domenica 8 novembre 2009

Berlino 1991

A Berlino ci sono stato (no, non con Bonetti) un paio d'anni dopo che la breccia si era aperta, ed era davvero un po' triste e molto grande. Arrivammo in treno e scendemmo all'est, un po' per errore e un po' per scelta, in una mattinata grigia di pioggia e di fumo. Ci colpì l'atmosfera tetra della Hauptbahnhof (quella vecchia, quella di oggi è un'altra) con le volte in metallo pesante non verniciato, la mancanza di luce sufficiente, l'addetta alle informazioni che non conosceva altre lingue oltre al tedesco e al russo, l'odore pungente di pessima benzina che ci investì non appena uscimmo, i giovani punk appena fuori lo Zoo.
Prendemmo stanza in un enorme complesso poco fuori la città, a sud, probabilmente una ex caserma riconvertita in albergo: tante stanze arredate alla meglio, corridoi semivuoti e bagno in comune. Costava poco.
Si notava ancora in Berlino la differenza tra ciò che era stato e ciò che avrebbe potuto essere, erano ancora due mondi differenti a contatto per quanto già le cose stavano velocemente cambiando. La penombra, di luce e di sentimento, della parte est ancora resisteva nei quartieri popolari, coi lampioni che mal illuminavano le vecchie Trabant e Skoda parcheggiate sui ciottoli delle vie fuori casa.
Mangiammo una sera salsiccie patate e birra in una taverna color legno nel sobborgo che ci ospitava, dove ci servirono pane nero preso direttamente dal congelatore. Colpa nostra che lo richiedemmo, da loro non usava. Ai tavoli pochi vecchi dall'aria di chi ne aveva viste tante, e noi, giovani italiani che ancora non avevano visto niente.
Ci devo tornare a Berlino, prima o poi.

Garbo - A Berlino... Va Bene

mercoledì 4 novembre 2009

Il politico e la neve

Ci si chiede a volte cosa differenzia un politico da una persona normale. Che cosa hanno in più che li distingue dalla gente comune, da quelli che al mattino si alzano per andare nelle fabbriche e negli uffici, che tirano su le saracinesche delle loro attività o che si mettono alla guida di un furgone, sì insomma quelli che politici non sono, anche se a volte gli viene il dubbio che potrebbero tranquillamente esserlo, ma poi, tac!, il politico tira fuori una soluzione a cui i comuni mortali non arrivano e allora è lì che sorge la domanda. Cos'ha in più un politico per pensare a soluzioni a cui un'altra persona, normale appunto, non arriverebbe neanche se di mestiere facesse lo sceneggiatore di fumetti, o meglio ci arriverebbe ma la userebbe nel suo lavoro, non certo nella vita reale. Uno direbbe niente, e invece a volte arriva uno che ti stupisce e ti fa chiedere ma come fa? Caspita! Come non averci pensato prima! Proprio vero che politici si nasce!
Ad esempio il problema della neve, che uno non ci pensa ma d'inverno qua a Torino nevica pure, e quando nevica il traffico si blocca e crea disagio all' automobilista, perchè uno quando nevica non è che può guidare come quando non nevica e quindi telefonare, messaggiare, fumare, mandare a cagare il vicino, passare col rosso, invadere la corsia preferenziale degli autobus, scaccolarsi il naso, tutto contemporaneamente, quando nevica deve fare più attenzione e magari partire in anticipo, oppure non partire affatto e starsene a casa, e questo è un danno perchè non si lavora e le produzioni si bloccano e, cacchio, son soldoni che vanno in fumo!
E poi, se dopo la neve viene una gelata, succede anche che il disagio è esteso anche al pedone, che quando il selciato è gelato non è che può camminare come quando è asciutto e quindi telefonare, messaggiare, fumare, non cagare il vicino, passare col rosso, attraversare fuori dalle strisce, scaccolarsi il naso, tutto contemporaneamente, quando è gelato deve fare attenzione a dove mette i piedi sennò casca a culo per terra e magari finisce all'ospedale e, cacchio, anche qui son soldoni che vanno in fumo!
Che poi, diciamolo, 'sta neve in città, ma a che cacchio serve? Vista una viste tutte, le foto della Mole sotto la neve le hai fatte l'altro anno e se vuoi la neve puoi sempre andare al Sestriere che lì sì che c'è n'è bisogno! Son solo soldi buttati a spalarla via, a pensarci bene, per cui il bravo politico, che è anni che fa politica, praticamente è nato con la politica e oggi è nientemeno che Vice Coordinatore Regionale Vicario Pdl Piemonte e pensa a un sacco di soluzioni tra cui sgomberare i centri sociali ("Il nostro buon senso è la tolleranza zero"), calcolatrice alla mano ci pensa sù e ti tira fuori la soluzione: bombardiamo le nubi con ioduro d'argento, azoto liquido e polvere di cemento, e invece della neve pioggia a volontà!
Voilà, trovata la soluzione, e pensare che era così semplice. Che poi si può pure perfezionare e quindi, visto che i fine settimana con la pioggia sono una tristezza, bombardiamo le nubi il venerdì sera all'ora dell'aperitivo e sole a volontà per tutto il week end!, che son cose che si posson fare, se anche i contadini della provincia di Cuneo da anni bombardano le nubi per allontanare i temporali vuol dire che si possono decisamente fare, con buona pace di chi pensa che le scie chimiche siano stronzate. E poi d'estate, tutto quel caldo: due bombette in aria e vai con la pioggia! Fico, no?
Non c'è nulla da fare, i politici hanno una marcia in più! Perchè voi, ammettetelo, voi ci avreste mai pensato?

