sabato 15 ottobre 2011

Sempre più distante

Perché la manifestazione di oggi, quella indignata, quella globale, mi lascia così indifferente? E' da giorni che ci penso, e ancora non trovo una risposta. Forse, chi lo sa, la mia recente avversione per le manifestazioni che il più delle volte sono solo preparatorie, neanche alternative, all'aperitivo con gli amici, senza contare quelle che si sa in partenza che finiscono male, si è talmente sedimentata da non lasciarmi più spazio di discernimento. Che ne abbia viste negli ultimi anni organizzare troppe? Può darsi. In effetti di gente in piazza a esprimere il proprio dissenso su temi diversi ma in fondo simili, se ne vede ogni settimana. Studenti, lavoratori, pensionati, precari, disoccupati, comitati referendari, no tav, popoli verdi rossi viola, popoli di tutti i colori, perfino poliziotti (eh già!), partiti partitini e partitelli, sindacati gialli e rossi, tutti a protestare, tutti a dire la stessa cosa: così non va. Difficile che all'affermazione segua una proposta concreta, o meglio, difficile che la proposta concreta che pure c'è, arrivi alla opinione generale. D'altronde le leve dell'informazione sono tenute da altri, da quelli per cui così invece va, e se non c'è corretta informazione non c'è messaggio che possa arrivare a chi è naturalmente disinteressato a certe tematiche, la "ggente", che non è certo meno indignata di fronte ai tanti scandali, anzi, ma sopporta lo stato di cose, abituata com'è a pensare che tutto quanto dipenda da altri. Dunque si vedono continuamente sfilare cortei più o meno colorati, più o meno ordinati, più o meno pacifici, ma delle ragioni della marcia poco si sà e poco arriva alla gente comune, e un cambiamento, va da sé, men che meno. C'è ragione di pensare che questo auspicato rise up globale, a furia di invocarlo invece questa volta arrivi davvero? Francamente ne dubito, ma non è una buona ragione per non essere almeno un po' più che solo solidale, come sono adesso.
E poi, l'indignazione. Io sono stato indignato, per parecchio tempo, da parecchio tempo. Mi sono indignato a causa della politica, dell'economia, del modello di pensiero dominante, del sistema globale, per un fracco di cose, e che così non poteva andare non è certo una novità. Ho sprecato fiato a dire cose, energie a portare avanti perlomeno un discorso personale coerente, non accettando, rifiutando nei limiti del possibile ciò che non mi suonava giusto, anche a costo di pagarla di persona come è successo: non ti ritrovi precario a quarantaquattro anni per caso, d'altronde. Ma ora, che tutti si indignano e si arrabbiano, pure i miei colleghi di lavoro berlusconidi destrorsi verdelega fregati dai loro deputati, mi accorgo che in me l'indignazione non c'è più, ha lasciato posto a un sentimento diverso che non ho ancora inquadrato. Non è proprio indifferenza in verità, e nemmeno rassegnazione, quella mai, piuttosto preoccupazione. Perché è vero, la rabbia è un'energia, e non so questa rabbia crescente in che direzione porta, e perché è vero e già sperimentato che per non cambiare niente bisogna cambiare tutto. E' un rischio questo, che si corre ogni volta che si tira fuori la parola rivoluzione, tornata di moda in questi giorni. Mi accorgo allora che io non vorrei cambiare tutto tutto, solo qualcosa. Quello che non va. Mi rendo conto che il mio voto sempre più a sinistra che potevo è sempre dipeso anche dal fatto che la maggioranza invece tirava a destra, e una cosa troppo sbilanciata prima o poi fa danno. E' un po', tanto per dire, come se si dovesse tirare da terra una barca lungo un fiume. Perchè vada dritta bisogna che le funi tirino da entrambi i lati, da destra come da sinistra, che se tiri da una sola parte è naturale che prima o poi vada a sbattere. E' quello che è successo, mi pare. Dicendo questo, alla fine qualcuno potrebbe dirmi che la mia appartenenza politica è una questione vettoriale più che ideologica, ma bisogna tenere conto che ovviamente uno la sponda da cui tirare se la sceglie, e qui la fisica non c'entra proprio nulla.
Va beh, sono le quattro del pomeriggio. Le cronache dicono che giù a Roma qualche pirla si diverte a dar fuoco alle auto e a distruggere vetrine. Io mi sento sempre più distante.

12 commenti:

Minerva Jones ha detto...

Ciao Rouge, sono d'accordo in molti punti con ciò che scrivi: mi trovo in condizioni lavorative identiche alle tue, e come te rifletto continuamente sulle scelte del passato e sul presente (altro che futuro!) che ci hanno già rubato costringendoci a una vita di stenti e impossibilità di scelte.
Come te non sono andata alla manifestazione perché, nel mio caso, non credo alle manifestazioni come vengono fatte in Italia - un happening inconcludente di una giornata, quando secondo me si dovrebbe al limite stare a oltranza in strada paralizzando *tutto* finché non si ottiene ciò che si vuole, così come il loro essere sempre espressione di interesse di singoli microgruppi incapaci di unirsi e tutti insieme (dando anche una sveglia alla società intera, eh?) dire "basta".
Che si voglia cambiare tutto, o solo qualcosa (io tenderei al tutto, ma poi da libertaria promuovo il "facciamo ciò che vogliamo sinché non diamo in testa agli altri", e "discutiamo a oltranza su ciò che vorremmo, magari troviamo un accordo"), credo sia importante esserci - ognuno a modo proprio. Forse non cambieremo da un giorno all'altro la politica (che ormai se ne frega di noi e fascistamente si impone, decide, briga vergognosamente ecc.), ma sicuramente la società in cui viviamo sì, anche solo con la nostra presenza, il nostro modo di essere, ciò che scriviamo, il nostro non lasciarci andare a ciò che non vogliamo vivere - a oltranza e per quanta VITA ci provino a sottrarre.
Hai scritto un bel post, amaro e riflessivo. Quindi sano. Se anche solo avrai fatto pensare una persona, con le tue parole, vale più questo tuo atto - come resistenza e reazione positiva al male che subiamo ogni giorno - di qualsiasi manifestazione che appunto, così come sono, lasciano il tempo che trovano. Continua così, non arrenderti, e fallo per te stesso e per chi (come me) dalle pagine di un blog sta al tuo fianco. Ciao :-)

il Russo ha detto...

