domenica 5 febbraio 2012
martedì 31 gennaio 2012
Torino (che non è New York)
Più si va avanti e più me ne convinco: qua sta andando tutto in vacca! Prendi una ondata di neve e gelo come se ne sono già viste (no perché, cacchio, qua stiamo in Piemonte che non è esattamente la Florida, stiamo a Torino che non sarà New York, ma puttana vacca manco Miami!). Metti che la suddetta ondata di neve e gelo sia stata ampiamente prevista, ché ormai siamo tutti quanti bombardati da gente che ti informa della temperatura che hai percepito, stai percependo e percepirai da qui a un tot sempre più lontano, a tutte le ore, se vuoi ti ci abboni pure al telefono a quello che ti dice che tempo sta facendo, così mentre guardi fuori dalla finestra puoi essere assolutamente certo del tempo che fà. Logica vuole che uno, visto che è così informato, si attrezzi per tempo. Invece no. Serve a un cazzo. Milioni di byte lanciati nell'etere completamente a fottere. E allora chiudiamo le scuole perché ha fatto tre centimetri di neve. Chiudiamo gli ospedali perchè siamo scesi a meno tre gradi centigradi. Facciamo andare una città ai venti all'ora perché nessuno fa uscire i mezzi spargi sale (io, in giro, non li ho ancora visti). Poi dicono che uno non deve essere pessimista.
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giovedì 26 gennaio 2012
lunedì 23 gennaio 2012
Hanno tutti ragione
Che poi, mi vien da dire, io farei tutto diverso, ma diverso come non si sa. Eh sì perchè il tassinaro che protesta, per via che ha strapagato una licenza che ora che si apre il mercato un pochetto pure ad altri (che di ciò si tratta) questa gli vale un po' meno, ha ragione di incazzarsi, ma pure io che magari vorrei fare il tassinaro e non ho abbastanza soldi per strapagare una licenza qualche ragione pure ce l'avrei. Lo stesso dicasi per i farmacisti, discorso paro paro con la differenza che non essendo io laureato il farmacista non lo potrei fare, ma mia nipote, per dire, sì che potrebbe farlo, essendosi appeso al muro il pezzo di carta, ma mantenendo il portafoglio non abbastanza gonfio per comprarsi una licenza, a meno di non ipotecare casa di papà e mammà.Poi gli autotrasportatori, vai a capirli. Che per anni hanno ingoiato aumenti su aumenti su aumenti, di gasolio pedaggi e balzelli vari, uno in fila all'altro tutti a limargli i profitti, e te che ci lavori a stretto contatto eri lì a chiederti "ma a questi gli va sempre tutto bene?" perché mai uno sciopero, mai una protesta, tutti solo lì a scannarsi tra loro abbassando i prezzi delle corse al livello delle patate o facendo pigiare sull'ecceleratore al disgraziato autista, ora tutto a un tratto si svegliano, proprio nel momento in cui gli si va incontro col recupero più veloce delle accise, trimestrale e non annuale, pure quelle delle loro belle auto tra il suv e l'ammiraglia di uso privato ma intestate alla ditta. Dice che "il gasolio è caro, e pure le autostrade son care": e che cacchio dovrei dire io, che son l'ultimo dei dipendenti e della benzina che consumo e dei pedaggi che pago non recupero manco mezza cippa? Che forse forse sto messo un pochetto peggio, ecco che dovrei dire, ma alla fine, andando a vedere, tutti i torti manco ce l'hanno. Lascia stare i benzinai, che è una vita che si lamentano, sono nati per lamentarsi i benzinai, pure ora che ormai stan dietro una cassa come maschere al cinema. Mica c'hanno tutti i torti, che pare che a loro poco gli rimane di tutto il venduto, ma chissà come mai rilevare una stazione di servizio costa l'iradiddio. Mistero.
E poi gli avvocati, vuoi che non abbiano le loro ragioni gli avvocati? Anche loro avranno le loro ragioni, non le capisco, ma magari ce le avranno. E i professionisti tutti, a cui levano i minimi tariffari. Ecco quelli la ragione ce l'hanno per davvero, perché è un livellamento in basso per categorie a cui poi si chiede conto in sede civile e penale per eventuali disastri, e siccome mi paghi come vuoi tu, ma lavoro come voglio io, non stupitevi in futuro per tetti che cascano e pareti che si incriccano. Insomma, va a finire che pure i notai c'avranno le loro ragioni, un club così esclusivo che è quasi un peccato andarlo a toccare, e pure i politici che difendono gli interessi di notai farmacisti avvocati tassisti autotrasportatori: gente che vota, no?