Fortezza Europa

A volte qualcosa, o qualcuno, mi sveglia dal torpore e mi ricorda, di nuovo, che molto passa sopra le nostre teste senza che ne abbiamo sentore. Modifiche a milioni di vite, decise da burocrati zelanti e uomini di Stato incoscienti, il tutto senza troppo clamore, come un gas letale. Casca l'ultimo vincolo e tutto è pronto, qualcuno sarà forse ricompensato per i suoi tradimenti.
Si posa la prima pietra, reale, per la nuova fortezza.

http://www.youtube.com/watch?v=KltbGTEx8X0&feature=related

Asian Dub Foundation - Fortress Europe

Keep bangin' on the wall
Keep bangin' on the wall
OF FORTRESS EUROPE!
2022 -A new European order
Robot guards patrolling the border
Cybernetic dogs are getting closer and closer
Armoured cars and immigration officers
A burning village in Kosovo
You bombed it out now you're telling us go home
Machine guns strut on the cliffs of Dover
Heads down people look out! we're going over
Burnin up! can we survive re-entry
Past the mines and the cybernetic sentries
Safe european homes built on wars
You don't like the effect don't produce the cause
The chip is in your head not on my shoulder
Total control just around the corner
Open up the floodgates Time's nearly up
Keep banging on the wall of Fortress Europe
Keep banging
Keep banging on the wall of Fortress Europe
We got a right , know the situation
We're the children of globalisation
No borders only true connection
Light the fuse of the insurrection
This generation has no nation
Grass roots pressure the only solution
We're sitting tight
Cos assylum is a right
Put an end to this confusion
Dis is a 21st century Exodus
Dis is a 21st century Exodus
Burnin' up can we survive re-entry
Past the landmines and cybernetic sentries
Plane, train, car , ferry boat or bus
The future is bleeding coming back at us
The chip is in your head not on my shoulder
Total control around the corner
Open up the floodgates Time's nearly up
Keep banging on the wall of Fortress Europe
Keep banging
Keep banging on the wall of Fortress Europe
Dis is a 21st century Exodus
Dis is a 21st century Exodus
They got a right - listen not to de scaremonger
Who doesn't run when they're feel the hunger
From where to what to when to here to there
People caught up in red tape nightmare
Break out of the detention centres
Cut the wires and tear up the vouchers
People get ready it's time to wake up
Tear down the walls of Fortress Europe

lunedì 2 novembre 2009

New disposition

Ho detto basta, oggi, in poche parole. Fuori, mentre davo le mie ragioni del distacco, necessario ormai, pioveva come se la terra non avesse mai visto acqua. Poi il sapore liberatorio di parole di dimissioni è stato accompagnato dal ritorno, letterale, del sole a illuminare. E mentre mi lasciavo alle spalle due anni di lavoro, accompagnati da dubbi e da incertezze, per entrare in una nuova fase con nuovi dubbi e nuove incertezze, l'atmosfera era ideale, e nell'intimo trovava spazio una nuova disposizione.