Rouge, quelli come te sono "Rassegnados", ma guai a dirlo e a sottolinearne il fatto che stupisce per primo che ci si ritrova in questa definizione, rischi di passare per il bastian cuntrari della situazione...

Rouge ha detto...

@ Minerva: se ho fatto pensare qualcuno, forse gli ho confuso le idee :)

Rouge ha detto...

@ Russo: no, Rux, rassegnato proprio no. Ma fare il bastian contrario mi capita spesso. Posso solo dire che non lo faccio apposta :)

Minerva Jones ha detto...

Rouge, avere dei dubbi è una cosa SANA. Va bene comunque anche se hai provocato quelli ;-)

Harmonica ha detto...

avanti fino alla prossima processione.

http://youtu.be/KPQFXPyALr8

Rouge ha detto...

@ Harmonica: il link per chi sarebbe?

Harmonica ha detto...

per chi ha scambiato l'indignazione per una moda, per chi si diverte a fare il rivoluzionario con in tasca i soldi di papà, per poi magari tra qualche anno, a laurea in economia conseguita, ritrovarsi a fare il gestore delle risorse umane in qualche fabbrica.
ce l'ho con le rivoluzioncine colorate, oggi viola, ieri arancioni, domani colore can che fugge.
e mi prende male al pensiero che il dopo berlusconi sia un governo montezemolo, fatto, dice, per salvare il paese. se così sarà, ma che vadano veramente tutti 'affanculo. un vaffanculo non grillesco però, anzi che se ne vada 'affanculo pure lui !

Blackswan ha detto...

Caro Rouge, leggo il tuo post molto disilluso e per certi versi ti capisco.Io,ho molti momenti di sconforto, ma spero ancora che le cose cambino.Le manifestazioni che, è vero, sono inefficaci nell'immediato, hanno quanto meno il merito di risvegliare l'attenzione della gente, a prescindere dalle trombette di regime che negano sempre la verità.Insomma, manifestando, qualcuno si sveglia dal torpore e magari capisce.Mi rendo conto, come dice Harmonica ( e come anche tu suggerisci ), che in mezzo a quei manifstanti ci siano anche figli di papà, che un giorno,laureati,staranno dalla parte del potere che oggi contestano.Ma per ciascuno di loro, ci saranno anche tanti giovani costretti al precariato e alla fame,tanti bravi ragazzi costretti a fuggire all'estero per potersi costruire un futuro.Possiamo scegliere:fottercene,e guardare al nostro orticello;oppure,continuare a lottare,ognuno coi propri mezzi,perchè le cose migliorino.Io preferisco schierarmi e fare il mio, anche se, è possibile,sarà uno sforzo inutile.I nostri giovani, la parte migliore intendo( non i cretini che fasciano e sfasciano )se lo meritano.

Rouge ha detto...

@ Blackswan: "Le manifestazioni che, è vero, sono inefficaci nell'immediato, hanno quanto meno il merito di risvegliare l'attenzione della gente".
Ne sei sicuro? A me sembra che mantengano svegli chi è già sveglio di suo e gli altri continuano a dormire beati. Ma finché stanno in certi limiti possono pure andarmi bene.

"Possiamo scegliere:fottercene,e guardare al nostro orticello;oppure,continuare a lottare,ognuno coi propri mezzi,perchè le cose migliorino."
Ecco, io a fottermene del tutto non sono capace, e sono un pessimo ortolano. Rimane da mettersi d'accordo sui mezzi. L'ho detto da più parti e lo ripeto, massimo rispetto a chi crede che scendere in piazza sia utile a qualcosa. Personalmente ne dubito molto, ma ci può stare. Andare in giro a spaccar vetrine o a tirare sassi da una montagna su chi è visto come parte avversa, ecco quello per me non ci può stare. Per cui mi chiamo fuori. La mia parte la faccio da una tastiera, e me ne batto le balle su quanto si dice a proposito. Questo è il contributo che posso dare. Se non è sufficiente, beh, non so proprio che farci.

gigi ha detto...

Forse l'inidfferenza (che condivido) dipende dal fatto che questo genere di manifestazioni sono "superate", troppo ingenue. E' fin troppo facile oramai raggirarle ed ottenere che i manifestanti vadano contro i loro stessi interessi. Da persone profondamente lucide e realiste è comprensibile avvertire l'inutilità di tali manifestazioni e quindi la mancanza dello stimolo a parteciparvi. Occorre qualcosa di diverso e più incisivo, bloccare il paese fino ad ottenere qualcosa; gli scioperi generali, ma che fine hanno fatto?
se non ora quando? parafrasando uno dei tanti slogan vuoti che si sentono in questi mesi!

Rouge ha detto...

@ Gigi: che poi alla fine, visto il tempo perso a scriverne o parlarne, non si può neanche dire di essere indifferenti.
Sono d'accordo sul fatto che ci voglia altro. Il problema è trovare cosa e riuscire a portarlo avanti.