Insomma, c'hanno tutti ragione, e mi viene il sospetto che l'unico che ha torto qua sono io. Perchè io farei tutto diverso, solo che diverso come mica si sa.
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giovedì 19 gennaio 2012
L'insostenibile leggerezza
Ora salta fuori che a fianco di Schettino c'era una moldava. Mancano solo Boldi e De Sica, poi il quadro è perfetto.
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venerdì 13 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Mettiamola in questo modo
C'era questo film che era una vera vaccata, Strade di Fuoco, in cui il regista pensando di fare l'originale, o forse solo indeciso, aveva mischiato il noir col western e con gli action movie e la commedia musicale pensando magari di tutti i generi alla fine uno lo imbrocco; dove un Willem Dafoe truccatissimo cattivone motociclista si scornava con un tizio di cui nessuno ricorda il nome figuriamoci le opere (Michael Paré), a causa di Diane Lane che all'epoca non era manco male, e la colonna sonora era di quelle che dalla prima nota pensi "cazzo, anni '80" nel senso dispregiativo del termine, perché di colonne sonore con suoni anni ottanta ce ne stanno mica tante che si salvano, epperò in tutto quel bailamme di pessimi sintetizzatori c'era un pezzo che a me all'epoca piaceva, giusto per via di un ballettino fatto da quattro figuri (The Sorels) vestiti allo stesso modo con giacca camicia cravatta pantalone alla caviglia e calzino bianco, e io quel ballettino una volta mi sono ritrovato -va a sapere se ero bevuto- a rifarlo, ma da solo e in camera mia, e il pezzo era registrato dalla radio su una cassetta stereo. Oggi, spulciando in robe vecchie abbandonate a casa dei miei, ho ritrovato quella cassetta, ma non ho rifatto il balletto. E' che non ci avevo un registratore dietro.
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venerdì 6 gennaio 2012
Mal di denti
Poi, d'un tratto, la rabbia è sparita. Lo vedi che è sparita. Lo senti che è sparita più che altro, mentre il resto, dentro, è ancora e sempre lo stesso. Stessa inquieta voglia di movimento, come sempre, e qualcosa che tiene fermi, come (quasi) sempre. Strano periodo. I desideri sono volontariamente uccisi sul nascere, i sogni sono soffocati in un cassetto ben nascosto. La differenza sta nel pensare di esserne contenti, visti i tempi. Una cosa buffa, l'effetto che ne viene fuori è come trasformare Jack White in Ben l'Oncle Soul. Dovresti prendere una mazza e sfasciare qualcosa, magari a caso, che fa ancora più effetto. Invece ci si lascia vivere sapendo di farlo. Si manda giù, si manda giù, si manda giù. E tutta l'energia che uno ha dentro, da qualche parte deve finire.martedì 3 gennaio 2012
Io, per me, farei così
C'è questa nuova norma che toglie i vincoli d'orario ai negozianti e sembra una cosa buona e giusta perché li lascia liberi di decidere quando e come tenere aperti, permettendogli, si dice, di incrementare i guadagni, e a pensarci io in teoria dovrei essere tra quelli contenti della cosa, ché già normalmente arrivo all'ultimo momento a far compere e spesso, causa lavoro o pigrizia, resto senza acqua da bere, tanto per dire, cosa che mi costringe a fare il giro dei bar per comprare il necessario ad arrivare al giorno dopo (mi si dirà che c'è sempre quella del rubinetto, e tanti me lo dicono che c'è sempre quella del rubinetto, ma a questi rispondo che la berrei volentieri l'acqua del rubinetto, come ho sempre fatto in altri luoghi e altri tempi, se quella che esce dal rubinetto della zona in cui abito non avesse un sapore tipo piscina olimpica e un concentrato calcareo come solo in alcune grotte sottomarine).