The Temper Trap - Sweet Disposition

Non è un paese per vecchi

Andare a Lucca Comics una volta era tanto semplice. Si partiva dalla provincia di Cuneo in genere al mattino presto per poter essere nella cittadina toscana prima di pranzo, si parcheggiava molto comodamente nei pressi del palazzetto dello sport sede della convention, si faceva un primo giretto di ispezione, si pranzava, si trascorreva qualche altra ora fra gli stand tutti posizionati in una unica sede, si decideva che se ne aveva abbastanza quando la ressa diventava maggiore, verso le sedici più o meno, quindi si salutava Lucca e si facevano poi altre tre ore e mezzo di auto per essere di ritorno a casa in tempo per la cena. In queste dodici/tredici ore si parlava SOLO di fumetto: alla fine ne avevi fatto talmente il pieno che non ne aprivi uno da leggere per una settimana, ma ne valeva la pena.
L'ultima volta che mi ci sono recato è stato diversi anni fa, la solita macchinata di amici, tra cui questo qui, accomunati chi per passione chi per lavoro dall'interesse per le nuvole parlanti. Poi, complice l'età che avanza e la pigrizia che aumenta, il fatto che in genere quando c'è Lucca Comics è ormai novembre per cui il tempo spesso fa schifo, una certa disaffezione da parte mia per questioni personali, il fatto che "ormai Lucca è un carnaio" e che difficilmente compri qualcosa a prezzi umani (parlo di vecchi fumetti, ovviamente), la gita in Toscana è stata sostituita dalla visita alle edizioni di Milano e, molto più comodamente, Torino: magari non sono il massimo, ma proprio per questo riesci ancora a vedere qualcosa senza doverti far largo tra la ressa con un machete.
Ieri sono tornato a Lucca, per via che il novantasettenne nonno della mia bella vive da quelle parti e quindi abbiamo unito le due cose, fermandoci per una notte. Beh, andare a Lucca Comics oggi non è più tanto semplice.
Gli organizzatori hanno da qualche edizione spostato la manifestazione da fuori le mura a dentro, disclocando i vari padiglioni in giro per la città. Parcheggiare non è più tanto comodo, adesso. Per poter fare i biglietti, e farci dare l'indispensabile braccialetto che ti permette l'ingresso agli stand, abbiamo perso almeno tre quarti d'ora tra il chiedere informazioni alla hostess che ovviamente ce ne dà una sbagliata, il richiedere informazioni questa volta giuste, e trovare la biglietteria, il tutto muovendosi nel centro di una Lucca letteralmente invasa da ggiovani vestiti un po' manga, un po' halloween e un po' semplicemente pirla. Bello, a prima vista. Alla seconda vista, che per me arriva dopo circa dieci minuti, avrei voluto trasformarmi in una versione moderna e aggiornata del Joker e combinare qualche simpatico scherzetto a tutta quella bella maraglia, magari a base di napalm e bombe a grappolo!
Insomma dopo un' ora e un quarto dal nostro ingresso in Lucca non ho ancora visto un cacchio di fumetto, e la cosa comincia a darmi sui nervi. Finalmente, dopo un'ora e mezzo, riesco a vedere il primo giornalino, ma è talmente tanta la ressa che si capisce subito quanto sia ardua l'impresa che mi ha spinto verso quel manicomio, cioè cercare una cosa sola (chè mi devo imporre obiettivi mirati sennò mi spendo lo stipendio in posti del genere), l'unico volume di Hellblazer che mi manca, e in mancanza comprare qualche nuova interessante uscita. Più facile a dirsi che a farsi, visto che avvicinarsi ai banchi e cercare con calma è cosa pressocchè impossibile da fare con soddisfazione, almeno per i vecchietti come me. Alla fine è stato solo un gran girare tra banchi presi d'assalto dalla nuova gioventù fumettara, comprare due nuove uscite (sempre di Hellblazer, che però potevo comprare pure alla fumetteria all'angolo), sfogliare qualche volume interessante, vedere quà e là disegnatori famosi al lavoro, ma soprattutto esaurire la serie di bestemmie rivolte ai ggiovani con zaino Invicta sulle spalle che pensano di trovarsi in Piazza San Carlo una domenica d'agosto invece che in mezzo a un carnaio epocale.
Proprio vero che si invecchia!

