venerdì 23 maggio 2008

Gli zulù vanno alle giostre (4) - Wild Bill

Mi sveglio di soprassalto che è buio e per un attimo penso sia di nuovo mattina, l’immagine della fabbrica mi arriva disgustosa come al solito, poi realizzo di essere sul divano e dopo un rapido sguardo all’orologio sul muro che sono le otto e mezzo di sera. Resto per qualche secondo a pensare a quanto avrò dormito, quasi cinque ore, poi distendo il braccio alla ricerca dell’interruttore. La luce mi fa chiudere gli occhi per un secondo, quindi accendo una sigaretta e mi risdraio, mano sinistra dietro la nuca, destra con cicca sul petto.
Guardo il fumo della sigaretta disegnare fili nell’aria e mi ci perdo dietro: ne seguo il viaggio verso l’alto, dapprima liscio e spesso poi sempre più tortuoso ed evanescente, fino a confondersi con l’aria.
Aspiro una nota, ne seguo mentalmente il cammino verso i polmoni incatramati, ne immagino la sofferenza e ho pietà di loro e poi di me. Penso che al lavoro questa mattina (primo turno, sei-quattordici) ho fumato troppo, domani ne fumerò di meno, ma poi ripenso a tutte le volte in cui mi sono ripromesso la stessa cosa e il conto non torna.
(Immagine di capelli lunghi neri, forse i suoi forse no, ma non voglio pensarci, non ora).
Alzo la mano insigarettata e ne proietto l’ombra contro la parete, provo a trasformarla in qualcosa di riconoscibile ma ne ricavo solo una macchia nera priva di significato. Mai stato capace di fare le ombre cinesi, mai stato capace di fare un sacco di cose.
(Immagine di capelli lunghi e ricci e neri che si adagiano su una schiena nuda, forse la sua, meglio pensare di no).
Spengo la sigaretta torturandone il filtro nel posacenere pieno dei cadaveri delle sue compagne, quante ne avrò uccise fino ad ora? Dovrei alzarmi per uscire, in un attimo mi attraversa la mente il pensiero che devo andare all’appuntamento con Capelli Lisci Neri e contemporaneamente che non ne ho nessuna voglia, sono comodo e pigro, sto ancora un poco mi dico, chiudo gli occhi. Penso che sono proprio pigro. Provo ad immaginare che faccia potrebbe avere Ozio padre dei Vizi, morta di sonno probabilmente, ma non riesco a definirne i tratti, la faccia di Apatia invece la riconosco benissimo, sono mesi che incrocio i suoi occhi incavati e spenti, che vedo il suo volto sciatto, che sento la sua voce dimessa. Morte avrà un volto come il suo?
Cerco di non pensarci, prendo il telecomando dal tavolino di fianco e accendo lo stereo. Il suono secco che esce dalle casse mi riporta indietro nel tempo (Capelli Ricci Neri, schiena nuda, forse lei, forse no, io che vedo da dietro. Movimenti, gemiti).
Ancora una volta distolgo il pensiero, mio fratello giù in basso invece continua a pensarci, sollevandosi un po’.
Mi alzo di scatto, il resto lo faccio con Capelli Ricci Schiena Nuda negli occhi: mi metto le scarpe, mi do una rapida sciacquata, indosso il giubbotto di pelle ormai consunta, prendo chiavi sigarette portafoglio, spengo tutto, esco. Che ora sarà? L’appuntamento è ai giardini per le nove. Nove e cinque e devo attraversare mezza città.
Sono in macchina, parto. Ora sono al comando dei miei settanta cavalli e percorro le strade stranamente – finalmente – sgombre. Saranno tutti a casa a guardare programmi annacqua cervelli, giochi quiz per deficienti, varietà per imbecilli, talk show per ignoranti.
Prendo mentalmente le distanze dalla massa di idioti che popola il pianeta e godo della mia superiorità mentre mi fermo a un semaforo: affianco i novanta cavalli di un cavaliere sconosciuto e ho un moto di solidarietà con il mio collega, subito spento dall’accendersi della luce verde.
Ora sfreccio per i corsi e fumo e penso e fantastico, la strada è una pista sabbiosa, i palazzi monti cespugliosi. Ignoro i rossi, apprezzo i verdi, il giallo cos’è? Mai visto semafori nella prateria (carri fermi all’incrocio, danno la precedenza a un gruppo di indiani). Sorrido per un attimo, nel mentre un cornuto mi taglia la strada, stridore di gomme, suoni di clacson, scambi verbali non proprio di cortesia.
Riparto.
Ci ho preso gusto, continuo a cavalcare dimentico della meta, non vedo sceriffi stasera ma tanto che importa, sono come Wild Bill e cavalco libero - l’immagine di Schiena Nuda è come un lampo -, sì, libero, da lei – mi vedo sorridente con i suoi occhi verdi di fronte. Stop. Cancello il pensiero e frusto i cavalli, novanta, cento all’ora, rosso, mi fermo. Riconosco il posto, a venti metri i giardini.