Poi però i piccoli commercianti si incazzano per questa nuova norma che in teoria andrebbe a loro vantaggio, ma che in realtà va a esclusivo vantaggio di chi come me è troppo pigro o arriva tardi da lavoro e resta senza acqua da bere e, ovviamente, alle grosse catene di distribuzione che saranno le sole a potersi permettere orari lunghi e commessi per poterli affrontare, fatto salvo ovviamente qualche commerciante che ha come missione nella vita quella di tenere aperto il più possibile il negozio per poter permettere a quelli come me, pigri e che hanno la scusa di lavorare, di potersi approvvigionare di acqua da bere nell' orario che più gli fa comodo. A me, che sono stato tra le altre cose un piccolo commerciante di libri che aveva come guadagno sul venduto la stessa percentuale che le grosse catene possono permettersi di dare come sconto, stanno sulle balle i centri commerciali e le grosse catene distributive, quindi capisco i piccoli commercianti e mi viene da essere dalla loro parte, però capisco pure me che sono pigro e ho la scusa di lavorare e resto senza acqua da bere: un bel dilemma.
Per ovviare al problema la soluzione sarebbe semplice semplice: riduciamo l'orario di lavoro a sei ore per tutti i dipendenti (a parità di stipendio ovviamente) e lasciamo la faccenda dell'orario dei negozi così com'è. In questo modo io che sono troppo pigro e ho la scusa di lavorare avrei il tempo per comprare tutta l'acqua da bere che voglio dal negoziante che preferisco, senza avere sulla coscienza nessun commerciante costretto a orari prolungati per stare dietro alla concorrenza delle grosse catene di distribuzione. E magari, hai visto mai, sarebbe un modo per tornare a distinguere il giorno dalla notte e il sabato dalla domenica.
Poi però i piccoli commercianti si incazzano per questa nuova norma che in teoria andrebbe a loro vantaggio, ma che in realtà va a esclusivo vantaggio di chi come me è troppo pigro o arriva tardi da lavoro e resta senza acqua da bere e, ovviamente, alle grosse catene di distribuzione che saranno le sole a potersi permettere orari lunghi e commessi per poterli affrontare, fatto salvo ovviamente qualche commerciante che ha come missione nella vita quella di tenere aperto il più possibile il negozio per poter permettere a quelli come me, pigri e che hanno la scusa di lavorare, di potersi approvvigionare di acqua da bere nell' orario che più gli fa comodo. A me, che sono stato tra le altre cose un piccolo commerciante di libri che aveva come guadagno sul venduto la stessa percentuale che le grosse catene possono permettersi di dare come sconto, stanno sulle balle i centri commerciali e le grosse catene distributive, quindi capisco i piccoli commercianti e mi viene da essere dalla loro parte, però capisco pure me che sono pigro e ho la scusa di lavorare e resto senza acqua da bere: un bel dilemma.
Per ovviare al problema la soluzione sarebbe semplice semplice: riduciamo l'orario di lavoro a sei ore per tutti i dipendenti (a parità di stipendio ovviamente) e lasciamo la faccenda dell'orario dei negozi così com'è. In questo modo io che sono troppo pigro e ho la scusa di lavorare avrei il tempo per comprare tutta l'acqua da bere che voglio dal negoziante che preferisco, senza avere sulla coscienza nessun commerciante costretto a orari prolungati per stare dietro alla concorrenza delle grosse catene di distribuzione. E magari, hai visto mai, sarebbe un modo per tornare a distinguere il giorno dalla notte e il sabato dalla domenica.
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lunedì 2 gennaio 2012
Effetto Belgio
Poi uno scopre che la canzone sentita per caso alla radio, di quelle che pensa tipo Bart Simpson alla lavagna "Devo assolutamente ricordarmi il nome della cantante. Devo assolutamente ricordarmi il nome della cantante. Devo assolutamente ricordarmi il nome della cantante", per poi ovviamente scordarselo un minuto dopo e ritrovarselo casualmente su un blog che segue con piacere (grazie Blackswan), è di una tizia belga.Una volta sono stato in vacanza in Belgio. E' uno di quei posti che quando ti chiedono "Dove sei stato in vacanza?" ti tocca ripeterlo due volte, perché alla prima risposta segue la richiesta di precisazione "Dooove?" (con molte incredule "o" nel mezzo) e, dopo che l'hai ripetuto con il tono di chi sta dicendo una ovvietà, "In Belgio!" (of course!), segue la scontata domanda da italiano medio "E che cacchio c'è in Belgio?". Beh, "In Belgio... ci sono i Belgi", è di solito la risposta che diamo io e la mia bella, con me in quella estemporanea meta estiva. Se ci sono ulteriori richieste del tipo "E come sarebbero 'sti Belgi?", siamo soliti aggiungere "Tranquilli!": il fatto che siano rimasti per diciotto mesi senza un governo, e nonostante questo siano andati avanti tranquillamente, ha stupito un po' tutti tranne noi, che li abbiamo visti all'opera.