Ramones - Spider-Man

venerdì 30 ottobre 2009

Di fuffa n° 1

Oroscopo del giorno: Vergine.

"Oggi vi sentirete come abbandonati? Non guardate fuori di voi perché qualcosa è avvenuto all'interno di voi stessi. Saturno proprio oggi vi lascia dopo due lunghi anni lasciando con sé un bagaglio carico di maturità. Salutatelo con dolcezza, bando alle amarezze o malinconie!"

.

Proprio ora che mi ero abituato a quel rompicoglioni.

giovedì 29 ottobre 2009

Di recensioni

Ci sono due cose, parlando di cinema, per me completamente inutili: la classifica dei più visti nelle sale e le recensioni dei film.
La prima è quella cosa che ti spinge ad andare a vedere un film anche per il fatto che ci siano andati altre vagonate di persone. Questo non vuol dire che il film sia bello, magari sì ma magari anche no, tu hai un gusto tuo e magari Parnassus lo hanno visto milioni di persone a cui ha decisamente fatto cagare, mentre a te non è detto che non piaccia visto che adori Terry Gilliam e finora non ti ha mai deluso, o magari fa cagare anche a te (non l'ho ancora visto, magari vi dirò!) e allora il successo al botteghino vuol solo dire che era una cagata di successo, cosa che tra l'altro hai pensato di The Millionaire lo scorso anno, quando a tre quarti di film ti sei chiesto quali oscuri criteri avessero spinto i giurati del premio Oscar a dare 8 statuette a una tale puttanata e perchè quella merda stava piacendo a tutti quanti me escluso, domanda quest'ultima che può mettere in crisi tutto un sistema di valori basato sulla negazione dell'individualismo e sulla comunione di sentimenti alla base di un mondo ideale al di là da venire, a pensarci.
Dell' inutilità della seconda cosa relativa al cinema ho invece preso ieri piena coscienza, dopo aver letto a posteriori la recensione che fanno qui di un film di un paio di anni fa che ieri sera ho rivisto con mio sommo godimento.
Il film in questione è L'Assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford del regista neozelandese Andrew Dominik, film lungo almeno in proporzione al titolo visto che dura qualcosa come 160 minuti, di ambientazione western ma che col genere c'entra poco.
Scrive l'autrice della recensione: "Il film di Dominik si limita all'introspezione psicologica senza riuscire ad appropriarsi dell'universo western né a calarvi l'eroe più discusso della mitologia americana (...) privo del fascino irresistibile del cavaliere romantico, della grandezza dei suoi sentimenti, dell'amore per gli spazi aperti, della radiosità che lo rese popolare e lo consacrò alla leggenda: il bandito d'onore, il bandito battista, l'espropriatore degli espropriatori".
Ora, a parte chiedersi dove mai abbia preso questa idea di Jesse James "radioso" e onorevole bandito modello Robin Hood che leva ai ricchi per dare ai poveri, mentre in realtà era solo un ex guerrigliero sudista che campava di rapine ammazzava senza stare a pensarci e approfittava dei sentimenti antinordisti per coprirsi il culo, viene l'idea di un film mal riuscito, né più né meno, e a voler seguire i consigli del genio recensore uno se ne sta a casa e evita di buttar via soldi.
Peccato alcune cose, che il film che ho visto io voleva essere davvero un film psicologico, che il punto di vista non è su Jesse presunto eroe ma su Robert presunto codardo, che è un film sul mito e sulla costruzione della propria vita sull'immagine di un'altra persona, dove uccisa l'una muore anche l'altra. E' anche un film sui sentimenti umani, molto semplici, quali l'amicizia e la sua caducità, ma soprattutto sul coraggio e la vigliaccheria, presenti in ognuno in egual maniera, dove l' "eroe" Jesse uccide sparandogli alle spalle un ex amico tanto quanto farà poi con lui il "codardo" Robert.
E' un film volutamente lento, con una colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis drammatica e ben legata alle immagini, pieno di gesti quotidiani che non siamo abituati a vedere in un western, ma che lo fa apprezzare proprio per questo, per quello spogliare il genere di tutta l'epicità che lo ha sempre contraddistinto e riportarlo semplicemente a livello umano. Il film sembra dire che la vita non ha niente di epico, è fatta di tante piccole cose, di qualche momento esaltante e di tante debolezze e nessuno sfugge a questa legge, non il piccolo vanaglorioso Robert Ford ma nemmeno il grande eroe Jesse James che viene qui riportato alla sua giusta dimensione proprio dalle parole di chi di quella venerazione si è nutrito fino a pensare di potersi sostituire a lui, per arrivare alla fine a comprendere che "è solo un essere umano", ma anche e soprattutto che non si possono uccidere i miti.
Per tornare a noi dunque si può dire che io abbia visto una roba completamente diversa da chi aveva recensito il film (o anche solo che chi lo aveva recensito si era messa a guardarlo pensando di vedere Ombre Rosse ed era rimasta delusa per il mancato arrivo degli indiani!), da qui l'inutilità della sua recensione, almeno per il sottoscritto.
Poi certo, sicuramente ci sarà stato chi avrà visto il film dopo averne letto la descrizione e sarà uscito dalla sala lamentando di mancate sparatorie e grandi spazi, indiani urlanti e banditi "radiosi". Immagino gli stessi che "i neri hanno il ritmo nel sangue", "non c'è più la mezza stagione" e "i comunisti mangiano i bambini".