Due dita ticchettano sul vetro, la voce dice ciao è da un po’ che aspetto, dove sei stato.
Sono girato e le guardo i capelli lisci neri, troppo corti. Cavalcavo penso, sali le dico.
Allora? Fa lei.
Cosa? Faccio io.
Come mai sei in ritardo, fa lei.
Niente, dormivo, dico, e in mente mi scorrono piste sabbiose sole a picco e rumori di zoccoli.
Dove andiamo, chiede. E’ lo stesso, rispondo. Non so, dove vuoi, dice. Dove preferisci, dico. Poi svolto improvvisamente a destra.
Dove vai, chiede. Andiamo al pub, dico, così mangio qualcosa.
Arriviamo. Tipico pub con tavoli di legno musica irlandese birra estera cucina italiana, niente di speciale. Ordino un panino e una birra in bottiglia per me, una birra alla spina per lei.
Lei parla molto, del suo lavoro credo, non so, non la seguo. Guardo spesso il tipo seduto al tavolo di fianco e mi chiedo cosa pensi. Ha un’espressione conosciuta, qualcosa che conosco bene. Quello che può essergli successo è facilmente intuibile, mi verrebbe da dargli un consiglio ma ogni tanto Capelli Lisci di fronte dice ma sì, quello che bla bla bla. Io annuisco senza aver capito niente, perché mentre lei parla io penso, e quando penso mi estraneo, e quando mi estraneo non se ne accorge nessuno perché assumo una espressione così attenta…, attenta ai fatti miei naturalmente, ma lei mica lo sa, o meglio non ancora.
Ora nella mia mente i pensieri si rincorrono e le immagini si sovrappongono, ma ormai sono rivolti quasi esclusivamente a Capelli Ricci Schiena Nuda, la rivedo seduta di fronte a me nello stesso locale dove sono ora: è diventata Sguardo Serio e mi parla e mi rimprovera.
Un “sai Franco quello delle spedizioni” mi riporta alla realtà.
Capelli Lisci continua a parlare ed io mi rendo conto di essere completamente fuori dal suo discorso, prego che arrivino le consumazioni, che per fortuna o per grazia divina arrivano subito dopo.
Pausa. Ne approfitto per cambiare discorso e parlo io, non ricordo di che, cazzate comunque. Devo svagarmi e parlo proprio tanto, come mai nelle precedenti occasioni in cui ci siamo visti. Lei ride, buon segno mi dico.
Intanto il panino è finito, la seconda birra anche, la voglia di una sigaretta è insopportabile.
Guardo i suoi capelli lisci e neri, penso che in fondo è carina, mi vedo a letto con lei dopo averlo fatto.
Riparliamo di noi, le solite cose già dette chissà quante volte, con lei e con altre. Penso a quante volte ho già raccontato tutte quelle balle ma non mi riesce di contarle.
(Immagine di Capelli Ricci Schiena Nuda che ora è Volto Allegro e ride e scherza e si capisce che ci amiamo).
Intanto il discorso con i Capelli Lisci si sta facendo serio e mi concentro.
Mi dice sai sto bene con te. Le dico che anch’io sto bene con lei (è la settima o l’ottava volta che ripeto la scena?).
Lei riprende: sai non pensavo viste le delusioni che ho avuto in precedenza e poi l’ultima storia che mi ha lasciato come svuotata e bla bla bla e non pensavo di poter bla bla bla invece bla bla non ricordo più.
Le dico beh sai neanch’io pensavo di poter ancora bla bla mentre una voce dentro mi urla bugiardo, e invece con te bla bla bla. Torna forte alla mente l’immagine di me con Capelli Ricci Schiena Nuda che ci diciamo più o meno le stesse cose ma si ride ed io sono allegro e in più credo a quello che dico.