Li abbiamo visti andare in auto ai trenta all'ora e fermarsi a darti la precedenza sulle striscie, sempre, pure quando sei solo lì in prossimità senza nessuna intenzione di attraversare, con questi che si fermano e aspettano pazientemente che passi dall'altra parte, cosa che a volte fai giusto per ricambiare la cortesia. Li abbiamo visti chiudere i negozi alle diciassette e trenta, dopo otto ore di lavoro continuato, e chi ha da comprare qualcosa meglio si adegui. Li abbiamo visti assiepati in bar e ristoranti a tutte le ore, sempre con davanti porzioni il triplo le nostre, gustarsele come se avessero tutto il tempo del mondo. Li abbiamo visti poi la sera bere il giusto in un pub dove erano presenti tre generazioni, nonni figli e nipoti piccoli, tutti assieme ad assistere a un concerto rock di un gruppetto del luogo, cosa che aveva ampliato la mia conoscenza della musica belga ferma a Jacques Brel e Plastic Bertrand. Fuori dal locale, strapieno, tre auto e un centinaio di biciclette, ed eravamo a Bruges che proprio microbica manco è. Insomma, un po' lontani dal nostro modo di vivere tutto quanto, più tranquillo, più rilassato, senza stress, cosa che a volte te li fa un po' invidiare, ma intendiamoci, non penso proprio che ci andrei a vivere. Il fatto è che del Belgio la mia bella ed io abbiamo conservato un modo di dire, effetto Belgio appunto, che è solo nostro e descrive quella particolare sensazione di pienezza e sazietà mista a difficoltà digestive al limite dell'intossicazione che non ti farebbe mandare giù nemmeno una mentina per l'alito, ma che sparisce tutta a un tratto, in maniera fulminea e inaspettata. Sarà l'abuso di burro o margarina, sarà qualcos'altro, non lo so, sta di fatto che noi e il cibo belga non è che si vada tanto d'accordo.
Ecco, tornando poi a questa tizia che canta in maniera interessante e che ho ascoltato senza interruzioni per tutta la sera, apprezzandola oltremodo e riempiendomene le orecchie fino alla nausea, non vorrei che fosse per me come il cibo del suo paese. Meglio dunque prenderla a piccole dosi.
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sabato 31 dicembre 2011
Al vecchio anno, il più cordiale vaffanculo
Ecco, poi non è che se putacaso nella vita è capitato di vivere un anno veramente di merda, di quelli dove tutto quello che sarebbe potuto andare storto, lavoro, amore, salute no che per fortuna all'epoca reggeva, era poi puntualmente andato storto, così tanto da farti ritrovare al fatidico ultimo giorno con la sola unica voglia di lasciarselo alle spalle quell'anno del cazzo, finalmente, senza badare in alcun modo al fatto che voce di popolo dice che festeggiarlo da solo non è proprio il massimo della vita, ma anzi, in barba alla voce e fottendosene allegramente del popolo, in quella occasione era stato esattamente ciò che volevi, festeggiarlo da solo e rifiutando pure diversi inviti, tra l'altro, e poco importa se l'evento coincideva non solo con la fine dell'anno ma, addirittura, con la fine del millennio, la qual cosa si sapeva avrebbe fatto di te l'unico essere sulla terra quella notte di fine novantanove a brindare allo specchio, seppure felice di farlo, ma vallo a spiegare, poi.Ad ogni modo, si diceva, non è che per via di un anno vissuto di merda uno debba per forza considerare quelli che vengono dopo come qualcosa di comunque positivo perché paragonato a quell'annus horribilis, in decade malefica tra l'altro, perché uno il paragone può sempre evitare di farlo e considerare solo l'anno in sé per sè. E dunque, alla luce di questo nuovo modo di ragionare e senza entrare nei dettagli, devo dire che questo Duemilaundici che ci stiamo finalmente lasciando alle spalle, lungi dall'avvicinarsi a quel Novantanove ormai entrato nel mito almeno a livello personale, diversi motivi per meritarsi un sincero sentito e sonoro vaffanculo da parte del sottoscritto ha di certo fatto di tutto per metterli assieme. Riuscendoci, tra l'altro.