Nick Cave in The Assassination Of Jesse James

mercoledì 28 ottobre 2009

Dettagli minimali

C'è da dire, su questi tempi di sovraffollamento mediatico, di urla scomposte e inconcludenti, dove ognuno dice la sua senza pensare se sia giusto o sbagliato e dove tutto ormai si confonde e si annulla a vicenda, che valgono di più e colpiscono meglio il segno poche semplici parole dette in mezzo a una canzone che tanti discorsi ripetuti fino alla noia.
E' il caso dell'ultimo brano di Franco Battiato Inneres Auge (lo potete ascoltare qui), dove l'autore siciliano riprende l'indignazione che già aveva segnato Povera Patria nell'ormai lontano '91, in maniera cruda e diretta nelle prime due strofe, o dello spaccato sociale descritto nella consueta maniera ironica dagli Elio e le Storie Tese in Storia di un Bellimbusto (qui il video ufficiale, qui il brano integrale, dialoghi finali compresi).
Piccole cose, forse.

domenica 25 ottobre 2009

Cambiare

Siamo tornati dalle miniferie già da un po', duravano solo quattro giorni e, tranquili, la bevuta alla vostra salute l' abbiamo fatta, con un rosso di Borgogna che a dire il vero non valeva un nostro Nebbiolo ma in compenso costava quattro volte tanto.
E' stata una bella vacanza seppur breve. Respirare nuova aria, godere della vista naturale che gli enormi spazi francesi concedono a differenza del nostro territorio, intasato di gente e cementificato, ma soprattutto aver tenuto lontano per quattro giorni notizie inutili e deprimenti, è stato salutare, un vero momento di "vacanza".

Ora, al ritorno, sto faticando a riprendere contatto con questo stupido blog, per vari motivi. Da un lato è venuto fuori un rifiuto quasi totale per le vicende marce dell'italietta (che si susseguono a ritmo continuo, vedo: non fai in tempo a girarti un attimo che spuntano fuori calzini turchesi e trans cineoperatori, almeno l'industria del ricatto funziona senza temere crisi!), per cui al solo accendere un televisore o sfogliare un giornale e vedere le solite facce politiche da cazzo, mi viene quella che in piemontese viene definita "pecola", che sarebbe una metaforica reazione cutanea che interessa il fondoschiena con conseguente distacco della pelle dalla sua sede naturale.
Non parliamo poi delle vicende della pseudosinistra e delle sue primarie, di cui ho ricevuto incessante notizia tramite posta elettronica per quell'errore che avevo fatto un paio di anni fa nell'iscrivermi alle loro newsletter, con la conseguenza che ora sono bombardato di mozioni Marino e di mozioni Bersani e di mozioni Franceschini con cui mi comporto come per qualsiasi altro spam, operando un "canc" pressocchè immediato, perchè diciamola tutta: non mi frega una mazza di Franceschini Marino e Bersani, come non ho nessuna intenzione di sprecare il mio tempo per andare a mettere una croce per uno di loro in questa sciocchezza delle primarie che per me resta come Halloween, una americanata di cui potremmo fare benissimo a meno. Vinca chi cacchio vuole, che tanto a conti fatti non cambierà niente, al limite si sposta leggermente il peso politico da una parte o dall'altra, ma sempre fuffa rimane. Non è da loro che può venire il cambiamento che ci aspettiamo.
Della crisi poi, quella la sto vivendo sulla mia stessa pelle, come ho vissuto su di me gli effetti di una politica del lavoro sbagliatissima nella sua impostazione. Non ci andava un genio per prevedere gli effetti, economici e sociali, di una mobilità applicata al lavoro, per cui si sapeva da subito che inevitabilmente avremmo assistito ad un abbassamento sia degli stipendi che della professionalità, ma questi erano discorsi da operaiacci di sinistra che come noto capiscono una mazza, che sono ancorati al passato e che ancora credono nel posto fisso: oggi gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e ringraziamo le destre ma soprattutto le sinistre per questo bel regalo con annessa presa per il culo quando, a disastro avvenuto, si fa finta di riscoprire il vantaggio del valore del lavoro garantito.

