domenica 9 novembre 2008

Salti temporali

Il tempo dicono sia galantuomo. Non lo so, ciò che è certo è che è impalpabile. Ovviamente siamo consci della sua esistenza, ma non ne abbiamo l'esatta percezione nel momento in cui scorre, e difficilmente ci fermiamo a riflettere sui cambiamenti. Questi, il più delle volte, sono costanti nella loro lentezza e vengono assimilati a poco a poco, senza che ce ne rendiamo realmente conto. Se per esempio ci addormentassimo una sera e al risveglio fossero passati una ventina di anni invece che le canoniche otto ore, credo che più di uno tra noi rimarrebbe quanto meno interdetto, se non impazzisse del tutto, nel constatare il mutamento che è avvenuto. Non solo guardandoci allo specchio, dove avremmo lo spettacolo triste di vederci nel migliore dei casi con qualche capello bianco in più e un po' di rughe qua e là (a qualcuno senz'altro andrebbe molto peggio), ma anche nel ritrovare il mondo circostante apparentemente sempre lo stesso, ma con una miriade di particolari che la sera di venti anni prima non c'erano e che invece oggi fanno parte del vivere quotidiano, a cui ci siamo lentamente ma inesorabilmente assuefatti.
Penso a sciocchezze, come magari constatare come le auto che circolano oggigiorno siano tutte aumentate di volume (si spera anche in sicurezza), come se per ridurre la claustrofobica senzazione che si prova circolando per città sempre più caotiche, si fosse dilatato lo spazio immediatamente attorno a noi, e chi più riesce a rubarne, magari infilandosi in suv enormi e scomodi da usare in città, più denota arroganza se non distacco dal resto del mondo. La ricchezza vent'anni dopo, per quanto riguarda il settore automobilistico, non si misura più in cavalli motore ma in metri cubi che si spostano, e difatti i meno ricchi hanno auto di dimensioni contenute e i più poveri si schiacciano a vicenda in affollati mezzi pubblici, riducendo a zero la distanza tra gli uni e gli altri.
Ci stupiremmo forse nell'osservare come tutto sia diventato più veloce, disumanamente più veloce. Tra il pensare una cosa e l'attuarla ormai passa il tempo di qualche click, della tastiera di un computer o di un telefono cellulare o di qualsiasi altro aggeggio elettronico, che se da un lato hanno migliorato il modo di comunicare o di fare qualsiasi cosa, dall'altro hanno tolto piacere alla stessa, piacere che il più delle volte derivava dall'attesa intercorsa tra il pensare-desiderare una cosa, muoversi per attuarla, attenderne i risultati. Oggi con un qualsiasi computer e un veloce collegamento ad internet si può avere accesso a una miriadi di fonti diverse. Se vent'anni addietro si aveva piacere di ascoltare un disco che non si possedeva, bisognava attivarsi per cercarlo, comprandolo o facendoselo registrare sulle oggi defunte musicasette. Poteva passare anche qualche giorno nella ricerca e nell'attesa, e quando alla fine si arrivava ad ottenere quanto desiderato, era una soddisfazione certo maggiore rispetto ad adesso, dove basta possedere un programma per scaricare musica da internet, digitare quello che si cerca e in pochissimo tempo, pochi minuti, fruire della ricerca. "Comodo, ma come dire, poca soddisfazione" era una frase di un brano dei Csi che a mio avviso inquadra benissimo le situazione. Tanto per continuare nell'esempio possiamo dire che abbiamo accesso a tutta la musica che vogliamo, ma questa è sminuita nel suo valore aggiunto, dato dall'averla desiderata e successivamente conquistata.
Per non parlare poi del modo di comunicare e di interagire con gli altri. Sul lavoro l'utilizzo delle e-mail, o di skype, messanger etc, ha portato dei vantaggi notevoli, potendo dare e ricevere informazioni in tempo reale anche con l'altro capo del mondo, ma ha anche portato a un sovraccarico di lavoro, reso sempre più veloce, togliendo spesso spazio alle riflessione su quanto si sta facendo e dicendo.
Se venti anni fa ancora c'era che scriveva lettere per comunicare con qualcuno lontano (e in questo gesto era naturale l'attesa di una risposta che poteva arrivare settimane sucessive, ma proprio per questo più desiderata), oggi si può farlo in quasiasi momento e luogo, grazie agli sms o alle mail appunto. Col risultato di banalizzare sempre più il contenuto, di ragionare sempre più a caldo e di bruciare emozioni e sentimenti, di vivere sempre più nel presente, ma senza avere reale coscienza di ciò che significa. Abituati lentamente al "tutto e subito" abbiamo smarrito il senso del passato, ma quel che è peggio del futuro, che è diventato sempre più prossimo e difficile da inquadrare.

In campo politico poi in venti anni abbiamo assistito a una reazione difficilmente immaginabile. Partiti da un mondo diviso per ideologie e culture, lo ritroviamo oggi globalizzato e appiattito su un "modello di cultura affabile, avvolgente, consumista, indifferente alla rinuncia e all'altruismo, dominato dal vedere" come teorizza molto bene Raffaele Simone ne "Il Mostro Mite: perchè l'Occidente non va a sinistra" (ed. Garzanti). In buona parte del mondo occidentale governa una neodestra che ha reso vive le peggiori paure di Toqueville , quando diceva ne La Democrazia in America che "se il dispotismo venisse a stabilirsi presso le nazioni democratiche dei nostri giorni(...) sarebbe più esteso e degraderebbe gli uomini senza tormentarli". E ancora il filosofo francese: "Vedo una folla inumerevole di uomini simili e uguali che girano senza tregua su sè stessi per procurarsi piccoli piaceri volgari, con cui si appagano l'anima. Ciascuno di loro è come estraneo al destino di tutti gli altri; i suoi figli e i suoi amici formano per lui l'intera specie umana; quanto al resto dei suoi concittadini li ha accanto ma non li vede".
In questo quadro la sinistra è quasi completamente scomparsa, non riuscendo a capire, al contrario della controparte, quanto le stava avvenendo attorno, e a non saper porre rimedio alla fuga dalle sue file. Da un certo punto di vista questa fuga è anche comprensibile, in quanto è certo più semplice lasciarsi avvolgere dal finto benessere elargito dalle destre attuali che non sforzarsi di portare avanti ideali che richiedono rinunce e sacrificio. Se ci guardiamo indietro si può ora vedere bene come abbiamo goduto di anni di vacche grasse, anche se non lo sapevamo, che ci hanno portati a pensare che tutto era anche alla portata dei ceti più bassi. Nessuno ci aveva fatto vedere l'altro lato della medaglia, fatto delle solite cose, sopraffazione e soprusi, con l'aggravante di aver ceduto diritti e conquiste, di aver smarrito la propria identità e di non sapere più a cosa aspirare.
Per chi si svegliasse dopo un sonno di venti anni e fosse di sinistra, sarebbe certo un tragico risveglio. Aver sognato in questi anni di poter addomesticare il Mostro, come ha fato una certa sinistra, di renderlo controllato e controllabile non può non apparire come un errore madornale. Riprendere le fila di un discorso interrotto è difficile ma bisogna provarci, senza sprecarsi in direzioni inutili, senza sprecare energie in questioni di poco conto.
Il tempo è galantuomo, dicono. Chissà se ne è rimasto abbastanza.

1 commento:

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Caro mio, hai fatto un bel post. Io credo, che in questo momento abbiamo una grande occasione: il sistema sta crollando da solo.
PS: io preferisco il mezzo pubblico rispetto al Suv... almeno qualche ragazza la si rimorchia ogni tanto.
ahahahah
Questione di priorità.