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sabato 24 dicembre 2011
Di presepi alberi e gatti
Poi l'anno dopo raccogliemmo un fracco di pigne sempre su in montagna e le colorammo tutte d'oro, giù, nel cortile, che ancora adesso se ne vedono le tracce ma mai nessuno del condominio si è mai lamentato, per fortuna, e un paio le colorammo d'argento tanto per vedere come venivano, ma erano meglio quelle d'oro e quelle appendemmo, assieme ai festoni ovviamente, ma solo quelli dorati che l'effetto era migliore, e il presepio evitammo di farlo, ché nel frattempo era arrivato Enea il nostro gatto che era piccolo e stupido e si infilava dappertutto.
L'anno dopo ancora rifacemmo tutto come l'anno prima, l'albero senza il presepio causa Enea che nel frattempo era cresciuto, ma con minore partecipazione da parte mia, limitandomi questa volta a tirar giù dalla soffitta impolverata tutto quanto l'armamentario e assistendo ai lavori dando qualche consiglio qua e là, che a me dipende dagli anni e quell'anno lì proprio non ci avevo cazzi di alberi e di natali. Scoprimmo, quel Natale, che Enea gradiva particolarmente i festoni, che mangiava in nostra assenza per poi sboccarli per tutta casa quando andava bene, per tenerseli nello stomaco quando andava male, con conseguente successiva spesa dal veterinario per sturarlo a dovere, 'sto idiota. Ad ogni modo questo non ci impedì, l'anno dopo, ed era già il 2010, di rifare l'albero, sempre finto ma un po' più leggero e non nel solito posto, occupato nel frattempo dall'ennesima libreria riempita prima ancora di comprarla tanto che ce ne sarebbe bisogno di un'altra, se solo sapessimo dove metterla. Ci accorgemmo che effettivamente Enea gradiva festoni e rametti di finto pino, cosa che rese la visita dal veterinario una simpatica tradizione di inizio anno, oltre a supplementi di pulizia del pavimento, quando andava bene, a lavaggi in lavatrice di tappeti da bagno, quando andava male.
L'anno scorso l'albero venne fatto senza i miei preziosi consigli, ma comunque fatto e venne bene ugualmente, questo va detto, ad ogni modo sempre dopo essere stato recuperato dal sottoscritto dalla soffitta mai così polverosa e sempre, ormai s'è capito, graditissimo da Enea che, col tempo s'è capito anche questo, è ghiotto di plastica e affini (sì, lo so, abbiamo un gatto strano) con cui rischia di strozzarsi lui e far venire un infarto a noi, che lo vediamo sboccare tipo Alien per tutta casa e ci si preoccupa come solo una coppia senza figli riesce a fare.
Quest'anno, stufo io di prendere polvere in soffitta per tirar giù l'armamentario e stufa la mia bella di rimpinguare tra radiografie e purghe il portafogli del veterinario, nonostante le proteste del felino di casa le dimensioni dell'albero si sono ridotte a una quarantina di centimetri, questa volta di vero albero con radici e tutto il resto, addobbato alla meglio, posizionato sopra una libreria dell'ikea fuori dalla portata di Enea, che è un gatto sì, ma da pavimento, o forse con le vertigini, o forse solo educato troppo bene, dato che non credo di averlo mai visto saltare a una altezza superiore al metro o che superasse comunque l'altezza del divano.
Considerato tutto questo graduale ridimensionamento delle tradizioni natalizie, vuoi per sopraggiunto scazzo, vuoi per prevenzione medica felina, di questo passo è molto probabile che il prossimo anno per natale si appenda la foto di un albero alla parete. Se già addobbato o meno è ancora da stabilire.
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martedì 20 dicembre 2011
La festa è finita (ramazzate in pace)
Lo avete notato vero? Il numero di post a carattere politico, di chiunque, è nettamente diminuito da un mesetto a questa parte, da quando cioè il pagliaccio e la sua corte dei miracoli è stata mandata a casa e al suo posto è arrivata gente un pochetto più seria. Intendiamoci, più seria non vuol dire migliore, solo un po' più autorevole. La sensazione è strana, da festa finita. Ricorda certi rientri a sorpresa dei genitori nel bel mezzo del toga party di fine estate che vi hanno convinto a dare nel vostro alloggio: musica improvvisamente abbassata, loro fermi sulla porta; gli ospiti, gente che normalmente non frequentereste ma che per qualche strano motivo vi siete ritrovati in casa, che ridacchiando se ne vanno; voi intenti a riordinare alla meglio tutto il casino combinato mentre nel frattempo si cerca la maniera di farsi passare in fretta la sbronza. Si ridacchia ancora, ripensando al divertimento durato fino a poco prima, non si pensa al mal di testa che arriverà tra non molto e, soprattutto, non si è ancora fatta la conta dei danni. Loro, i genitori, sì, l'hanno già fatta, e hanno già cominciano a presentare il conto. Ecco, alla fine il ventennio di Berlusconi più o meno si riduce a questo: una enorme festa scollacciata di fine estate e niente più. Noi, che eravamo quelli a bordo pista che criticavano la musica e si scandalizzavano per certe scene, oggi borbottiamo perchè ci tocca aiutare a ripulire, ma in fondo in fondo abbiamo la sensazione che quella festa poteva finire molto peggio, e dunque zitti tutti e controvoglia a ramazzare. E pensare che a quella festa manco ci siamo divertiti!