Ne ho un po' le balle piene di sentire e leggere su televisioni e giornali parole inutili pronunciate da gente inutile, di leggere sul web di cose utili ma inefficaci, e di contribuire al piagnisteo generale unendoci il mio. Ci si rende conto, a un dato momento, che si stà sprecando tempo ed energie nell'occuparsi di cose su cui si può fare ben poco, se non urlare alla luna, con la conseguenza di tralasciare una cosa molto più importante, se stesso e la qualità della propria vita, specie se le frustrazioni dovute a situazioni esterne a sè finiscono per deprimere e rendere sempre più impotente. C'è chi come me non riesce a mantenersi distaccato, ad operare una scissione fra mondo interiore e mondo esteriore, una difesa necessaria alla propria salute fisica e mentale, per cui quel disagio di cui parla e legge relativo allo schifo italiano, lo vive sulla propria pelle somatizzandolo.
E non va bene, o almeno a me non va più bene. Ora sento forte la necessità di recuperare cose che ho tralasciato, invischiato in una realtà quotidiana per lo più esterna a me che mi ha svuotato e reso debole, a cui ho elargito energie andate perse che avrebbero avuto certo un miglior destino se indirizzate correttamente.
Ripartire dunque, da me e da vicino, ma soprattutto da me, trovare il modo di utilizzare meglio le proprie risorse senza sprecarle a vuoto, con l'unica conseguenza di deprimersi e annullarsi. Cercare il modo di essere veramente utili a se stessi e agli altri in maniera concreta ed efficace.
Questo forse comporterà un cambiamento in questo stupido blog, forse scriverò solo di fuffa, forse solo di me che poi è la stessa cosa, o forse non scriverò affatto, non lo so. So solo che a volte per sopravvivere è necessario cambiare.

Bjork - Human Behaviour

giovedì 15 ottobre 2009

Miniferie

E' stata una settimana importante per questioni molto personali che non sto ad elencarvi, cose tipo prospettive ritrovate e punti di vista riaggiornati. E' stato stancante, molto, e questo mi ha tenuto un po' distante dai blog che seguo con amicizia, ma ad essere sincero non avrei avuto le forze per impegnarmi in discussioni del genere Bandana et similia.
Domani io e la mia bella si va per quattro giorni in terra di Francia, che a noi piace sempre di più, a recuperare un po' di vacanza che non ci siamo concessi questa estate e a respirare un po' di aria diversa da quella italiana, che non so a voi ma a me comincia veramente ad ammorbare.
Non ve lo garantisco, ma se ci scappa magari un bicchiere di beaujoleais alla vostra salute ve lo dedico pure.
Prosit.

mercoledì 14 ottobre 2009

Una piccola richiesta al futuro segretario del PD

Questa qua sopra: fuori dai coglioni. Subito.

The Smiths - The Boy With The Thorn In His Side

The boy with the thorn in his side
Behind the hatred there lies
A murderous desire for love
How can they look into my eyes
And still they don't believe me ?
How can they hear me say those words
Still they don't believe me ?
And if they don't believe me now
Will they ever believe me ?
And if they don't believe me now
Will they ever, they ever, believe me ?
Oh ...