Ora stiamo uscendo dal pub.
Capelli Lisci si stringe a me ed io penso che è proprio carina e che in fondo non si sta poi così male assieme.
Ripercorro i corsi al contrario e parliamo ancora, un quarto d’ora venti minuti, poi le chiedo di salire da me a bere qualcosa e intanto la vedo sul divano con me proteso verso la sua bocca.
Guido fino a casa e la scena dopo siamo nel mio appartamento, sto versando due Jack e gliene porgo uno.
Siamo seduti, lei ha acceso la televisione e gioca con il telecomando.
Nello schermo una coppia discute animatamente. Un lampo in cui io e Capelli Ricci Schiena Nuda, che ora è Volto Arrabbiato, litighiamo per colpa del mio carattere stronzo mi attraversa la mente.
Capelli Lisci dice che non c’è niente di interessante, io mi dico ok allora si va. Mi protendo verso il suo collo e lo bacio, intanto la vedo già sotto di me, risalgo al lobo e sento la sua mano nei capelli, infine la sua bocca è a contatto con la mia.
Poi sono cose già fatte, vestiti che volano, qualche impaccio, mio fratello giù in basso che si alza. E poi esercizi ginnici, posizioni e gemiti, pensieri e bugie e poi capelli neri schiena nuda di nuovo ma non è la stessa, ed io dietro di nuovo ma non è lo stesso, anche se il fratello non sembra farci molto caso. In mente ritorna Volto Arrabbiato che mi urla addosso, mi offende, piange, mano che si leva, la sua, dolore sul volto, il mio. E poi Volto Arrabbiato è Schiena Vestita e si allontana, mio fratello nel presente ha un attimo di smarrimento ma si riprende, e ancora una volta arriva la pioggia, intensa come sempre, ma non è lo stesso.

Ora sono sdraiato, mano sinistra dietro la nuca, destra con cicca sul petto, i Capelli Lisci Neri sul mio ventre sonnecchiano.
Guardo il fumo della sigaretta disegnare fili nell’aria e mi ci perdo dietro.
Rivedo Schiena Vestita allontanarsi, la seguo chiamandola, la prego di restare. La schiena si torce, gli occhi sono bagnati e mi guardano, la bocca resta muta ma non c’è più bisogno che parli.
Immagine di lei e me che ridiamo. Mi chiedo che faccia potrebbe avere Rimpianto.
Spengo la sigaretta, Capelli Lisci Neri alza un poco la testa e, senza guardarmi, chiede se l’amo.
Esito un poco, poi dico sì.

10 commenti:

Gian Maria ha detto...

mi ricorda il soggetto di un cortometraggio molto sperimentale e alquanto casalingo...mi sbaglio?

Rouge ha detto...

Non sbagli. E' lui riveduto corretto e inserito negli Zulù (credo possa starci, no?).

scrittrice75 ha detto...

ciao ti ho linkato anche io... ciao verrò a trovarti spesso

AngeliSonnambuli ha detto...

Beh..questo post..l'ho letto tutto di un fiato... e mi è piaciuto.tanto.

Buon WeeK

AngS.

Gian Maria ha detto...

certo che ci sta!
mi ha fatto un certo effetto però ripensare a quei giorni (o meglio quelle notti), che sono poi quelli in cui ti ho conosciuto...hai ancora la cassetta???

Rouge ha detto...

Scr.75: la porta è aperta, viani quando vuoi.

AngS: Mi fa piacere. Tanto.

GianMa: Notti piuttosto alcoliche. La cassetta, boh. Persa nei vari trasclochi (per fortuna! era orribile).

scrittrice75 ha detto...

ho letto adesso il post e devo dire che è grandioso,, cosa significa che è il soggetto di un cortometraggio rivisto?
ciao da angela

Rouge ha detto...

Questo racconto è vecchio, l'ho solo riveduto e corretto per inserirlo negli Zulù. A suo tempo (lontano) ne avevamo girato delle scene (con pessimi risultati!).
Contento che ti sia piaciuto.

Anonimo ha detto...

Si girò proprio tutto...e lo si mandò pure ad un concorso :D Il risultato finale sarebbe imbarazzante da rivedere ora, come le cose che si fanno animate solo da passione e dalla più totale mancanza di tecnica...ma chissà magari comparirà su YouTube prima o poi!!!
Gian

Laila ha detto...

scusa, ma sei Rouge di Racconigi?