il reddito nel 2009 del Presidente del Consiglio cresce di 9 milioni di euro.
Forbes: Carlos Slim è il più ricco al mondo
Il magnate messicano supera Bill Gates.
Crisi passata, aumentano i miliardari
Fonte: La Stampa
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Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri dunque, ma per fortuna arriva Francesco Forte dalle pagine del Giornale a indicare la strada nel suo articolo Il Lavoro c'è, ma nessuno lo vuole:

"I giovani sbagliano a non orientarsi al lavoro nelle arti e mestieri. Esso consente interessanti occupazioni e chi lo fa prima come apprendista, poi come lavoratore dipendente, può diventare poi un imprenditore in proprio. E sbagliano i genitori a non indirizzare i figli in questa direzione, che non esclude affatto di studiare anche nelle medie superiori e, magari, all’Università se si desidera passare dall’impresa artigiana all’impresa specializzata di maggiori dimensioni. Ma è una intera cultura che va cambiata".

In effetti è una "interessante occupazione" starsene otto ore su tre turni a sfornare da una macchina utensile particolari sempre uguali ora dopo ora, turno dopo turno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, senza neanche avere la soddisfazione di sapere che fine faccia quel particolare che si lavora. Davvero molto interessante, come pure "diventare un imprenditore in proprio", mettersi volontariamente all'ultimo posto della catena, indebitarsi per la vita, chiudere al primo accenno di crisi. Molto, molto interessante. Ho come l'impressione però che difficilmente un onorevole, o un giornalista, o un avvocato, o un imprenditore possa arrivare a consigliare al proprio figlio di entrare in una boita a sedici anni per imparare il nobile mestiere del tubista, o mandarlo a studiare in un Istituto Professionale per dargli la possibilità di accedere alla esaltante carriera di fresatore. Al limite, come fece Pier Luigi Celli, è questo il consiglio che gli possono dare, tocca dunque a chi già è tubista o fresatore spronare i propri figli a ricalcare le orme paterne, perchè i ricchi restino ricchi e i poveri restino poveri, perchè così va il mondo, e chissà cosa si erano messi in testa tutti quegli operaiacci che a furia di sacrifici erano riusciti a far studiare i propri figli, nella speranza che almeno a loro venisse evitata l'esperienza di quaranta anni di fabbrica o di rischi sui cantieri. E pure loro, quei figli di operai, pensa che idea balzana che avevano in testa, a pensare di non dover fare la vita dei propri genitori! Vai a sapere cosa passa per la testa a certa gente!

mercoledì 10 marzo 2010

Pulpiti

Da Repubblica:

Roma, distributori di condom al liceo.
L'ok dei professori, il no del Vaticano che esprime "Viva preoccupazione per la banalizzazione del sesso!"

Certo il sesso è molto meno banale se fatto così!

Passerà

Le mie giornate sono accompagnate da un pensiero, che non è solo un pensiero, è qualcosa di più, un sentimento forse. Una parola sola, che comprende una considerevole gamma di significati e racchiude in sé una enormità di impressioni, alcune già vissute, altre solo sfiorate, altre ancora novità assolute da catalogare e riporre al posto giusto. Passerà. E' la parola che mi riporta alle pagine su cui riverso gli scampoli di vite non mie che immagino e metto nero su bianco, quando altri pensieri, come troll fastidiosi, insinuano dubbi su capacità e fortuna e lasciano segni da ricucire in fretta. Che mi spinge a insistere su percorsi a me sconosciuti in gran parte, su cui mi muovo a fatica ma che percorro ugualmente, perchè voglio cercare di imparare a superare i miei limiti. Non ho molte scelte, le occasioni sono limitate, gli handicap si accumulano con il tempo che passa, la possibilità di perdersi è grande tanto quanto la paura. A volte è semplice ritrovarsi, altre volte ho bisogno di quella parola, per ritrovare quadratura e volontà, per riprendere a camminare, sempre ricordandomi che anche questa fase passerà come la nevicata di oggi, inusuale per la stagione eppure già vista in anni lontani. Può accadere, è già successo, è solo vita, niente di più, un' azione che ne genera un'altra e poi un'altra e poi un'altra ancora, all'infinito.