The boy with the thorn in his side
Behind the hatred there lies
A plundering desire for love
How can they see the Love in our eyes
And still they don't believe us ?
And after all this time
They don't want to believe us
And if they don't believe us now
Will they ever believe us ?
And when you want to Live
How do you start ?
Where do you go ?
Who do you need to know ?

sabato 10 ottobre 2009

Quando Marx bussa alle porte

In questo megapaesone che è Torino il campanello di casa non suona mai inaspettato, quando lo fa è perchè sai già che suonerà. Qui non è come al paesello di mille anime da cui manchi da troppi anni, e nemmeno come il paese di diecimila persone dove hai trascorso gran parte dell'esistenza. In quei posti può anche succedere che un amico inaspettato passando sotto casa tua ti faccia uno squillo per fare due ciance, solo, e per scroccarti un caffè. Qui no, nel paesone di un milione di abitanti nessun campanello suona mai per caso. Quando lo fa ti stupisci e associ il suono inaspettato a una invariabile scocciatura da scrollarsi al più presto. Può essere magari un vicino che conosci solo di vista, che saluti educatamente quando lo incroci sulle scale, ma di cui fatichi a ricordare il nome e il piano in cui abita, ma è raro che un vicino suoni alla tua porta, più probabile che sia, dato che è sabato e oltre alla mia porta ha suonato pure a quella a fianco, il testimone di Geova vestito come in un film americano anni '70, camicia bianca con maniche arrotolate e cravatta scura, occhiali spessi e aria da avvocato di quarta serie, oppure il ragazzotto impettito che tiene all'igiene del tuo appartamento e vuole a tutti i costi rifilarti un aspirapolvere affinchè tu riesca a tenere tutto bello igienizzato lo spazio in cui vivi.
E' chiedendomi chi dei due devo mandare a cagare che mi appresto ad aprire la porta, quando da fuori mi arriva il suono di parole che dicono "lotta comunista signora, il giornale di lotta comunista", indirizzato alla mia vicina ultraottantenne che a quanto pare è più svelta di me in faccende di porte e di campanelli. Ovviamente la vicina lancia dalla porta chiusa un educato "no, grazie", probabilmente accompagnato da un segno della croce (ma questa è una mia supposizione), nel frattempo io ho aperto non credendo alle mie orecchie: "ma allora ci siete ancora" dico mentre l'uomo dall'aria brizzolata mi allunga una copia del loro giornale e si affretta a chiamarmi "compagno" : "certo che sì, siamo ancora qua. Se puoi fare una offerta per la causa....".
Prendo il giornale e lascio l'obolo, ancora incredulo e gli chiedo a quale gruppo appartengono. Nella risposta, generica e affrettata, come di un venditore che trova un raro cliente e deve affrettarsi a portarlo dalla sua, sento parole come "borghesia", "classe operaia", "lotta di classe".
Incredibile. Un balzo indietro di venti anni almeno, e tra l'altro credo che l'uomo brizzolato venti anni fa facesse la stessa cosa, distribuire volantini, fuori dalla facoltà di lettere a Palazzo Nuovo.
E penso, poi, a come mi suonano strane quelle parole oggi, dove tutto è confuso e fatichi a distinguere nella massa dove sono le classi che dovrebbero fare la lotta, e pure dove sono le classi a cui fare la lotta. Una ricetta vecchia per un problema sempre attuale, o invece i problemi oggi sono nuovi e diversi e attaccarsi a Marx e Lenin è un po' come curare ancora con i salassi? E quella mia voglia di nuovo, di diverso, che non rinneghi nulla ma che guardi oltre?
Va beh, non ho voglia di rispondermi. Per il momento mi godo il suono di quelle parole pronunciate per strada e casa per casa, come una volta.

And the winner is....

Nobel per la Pace a Barack Obama.
Al presidente degli Stati Uniti d'America.
Stati Uniti che spendono 515 miliardi di dollari all'anno in spese militari.
Stati Uniti che hanno circa 800 basi militari in giro per il mondo (dati del 2007, ma non sono diminuite di molto).
Stati Uniti presenti attivamente in almeno 4 conflitti: Iraq, Afghanistan, Somalia, Pakistan.
Nobel per la Pace.
Sticazzi.