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sabato 17 dicembre 2011
Io che vado a periodi
Io vado a periodi. Non tutti vanno a periodi, perché ci sono quelli che i periodi sembrano tutti uguali, ché un anno è uguale all'altro e il pensiero e le azioni sono sempre coerenti, e te lo dicono vantandosi che loro son sempre coerenti a ciò che son sempre stati, e se hanno fatto e detto una roba nell' '83 ecco che questa roba sembra quasi che siano destinati a farla e pensarla vita natural durante. Questo almeno è quello che sembra a me vedendoli e, in questo nuovo strano millennio, leggendoli su socialcosi e simili, ma poi magari mi sbaglio, proprio perché andando a periodi a volte mi sembra in un modo, a volte in un altro, e a volte evito financo di pormi il problema.Io che vado a periodi ho imparato col tempo a fottermene della coerenza, ché le cose della vita ti portano a contraddirti e a dire e fare cose che magari in altri anni e altri luoghi mai avresti pensato di dire e fare, e non c'è nessun male in questo a meno di non volerlo vedere a forza prendendo la coerenza come valore assoluto, solo naturale svolgimento di una roba fatta più che altro di funzioni meccaniche e di impressioni che comunemente chiamiamo vita. In questo periodo devo dire di aver fatto il pieno di impressioni, ed essendo queste in larga parte negative (ché in giro si respira aria di crisi, e la crisi e la crisi da tutte le parti, e la crisi che fa aumentare i prezzi, e i governi che cascano, e i mercati che comandano, e i leghisti che rompono, e le buste con i proiettili, e le bombe che scoppiano a casacccio, e Berlusconi che non c'è più ma c'è ancora, e l'Inter che non vuole restituire lo scudetto del 2006, e la benzina alle stelle, e il mio contratto che chissà quando scadrà, e il traffico impazzito del venerdì sera, e lo smog che ti piglia in gola, e la televisione che dove metti metti restituisce solo angoscia, e la Merkel e Sarkosy, e tutti che si lamentano, e nazifascisti tolkeniani impazziti che sparano a minchia in chi ha un colore di pelle diverso dal suo, e zulù delle Vallette che danno fuoco a baracche di zingari per via di una bugia detta da una sedicenne, e il parcheggio che non si trova mai, e quello in auto che sfonda il clacson e i timpani non si sa bene perché, e i blogger che si indignano sui blog, e tutti che si indignano su facebook, e i sindacati che si indignano e scioperano, e i politici che si indignano chissà mai perché), essendo tutte impressioni negative si diceva, finisci per fare l'unica cosa furba possibile in questi casi: chiudersi a riccio, tenere fuori il mondo, lasciar passare solo l'indispensabile. Cosa questa che contraddice tutta una serie di teorie fatte di impegno a cui uno dovrebbe attenersi, perché siamo esseri sociali e tutti devono impegnarsi. Ma vado a periodi, e a volte mi va bene impegnarmi, altre proprio non ci ho cazzi e devo dire che me ne fotto abbastanza di tutto ciò che mi succede attorno. Per cui non ho una opinione su Monti, e sul tizio che ha sparato ai ragazzi senegalesi, e sui tizi che hanno bruciato baracche zingare in una serata stile ku klux klan, e su Minzolini epurato, e sulla lega di lotta, e su cortei in Val di Susa, e su tutta un'altra serie di faccende che son sulla bocca di tutti, ma non sulla mia. Questo è un periodo in cui bado solo a me stesso, tengo il mondo fuori, almeno per un po'. Perché i periodi vanno e vengono, il mondo di fuori tornerà a farsi vivo e mi farò una opinione su tutto, e sembrerà anche a me che è l'opinione di sempre, perché son coerente con me stesso e quello che dico e faccio è quello che ho sempre detto e fatto. Non è così, ma fa tanto piacere pensarlo.
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