OK Go - This Too Shall Pass - (Rube Goldberg Machine version)

lunedì 8 marzo 2010

A volte non capisco

Nei post precedenti ho detto come in seguito al pasticcio delle liste elettorali non presentate o non conformi agire per decreto sarebbe stato un atto grave in quanto diventava un chiaro abuso di potere (chi non li ha letti sono qui e qui). Non è molto democratico da parte di chi ha il potere usarlo per sistemarsi le proprie cose, quindi inutile parlare di democrazia, che poi tra l'altro, si fosse atteso l'esito dei ricorsi presentati, probabilmente si sarebbe evitata una figuraccia nei confronti dei propri sostenitori e del Paese intero.
Ora, a me sembrava evidente che nessuno avesse interesse a che le liste non fossero ammesse. Non lo avevano i titolari ovviamente, ma non lo avevano neanche le opposizioni. Certo non si privava nessuno del diritto al voto, si poteva scegliere tra altri candidati visto che i loro ipotetici si erano autoesclusi per manifestata incompetenza, è però vero che sarebbe stato un risultato falsato e avrebbe compattato ancor più gli schieramenti di centrodestra nelle altre regioni, in quanto anche gli indecisi ma simpatizzanti destrorsi si sarebbero sentite vittime di un sopruso (che non c'era, ma vallo a spiegare: è come per i rigori nel calcio, si guardano solo quelli a sfavore).
Per uscire dall'impasse, creato anche dalla giusta ostruzione dell'opposizione (per obbligarli a legiferare), hanno dovuto agire per decreto, "intepretativo", e questo è stato accettato e controfirmato dal Presidente della Repubblica, magari anche per evitare ripercussioni sulle piazze (se non avesse firmato logico attendersi una massiccia mobilitazione da parte del Pdl, e in un clima surriscaldato logico attendersi pure qualcosa di peggio).
Chiariamo un punto: la porcata era evidente, il sopruso anche, che si cambiassero le regole in corsa lo capiva pure il più cocciuto dei destrorsi, l'imbarazzo dei berluscones in televisione era palese, la responsabilità di una azione politica arrogante e sbagliata era tutta sulle spalle del governo. Insomma una pacchia per l'opposizione che altro non deve fare che battere sul tasto dell'incompetenza e dell'ingiustizia e sfruttare fino all'ultimo questa occasione. Lascia stare che è stata fatta una porcata, anzi proprio per questo è una occasione d'oro.
E invece si attacca Napolitano e ancora una volta si distoglie l'attenzione da quello che lo meriterebbe: ancora una volta si da l'occasione al centrodestra di ribaltare la frittata, passare per i buoni capaci di agire mentre dall'altra parte sanno solo protestare, difendere (addirittura! loro!) Napolitano, passare per quelli che tengono alle istituzioni, far notare che l'opposizione è al solito divisa e inconcludente.
Che ad attaccare per distogliere l'attenzione e dare una aiutino agli altri lo faccia Di Pietro non mi stupisce per nulla (a me piazza Navona è rimasta sullo stomaco), ma vedere che questi attacchi sono condivisi da tanti di sinistra non riesco a capirlo.
Insomma ragazzi, questo non è un bel mondo, soprusi ce ne sono di continuo, la democrazia è falsata dalla sua nascita, il diritto è calpestato ogni giorno, pensare che le regole siano realmente accettate e condivise da tutti mi sembra un pochetto infantile: qualcuno mi spieghi perchè in una Italia dove la raccomandazione è una necessità e il fottere gli altri è la regola, dove abbiamo la classe politica più corrotta e cialtrona d'Europa, dove uno che entra in politica all'ottanta per cento dei casi lo fa per convenienza personale, beh proprio da loro ci si attende il rispetto delle regole? Maddai!! Insomma, sarebbe bello, ma non è così.
Per una volta che si presenta l'occasione per levare un po' di consenso a questo governo e sbattergli in faccia tutta la loro incompetenza noi che facciamo? Attacchiamo Napolitano!
E vabbeh, io ci rinuncio.

sabato 6 marzo 2010

PIPPO!!!!!!!

Bene, il decreto salva incapaci lo stanno facendo. Lo chiamano interpretativo, come a dire che quello che c'è scritto sui regolamenti non è proprio quello che si intende o qualcosa del genere, non lo so, perchè il rumore delle unghie che si aggrappano sugli specchi da un lato e quello delle risate dall'altro è talmente assordante che si fatica anche a leggerle le norme del decreto. Quindi, alla luce dei nuovi avvenimenti, come dicevo l'altro giorno possiamo cominciare ufficialmente a chiamare questa sottospecie di democrazia in un altro modo. "Pippo" a me piace, un nome vale l'altro, ma se non vi sta bene si accettano consigli.
Dice ma come, sei contento? No, non sono contento, neanche un po', però mi sa che qui "tanto peggio tanto meglio" sia rimasta l'unica soluzione per svegliare questo popolo di imbecilli e chi lo sa, forse qualche piccolo tarlo nelle menti destroberlusconiche potrebbe anche essersi infilato, non dico cominciato a rodere, ma intanto qualche buchino per far arrivare alla coscienza qualche piccola domanda su chi sono davvero questi qui che hanno finora votato potrebbe anche essersi creato.
Certo a pensarci è difficile. In fondo sono quelli che parcheggiano in doppia fila e quando dopo un quarto d'ora che li aspetti finalmente arrivano e ti dicono "che sarà mai, per due minuti...". Sono quelli che "gli estracomunitari a casa loro!" e però ne hanno quattro alle loro dipendenze.
Quelli che "non mi faccia la fattura, cosa stà a dare soldi allo Stato!".
Quelli che ti passano davanti nelle code e se glielo fai notare ti dicono "non l'avevo vista, ma se vuole passi pure" (ma che mi fai un favore? certo che passo, sono arrivato prima!).
Quelli che "solo in Italia certe cose" e poi votano gli stessi deficienti da sedici anni.
Quelli che ti passano a destra usando la corsia dei tram.
Quelli che "se saltelli muore Balotelli" e "non esistono neri italiani".
Quelli che hanno casa in città, casa al mare, casa in montagna, tre auto, un Suv, la fabbrichetta, cinque televisori, cellulari a strafottere e dichiarano meno di un operaio fiat.
Quelli che "ci ha tolto l'Ici!" (quanto cazzo pagavi di Ici? centomila euro all'anno? me lo dici quanto cazzo pagavi?).
Quelli che "sì però pure dall'altra parte...."
Quelli che "Berlusconi si è fatto da solo".
Quelli che "è un vulnus alla democrazia!" (che cacchio è un vulnus? una nuova malattia? ma parla come mangi!)
Quelli che "il vulnus di credibilità il pdl sicuramente lo ha accusato" (letto in un commento in rete. Ora, io lo so che il vulnus è la lesione di un diritto, ma chi usa la parola lo sa?)
Quelli che ...... (continua)
Sì, certo, a pensarci è difficile, ma hai visto mai.

giovedì 4 marzo 2010

Seduto, sulla sponda di un fiume.....

Starsene sulla riva di un fiume a guardare cosa scorre a valle può essere divertente a volte. A parte il torbido dei liquami e di altre schifezze che vi si sversano (che saranno sempre di più con la modifica apportata dal Ddl 152/06 che mantiene sanzioni penali solo per i casi più gravi e per tutto il resto basta una bella multa, sempre che si venga beccati) si vedono passare tanti cocci di questa italietta allo sfascio.
Nel fiume, sempre più grande, transitano pezzi di regolamenti giudicati inutili fiscalismi da coloro che fiscalismi ne mettono in piedi talmente tanti che alla fine manco se li ricordano (loro, figuriamoci noi!), salvo lamentarsi quando qualche magistrato ne tiene conto e li applica.
Cocci dello Statuto dei Lavoratori, quella parte che ancora resta a difendere il diritto di non essere messo alla porta quando pare a loro, abilmente aggirato, con buona pace di quanti, lavoratori, hanno votato chi poi gli da un calcio in culo.
Frammenti di dichiarazioni tipo: "Questa è una battaglia per governare la Regione, ma anche una battaglia per il primo dei diritti, quello alla democrazia e alla libertà". Quale democrazia, quale libertà? Ma di che parli Renata? Diciamo che è la battaglia per dare a un popolo di incompetenti auto referenziati, questo siamo, la possibilità di farsi governare da altri incompetenti non si sa quanto referenziati, per potersi poi lamentare della loro incompetenza. E il discorso non vale solo per coloro a cui verrà data in una maniera o nell'altra la possibilità di poter partecipare alla spartizione di cariche pubbliche su cui trovare la maniera di lucrare, vale anche per quelli che hanno imparato meglio il compitino e hanno evitato figuracce burocratiche e aspettano e sperano di sedersi a tavola. Per quello che valgono le elezioni, tutte le elezioni, per quello che poi ne viene a chi non ha il pelo o è troppo onesto per candidarsi, tanto varrebbe invece di andare alle urne farne un bel reality show, tutti i candidati dentro una casa o su un'isola a scannarsi e noi a dare preferenze col televoto: non cambierebbe niente in termini di sostanza ma almeno ci si divertirebbe a ridere di loro.
Poi ancora dalla sponda si intravedono passare rimasugli di informazione, corrotti e corruttori, concussi e concussori, puttane (pardon: escort) e ricottari (pardon: imprenditori), giornalisti di regime e giornalisti di controregime, evasori fiscali e veline, protettori civili e principi cantanti, ricattatori e ricattati, gente che cerca il modo di metterlo nel culo a qualcuno e gente che non pensa ad altro che a pararsi il culo, politici mafiosi, giudici corrotti e ancora tanta, tanta merda.
Si vede infine passare, ed è l'unico amaro divertimento, qualche frammento di satira che ancora resiste (qui e qui), niente comunque in confronto a quanta se ne vedeva in anni passati e che oggi bisogna andarsi a cercare nei teatri o sulla rete (qui e qui), perchè in televisione è impensabile rivederli.
Almeno fino a quando dalla sponda del fiume non si vedrà passare, assieme al resto dei loro scarti, chi ha provocato la piena.

Parla con me - L'imitazione di Minzolini